C.06

 

Luce Lucia



Invisibile ai più, ma non a me,

mentre scrivi i loro desideri banali

su piccoli pezzetti di carta.

Il mio cuore tagliato dai tuoi sorrisi,

ti sussurra che non c’è foglio

grande abbastanza per il mio desiderio,

non c’è penna tanto forte.

Odio, detesto il piombo dei ruoli,

e sotto il mio desiderio banale,

io brucio. Torno cenere per l’amara

coscienza che non ci scopriremo,

cenere per la dolce certezza del contatto.

Illusione esaltante, che dico, tremenda,

del tuo gesto che nasconde la fiamma.

Sento forte e profondo che potremmo

ESSERE

non solo desideri banali scritti

su piccoli pezzetti di carta.

Fiori di Parole



Il vostro bello mi disgusta.

La vostra pulizia è marcia.

Il vostro ordine ottùnde.

Se la poesia

per vivere e risplendere,

dovrà fiorire su un muro,

lo farà.

Malgrado voi,

Malgrado noi,

Malgrado tutto.

Fuori norma



Istinto a prevaricare

senza regole è orrore.

Voglia di prevalere

senza limite è crimine.

Anche la sopravvivenza

all’estremo si arrende

non concependosi mai

fuori norma naturale.

Mostri antropocentrici

spaventosamente sfigurati

dal desiderio.

Cellula che uccide

altra cellula

e l’organismo muore.

Sei più uno



Gonfie e schioccanti vele,

legni curvi e tesi

si muovono privi di rumore,

lungo la linea d’olio

del lago, disegnata

tra me e la massa rosa,

che confina la mia vista.

Tintinna avulso il ghiaccio

del mio ultimo sorso.

Colori portati dal vento

che esisteranno solo qui,

solo ora e mai più.

Per sei consecutivi muoio,

sono vivo un settimo giorno

alla volta.

Cerco un approdo sicuro,

trovo una mano da stringere.

Trimetilxantina



Voce rauca gorgogliante,

ogni mattina mi rianima.

Segnatempo senza crono.

Morbido ebano,

tempie calde con un sorso.

Stomaco nervoso

placato

da una catarsi organica.

Xantinica rilassante,

eucarestia laica.

Semplice e perfetto

controsenso da bere.

1001



Mille mondi diversi mi invento,

li sogno reali e ci credo.

Nati e morti nell’istante

di un batter di ciglia.

Mi guardano sgomenti,

di come possa aver costruito

sull’incoerenza una vita.

Bambino che piange per

una sgraffiatura, questo sono,

col mio animo ferito, immaturo,

permaloso, incostante, testardo.

Ma come i bambini amo tutto,

mi incanto, gioco, mi stringo

al petto di chi mi mostra

un sorriso, gli prendo la mano

e gli regalo il mio milleunesimo mondo.

Mancanza



Non vorrei

lasciar sola

la mia solitudine.

Ci facciamo

compagnia

per non essere

né io più solo,

né lei più solitudine.

Grata di questo

sarà più dolce

nel suo arrivare

inaspettata.

Eredità



E il giardino incolto dei

ricordi si punteggia di

teneri bocci, uno per ogni

momento insieme, che sono

mille e mille da togliere

respiro alla terra.

Non momenti eclatanti, non

grandi singoli doni, ma

una impercettibile osmosi

sentimentale, che fa sì che

ora mio padre sia in me.

Non io



Nella metà del centro

tra il mio Finito

e l’Infinito di tutto il resto

Vetro Sporco



La totale emozione

di un volto la bellezza,

a malapena indovinato

tra le braccia della gente

appese al tram della mattina.

Per null’altro che questo io scrivo

Per ciò soltanto io vivo.

Tutto il resto è opaco.

Tutto il resto è dietro a un vetro sporco.

Dicotomia



Percepire il mondo

ad un più alto livello.

Amplificato.

Sfuggirgli prima che

le cose prendano il sopravvento.

Costruirsi un’anima

unidimensionale.

O santo o malvagio,

senza apparenti sfumature.

1 e 27



Pensieri notturni

che non sopportano

la luce piena.

All’alba più d’un di questi

morrà.

I sopravvissuti

saranno le IDEE

della mia vita.

Queste parole

domani saranno qui.

A far di me interezza

con la poesia.

Grido Muto



Non per essere udito.

Lo lancio

a mio solo beneficio.

Per me, per ricordarmi

chi sono e che non

sarò mai assuefatto

ai più.

Riflesso



Innocente di pura gioia,

per chi saprà guardarmi così,

senza specchi.

Tutto



Tutto è vero, tutto è falso.
La credulità del falso, l’inganno
del vero.
Il vero è falso per chi ti odia,
falso è vero per chi ti ama.
Da falso sono stato amato,
Da vero sono stato annientato.
Resto nascosto agli altri per non offrire
altre vere falsità.


LAMPO A TERRA



Un lampo, un tuono e il silenzio.

Un lampo e il respiro si ferma,

aspettando il prossimo tuono.

Rapito nel mio stupore,

di quanto sia grigio il cielo

e bruna la terra, colpita da

infiniti rimbalzi d’acqua

argentina. Si dice che

il fulmine mai cada nel

medesimo punto due volte.

Per me dichiaro, che questo

sia falso. Raggiunto ogn’ora

nel cuore da saette

d’umana emozione.

5 ANNI



Viaggiando la notte

mia figlia mi chiede

perché la luna ci segua.

La luna è curiosa le

dico, vuol sapere

dove andremo.

Viaggiando di notte

mia figlia mi chiede

perché le stelle ci

seguano.

Sono curiose della luna

le dico, vogliono

vedere quello che fa.

Mia figlia mi guarda

in silenzio, allarga

un sorriso e si

accuccia dietro di me.

Mia figlia sa giocare

a nascondino con la

luna e le stelle.

ANIMA DI CONFINE



Muovo passi lontani, ritmando

il cammino sull’anima mia,

ora allegra ora triste, che

cambia i suoi colori come al

passaggio di nuvole e vento.

Cerco quel luogo sospeso, dove

l’urbano e il nulla si contendono,

dove la città come un mare,

spande e ritrae onde di cemento

sulle rive di quello che ancora

vorrebbe essere natura. Incedo

sulla linea di spuma di questi

agglomerati grigi, rincorsi dal

verde e dal marrone.

Tutto si placa in me, vagando su

questo confine incerto, che mi

somiglia, non essendo mai niente

di compiuto. Scheletri di fabbriche

con i colori del bosco, come le

parti del mio io, che non sono

mai assolute. Dove se non qui

posso trovare il mio posto ?

Qui dove, nell’alternanza del

tempo, tutto si è fuso.

Qui dove lo spazio al centro e

il margine coincidono.

Qui dove la mia anima dai mille

colori si sente protetta perché

non ha bisogno di avere un senso.