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Desiderio notturno



Vorrei chiamarti amore
Scandendo lettera per lettera
Per evitare equivoci

Vorrei chiamarti amore
Ed urlarlo fortissimo
Per far tremare le finestre

Vorrei chiamarti amore
E vorrei che fossi tu
Ad ascoltarmi.



Se l’amore esiste
Allora
Forse
Credo
Che sei tu



Stanotte s’è udito un fragore,
Come il rumore di mille vetri rotti.
E ti ho cercato sotto le coperte
Ma non c’è più il calore
Della tua pelle contro la mia.
Allora ho iniziato a camminare,
Per giorni e notti
seguendo le tracce di quell’eco lontano
E specchiandomi nei frammenti di vetro.
Così, con i piedi feriti dalle schegge,
Cercavo qualcosa di ignoto,
Qualcosa che potesse ricordarmi te.
Poi un giorno,
Ormai lontana da casa,
Mi sono specchiata
nell’ultimo frammento di vetro rimasto
E mi sono resa conto che
Ho il tuo stesso sorriso.



Rimani immobile.
Ormai la bufera ha distrutto tutto e tu non puoi far altro che goderti il freddo.

La tua primavera



Con gli occhi intrisi d’amarezza
aspetti che il gelo passi.
Non ti importa più quanto faccia freddo,
sei stanca di coprirti…
E così, nuda e fredda,
riveli le tue debolezze.
Ma ancora speri
che arrivi il caldo e cominci
la tua primavera.

A volte



A volte
quando la gente mi parla
le parole fuggono.
Le odo
ma non le comprendo:
ciò che arriva è un suono vuoto.
A volte
quando la gente mi parla
sorrido.



È inverno là fuori
Tu accarezzi il mio volto.
Io, impassibile, ti ascolto.

Ciò che rimane
Un eco.
Un rimbombo.
Non odo le tue parole:
io annuso l’aria.

E ciò che resta è l’umidità,
che offusca i miei pensieri.
Li rende cupi.
Una coltre di nebbia ci avvolge:
siamo presenti ma non ci vediamo.

 

Orfeo ed Euridice