C.08

 

Higu



I was thinking of you
last Friday night
I think I was
a little drunk

I was thinking of
the scars you showed us,
of your dark skin
with black spots,
of the lines tattooed on your arms
and of your messy art
filled with life and pain

I thought that maybe
(maybe)
maybe if you were here everything would be easier.

But you aren’t here
and you’ll never be

I like to believe that maybe
(maybe)
maybe there is a subtle connection between us.

But these are all just silly thoughts.
(I was a little drunk after all)

(non ricordo più il tuo nome)



Mi ricordo ancora della prima volta che ti ho visto
avevi il viso candido
il cuore puro d’innocenza,
un’espressione sinceramente buona.

Eri perfetto e avevi
le ali
di un angelo.

O di un demone?

Mi ricordo ancora dei primi tempi:
la perfezione era il nostro massimo desiderio.
Avevi le iridi verdi e i capelli biondi,
la pelle chiara e le mani gentili.
Eri la perfezione,
e hai sempre
continuato
a sorridermi.

Finché non è cambiato
(drasticamente)
qualcosa.

Finché il tuo sorriso non si è trasformato in una smorfia di disperazione,
e la tua innocenza è divenuta arrendevolezza.
Le tue parole si sono trasformate in bugie e
i tuoi occhi si sono arrossati e riempiti di lacrime.

Allora, tutto si è capovolto:
il dannato è diventato divino e il divino è divenuto dannato.



voglio che mi piovano addosso tante lacrime
e che scivolando giù per il mio collo mi descrivano l’infinito.
voglio vedervi riflesso il mare e esservi trasportata,
guidata – le mani unite e su nel cielo – da te



Fra le righe
si dettano poemi
e fra le strade
si spargono fiori
e le idee
ancora attendono
chiuse negli scantinati
ancora attendono
la rivoluzione
degli specchi delle coscienze.

E io qui che
aspetto;
aspetto da tempo e
molto altro ancora
te, la tua idea,
la nostra rivoluzione.



Abbiamo creato un mondo
dalle punte delle nostre dita
e incrociandolo verso l’orizzonte
si riempie di bianco;

Tu suona le mie mani
e rendimi armonia
e i nostri sogni avranno
la stessa melodia.

Linee di te



Lascia che io ti chiuda le palpebre
così ch’io possa baciarle
e sentire sotto di esse
il dolce tremore delle iridi tue
e sulle tue labbra potrò leggere
i lineamenti delle note di un “amore”
e sul tuo petto scriverò mille e più poesie
soavi, certo più di questa
‘ché noi siamo l’inchiostro migliore
e da noi nascono stelle, e bellissime rose.

LEGGIMI



Come un libro
o una poesia

(come una di quelle appese
strappami
così mi avrai sempre con te)

leggimi
e facciamo l’amore
in questo oceano di parole

Lista della spesa #5



Ti sei tinto i capelli di rosa
Ma solo un po’
Volevi forse
Rendere tutto un po’ più ironico
E stereotipato?

Ma che importa, in fondo
Dopotutto di te piacciono così tanto
Gli occhi chiari
La pelle bianca
I denti dritti
I polsi stretti
Che alla fine nessuno noterebbe
La parte che stai recitando

È una parte, non è vero?
Mi rispondi di no

No, è la realtà
Non stai fingendo, no
È che il confine tra essere ed apparire a volte
È sottile più dei tuoi polsi

È che semplicemente
Nessuno nota mai niente
Hanno tutti buoni propositi
Ma nessuno li mette mai in pratica
Perché
È semplice dire quanto tieni agli altri
Quanto vorresti combattere la violenza
Quanto vorresti scacciare la tristezza
Ma semplicemente, quando il momento arriva
Nessuno nota niente.

Tu lo sai
E quei capelli rosa, in fondo
Non sono che una sommessa richiesta
Di parole

Lista della spesa #4



Quando finisce la festa in maschera?
Ecco, bravo, togliti il camice
E mettiti in fila per la discoteca

Ti sentirai soffocare
E poi
Tornerai a richiuderti in casa
Ti guarderai allo specchio
Dirai
“Oggi non è giornata.
Oggi sono stanco.
Oggi, oggi, oggi
Oggi è finita.
Domani è un altro giorno.”

E domani, sommerso di vergogna
Ti sorprenderai a desiderare
Il perdono, e una poesia
(una di quelle che trovi tanto sciocche)

Nessuno ti ha mai detto che le tue azioni fossero sbagliate
Ma tu l’hai capito da solo
E ora ami immensamente, e te ne vergogni
Non vuoi che la tua festa in maschera finisca

La festa è finita, lo sai
Rimane solo la maschera.

Ti rimetti il camice e
Rimandi tutto a quando sarà
Troppo
Tardi.

Lista della spesa #3



So che hai paura
Ma sai, tutti noi ne abbiamo
Ti vedo la sera nella tua stanza
Che fra le tinte e gli smalti trasparenti
Ti tagli le vene.
Da vili, non credi?
Lo so che pensi che non possa capire
Lo so che pensi che parlare sia inutile
Io lo so, io so tutto.
So che lo fai solo perché
Così gli altri potranno accorgerti del tuo dolore
E consolarti
(questo è irrispettoso per chi sta male davvero)
E, vedi, le cose non funzionano così.
Tu hai paura
Ma anche gli altri ne hanno
E quelli che non ne hanno
Non si accorgono mai di nulla
A loro non importa, capisci?
Su, non piangere.
Dovresti rialzarti
E far finta di niente
Finché le ferite non si chiuderanno
E le cicatrici non sbiadiranno.
Lo so, lo so che è difficile.
Lo so che fa schifo
Lo so che faccio schifo
Lo so, lo so
Ma, lo sai?
Anche tu fai schifo
Con le tue mani sporche di sangue
E i tuoi capelli con la ricrescita
Tutto questo non è romantico
Fa solo schifo.

Vorrei che tu cresca
E che dimentichi tutto
Cullata da venti diversi, in viali diversi
Tutto farà schifo, ma in maniera nuova.

E tu, tu
Tu starai bene
Senza di me
Senza questi incubi
Senza i tagli, e con i polsi puliti.

Lista della spesa #1



Pensa a tutte quelle volte che sei morto
nella sua testa
Pensa a tutte quelle volte che hai urlato
nelle sue orecchie
Pensa a quante volte l’hai visto
e non hai detto niente
Pensa a quanto sangue si è fatto uscire
e tu lo sapevi
Pensa a quante volte avresti potuto evitare
e non l’hai fatto.

Pensa a tutte le volte che hai visto carta strappata
fogli di carta senza nomi, ma storie
Pensa a tutte le volte che potrebbe aver pianto
ma a te in fondo non è mai interessato.
Pensa a quante volte è uscito e scappato
e a tutte le telefonate che hai fatto
pensando che non sarebbe mai più tornato
sollevato, e arrabbiato
Pensa che è tornato ogni volta
sempre più morto di prima.

Sempre più magro,
Sempre più buio,
Sempre più triste,
Sempre più solo.
Pensaci:
è colpa tua.

Lista della spesa #0



Facciamo che tu sei una pessima persona
E io la tua insopportabile coscienza
Che ti racconta delle storie

Ti va?



Fuorisede.

Ma la mia unica vera casa
È fra le tue braccia.

Agender



Non so dire esattamente cosa mi stessi aspettando
E tu, cosa stavi ti aspettando?
Non ho risposte o spiegazioni
Solo sensazioni

Un barattolo senza etichetta
(conserva fatta in casa)
Un vestito senza cartellino
(cucito dalla sarta)
Un personaggio senza nome
(l’ho creato ieri sera, non riuscivo a dormire)
Ci ho pensato tutta la notte, ma senza risultato
I nomi non mi piacciono molto

In generale mi sento meglio
Quando tu non sai chi sono
Perché se lo sapessi
Mi giudicheresti
Per quello che sembro
Per quello che studio
Per quello che indosso
Per quello che (non) faccio

Se tu non lo sai
Non puoi classificarmi:
Questa è la mia libertà.



Mentendo

E a chi?

Sopra le nuvole

E perché, poi?

Sotto il letto

Ci sono soluzioni migliori

In me

Puoi ancora rimediare

E all’infuori di me

Perché scappare?

Mi sembra che, di nuovo, ancora

Ti stai nascondendo?

Le cose stiano tornando come prima

Stai cercando scuse?

Come sono sempre state

Sei tu che hai il potere!

Mi chiedo

Il resto sono scuse, lo sai

Cambiare è davvero possibile?

Potresti impegnarti di più

Avere una nuova luce, una nuova voce

Comincia, comincia adesso!

Ed essere una fenice.



Il nostro bellissimo segreto
- shh, non dirlo a nessuno
È che per nulla al mondo
Avremmo creduto
Che tutto
Si ribaltasse
E ci mangiasse
E ruttasse



Come quando mi hai preso in braccio
mi hai guardato, e mi hai rimesso giù
così sembra la vita far con me

e sarebbe quasi divertente se non fosse
terribilmente drammatico;
io pregherei ma non so chi pregare

e così il patto è questo, eh?
Nella mia ingenuità, vorrei osare di più
ma ora ho paura di non riuscire ad uscirne.



Seduto in un palcoscenico vuoto
guardi il vuoto

Sei il mio personaggio meglio riuscito
e come tale non troverai collocazione

Vittima dei miei sbalzi d’umore e della mia crescita
sei, vittima cura e distrazione

Sei lo specchio degli sbagli e dell’odio
ma sei ancora bellissimo

Dalla tua bocca distorta ancora
potrebbero uscire storie

Ma il tempo sembr’essere finito
e ti squagli.



Come fiori vittime di crudeli m’ama non m’ama
ci hanno strappato i fiori rallegrandosene
li hanno dispersi nel vento
e calpestato i nostri steli

E ora
perfino la nostra ninfa s’è seccata.



Vivere come farfalle senz’ali
zoppe, un po’ storte
e piene di voli incompiuti

Dissi tu l’altro giorno sul treno
“dovrei scendere”
e poi sparisti
sulla mano portavi una benda nera
e dentro, fra le dita, soffocavi
una farfalla leggera



Sono una persona modesta
e mi piace il mare.

Però non mi piegherò a voi
non sono una
pallina di pongo.

Se questo è il mio destino
che sia!

Dev’essere il mio sangue
è morto corroso
e pazienza

Se questo è il mondo
chi sono io?



Dalle mie ceneri costruirò un castello e
ti ci porterò dentro
tenendoti per mano
per dirti
“ti —”



Fra i re e regina dell’altopiano del fallimento
sei fasciato di verde e di giallo e di blu
pessimo gusto, dico io
ma il problema è che non dico mai abbastanza.

Il punto è questo:  i tuoi baci mi fan schifo.
Fanno ribrezzo, te l’hanno mai detto?
Il punto è questo. Non ti voglio
e le tue mani tienile al loro posto.

Il problema, caro, sei tu: tu e la tua lingua
i tuoi pensieri da mentecatto bigotto
fingi di fare il benpensante, ma sei solo
un fagotto. Tu fai schifo, più che un bacio

Bardato di arroganza, lustrini e prepotenza
non sono né re né regina, io: vi guardo
finché da soli, come scemi, non appiccherete
fuoco al vostro stesso trono. Allegria!

bianco(re)



Tutte le cose più belle
che mi hai insegnato
a cosa son valse?
ieri è nevicato
e bianca la neve
e bianco il cielo
e bianco tu
che in fondo non ci sei mai stato
o forse mai veramente vivo

E da cadavere
mi hai risposto.

San Valentino



Questa è
Una poesia d’amore
Per te.

l’assenza



È la stata la paura a impedirci
Di guardarci ancora
E ora di te
Non mi rimane più nulla

Solo quattro forbici in un cassetto
Un morso su una guancia
Fogli senza quaderni
Treni mai partiti

E ora di te
Non ho più nulla
Solo le labbra ancora socchiuse
E gli occhi mai baciati



Se
come nei cartoni
stesse precipitando un pianoforte
su una povera, innocente persona,
ecco,
prima che ciò accada
dovresti prenderla e stringerla
a te.
(inutile cercare di spostare il pianoforte)



Una città di vetro
Che riflette troppa luce
E si rompe troppo in fretta