C.106

 

Così si muore



Sono un po porta quando mi hai fatto compassione
Sono un po morta quando ti ho lasciata Querida.
Sono morta quando non volevi pensarmi più.
Sono morta sospesa quando mi hai presa in un pizzico di gelosia,
Sono morta in una festa gitana, presa a calci dalla Signorina Fantasia.
Sono morta quante volte si può morire.
Sono morta sorda quando c’è troppo rumore.
Sono morta di dolore quando tu faceva male a te.
Morii in mezzo alla neve il 5 marzo del ’95.
Muoio quando mi concentro troppo e quando capisco la tua incomodità.
Muoio, mi muoiono le braccia.
Mi muore il cuore se lo inganni e muore l’occhio quando entra nel tuo.
Mi è morto il tempo e lo spazio, è morta la morte e la notte.
Mi muore un dito se lo tiri troppo e anche il naso se lo stringi.
Sono morta
Morti tutti quando li svegliavo .
E’ morto l’udito mentre mi parlavi quella sera con il vino.
Mi è morto l’onore, l’orgoglio e l’olfatto.
Si muore per gioco, si muore per sfizio
Si muore soltanto se lo fanno tutti.

Giurin giurello



Ti giuro fino alle nuvole
che ti ho toccato il cielo una volta

Era liquido.

Ti giuro che ti ho provato e non ho mai smesso.
Giuramelo tu che mi hai scommesso in una partita.

Ti prometto che
più di lì io non arriverò.
Tu giurami un altra parola.
Promettimi di avermi vinto ed io ti giurerò di restare.
Giurati ferito -o morto-
ma giurati
ti prego.

Fallo per domani.

Giurami di aspettare.
Io ti prometto che inventerò un nuovo tempo.
Posso essere il tuo orologio
ma tu
giurami di aspettare.

Facciamo che



Facciamo che ancora io non t’avessi perdonato
e che sbocciamo nuovi
come i fiori in primavera.

Facciamo che tu eri un uomo ed io una donna
prima di essere amanti
e di scannarci le anime.

Facciamo che le radici venivano dal mare
e che i boschi erano di neve
quando li guardavamo.

Facciamo che tutto era di fuoco
e niente era di niente.

Facciamo che sotto le coperte c’era l’attesa
e che non eravamo sicuri.

Facciamo di nuovo quell’amore
che pensavamo di sapere.

Facciamo il lungo cammino
che finalmente porta a Santiago.

Facciamo i lampi e le favole.

Perbene Ribelle



Ci ho ripensato…
Per sperimentare disordine
bisogna esser perbene ribelle.
Stiamo diventando le meraviglie del cambiamento
…Ma questo, ahimè
non si può prevedere.

Chi pesca, non dimentica
le imperfezioni
di quando eri meno luminosa.

Il tuo consenso è la mia autonomia

Il balcone della vita



Ti vedo là, affacciato dal balcone della vita.
Mi fai vedere le tue mani bianche
ed io ti mostro le mie.
Ti lancio un metro per capire quanto siamo lontani
ma tu non lo prendi.
Allora Amore prendi il mo respiro
ma tu non ci arrivi.
Mi è venuta un’idea:
prendo una scala Amore così vengo da te.
La scala non funziona
manca l’ultimo gradino.
Allora Amore rimango quì
mi basta guardarti.
Non posso diventare tanto alta quanto le mie ragioni per arrivare da te.
Rimani Amore nel balcone della vita
se lo vuoi tanto.
Io diventerò albero
così in primavera
i miei fiori
almeno quelli
si riposeranno sulla tua ringhiera.