C.103

 



Nella notte profonda
mi spacca
una voragine senza occhi
impregnata di solitudine nera
un cigno in riva
al mio inchiostro
era solo
una nuvola scomposta



Così
ti amo
incastrata
tra
le costole
ed
il cuore



Ti ho guardata
con occhi muti
e le parole
si sono sparpagliate lontano

Senza titolo



Ho incontrato una ragazza che somigliava a te
Ti vedo ovunque, per le strade
La tua mancanza è una presenza che mi tormenta
Mi sveglio
nel buio
ti cerco
Ti sogno
la notte
mi manca l’aria
Sogno che rimani una volta, solo una
mi guardi come amavo tanto
Sogno i tuoi occhi belli che mi fissavano pieni di speranza
Grandi
Che dentro c’erano cieli
che forse ho ucciso distrattamente
Per questo sei andata via, ti ho fatta andare
E questo pensiero mi lacera e mi strazia
Impazzisco
Mi uccide
Perdo la calma
Ti ho cercata, tanto
anche dopo
Troppo, per perderti così
Ti ho cercata perché volevo amarti e mi piaceva tutto
ho corso dietro il tuo autobus
ho corso dietro la tua indifferenza
per riattaccare qualcuno dei tuoi pezzetti fragili
Che non so come
avevo rotto
Io
Che avrei solo voluto avvolgerti con le mie larghe spalle
E proteggerti al caldo del mio petto
Conficcarmi fra te e il mondo
Evitando che qualsiasi cosa potesse ferirti
e invece l’ho fatto io
Ed ora piango
Lacrime amare intrise di ricordi
Oggi ti ho vista,
mi hai parlato
Mi guardavi
Ma i tuoi occhi non erano più gli stessi
E la colpa era la mia
Oggi eri bella, come sempre
Sei stata a lungo dentro me
A lungo ho cercato di spiegarti
Porte chiuse
Avevo già rovinato tutto.
Credo non guarirò più
Continuo ad amare la tua fragilità
Ti osservo come un’opera d’arte
La tua bellezza così poco convenzionale
Il tuo essere così diversa dal resto
Il tuo modo stravagante
di gesticolare
di parlare
Il tuo profumo
Impresso nella mia memoria
Il tuo collo bianco, che vorrei ancora baciare
Le tue labbra
le più tenere che abbia mai sfiorato
La tua espressione da bambina
Un cucciolo che mi chiedeva amore
Non avevo mai visto degli occhi così
Mentre mi imploravano di essere amati
Mentre gridavano di avere pietà, di non ferire
Non avevo mai tenuto così vicino una creatura così nobile
Sei una
Su mille
Continuerò ad osservati da lontano
No
Non guarirò
Non guarirò più
e non mi perdonerò
Non avrò altre possibilità
E tu sei altrove.



Nel cuore della notte
sono grumi di sogni
grammi vuoti di emozioni

(Per)muta



Strazio dolorante
qui
e ti indico il cuore del torace

palpebre senza orbite,
mi guardi
senza capire

Remoti cambiamenti
che non so chiamare

Pago la tristezza
d’esser muta
che muta,
e muta
me ne vado

Sfumare



Se potessimo dissolverci
vicendevolmente
in tiepido fumo scomposto
mi lascerei evaporare
nel buio della tua pelle
tra vortici silenti
di gorgogliante piacere.

Cont[r]a[s]tto



Non so se hai mai scorto
con tatto delicato
lo spessore sottile
del mio chiaro vetro di anima

affilarsi come lama
tra i denti di parole scure
delle braccia di spine di chi non mi ama

Se fossimo



Se fossimo polvere
potremmo restare
sospesi nell’aria
in piccoli frammenti?

Se fossimo cielo
sarebbe più facile
lasciarsi andare
alla pioggia di lacrime?

Se fossimo terra
potremmo asciugare meglio
le lacrime del nostro cielo?

E se fossi schiena
ricurva di montagna
potrei avvolgerti
tra le mie spalle forti?

Uragano



Sono figlia della ribellione
e di dipendenza alcuna.
Una qualche forma di forza
scorre nelle mie vene.
Sono calamita
e calamità.

Inferno



Questo caldo infinito

che comprime il petto,

a volte troppo

anche per me.

Il Purgatorio è una stasi

gli Inferi sono facili da

sfiorare da qui.

Annaspo

tra pensieri e realtà.