C.109

 

G.



Dinanzi a me il cielo s’accende fioco,

Rosee le gote riflette sul mare

E di te il ricordo s’infrange acre,

Come salsedine nelle narici.

 

In questo incessante ondeggiare,

Rimembro delle tue parole la calma

Irrequieta, l’attesa e il suono

Tacito sul fondo di una conchiglia.

 

Così, qui seduta aspetto il dì

Onde, come sassi all’orizzonte,

Oseranno grevi i sogni miei

Verso rive che bagnano i tuoi piedi.

La tua assenza



Accade, nelle notti più nere,

che s’insinui fra i ricordi,

distorto, confuso e sbiadito,

uno fra tutti mozzafiato:

è il tuo sorriso.

 

L’osservo con l’occhi chiusi,

mentre Morfeo disegna

con tratti inverosimili

un mondo color pastello,

ove m’attendi perpetua

nella tua bellezza.

 

Così, ti spoglio nei sogni,

di quei pensieri che silenti

ti hanno rubata, un lontano dì,

ai miei desideri più profondi

e ti dedico eloquenti silenzi,

acuti come la presenza

della tua assenza.

Figlio del Sole



L’inverno s’accinse alle mie porte

e con sé portò tiepido lo sguardo

che impallidire fece la morte;

 

Ridondate per il fato beffardo,

che per te flebile volle la vita,

fu il calor del tuo ‘riso testardo;

 

Figlio del Sole, tua la margherita

Che colma d’amore sfidò il vento

E si posò sull’alma mia sgualcita;

 

Come primavera fu nel cuor spento

E dei sogni miei il rosseggiare,

Che il mare cinse al firmamento.

Curve



La tua strada è piena di curve

Che ho percorso ripide e torve,

Dai pensieri increspati ai ricci ramati

In cui perdo le dita e l’anima rapita,

Mentre navigo degli occhi le onde

Per sbarcare sulle tue pallide sponde.

In lunghe discese mi lascio scivolare,

Su fianchi che la mia mente fan spiegare

E dall’ombelico ai seni la lingua scrive

Rime che risalgono del tuo collo le rive.

Ma fra tutte le curve che ho esplorato

Ad una bramo perdere il fiato:

È la tua bocca, mentre ti sfioro il viso,

A rallentare la mia vita col suo ‘riso.



Ove s’appende

Il desio fervente

Se la Città s’accende

E le stelle son spente?

Dissolvenza



Un pensier s’accende

S’ode il crepitio

Che il cor scalda

Ma in mano sfuma

E di te la scia profuma

Malinconia



Il silenzio ascolta
Della parola in me raccolta
D’un battito l’eco sordo
Che cade sul ricordo

Come neve sulla Città
Si lascia dietro una scia
In un attimo d’eternità
Di candida malinconia

Quello che resta



Di te mi resta il tempo

Che non abbiamo vissuto

Ed un abbraccio fugace

Con cui tacesti un addio

Passerà questa poesia



Passerà questa poesia

tra mani sconosciute

labbra e occhi spenti

e con il tempo

su questi muri silenti

si consumerà

 

Passerà questa poesia

tra promesse dimenticate

parole e sogni d’estate

e in Piazza Grande

sotto stelle opache

si sdraierà

 

Passerà questa poesia

tra onde impetuose

emozioni e cuori appesi

e insieme a me

dentro il tuo sguardo

si ritroverà

Pensieri notturni



Buio è questo cielo

e m’avvolge nel suo manto

mentre il tempo scorre

fugace e sì il pensiero

che brama silente

di posar l’occhi nei tuoi

e di mirar lì racchiuse

luminose le stelle

Ti ho dedicato un momento



Ti ho dedicato un momento,
costante ad ogni mio risveglio,
alla sera distesa sul letto
o al pomeriggio nel parco;

In riva al mare con lo sguardo perso,
dinnanzi l’alba o il crepuscolo,
il tuo momento perfetto, e il mio
cuore danzante un lento;

Nell’attesa delle tue parole
che s’intrecciavano con le mie,
come a tessere un aquilone
di cui da sola ho retto il filo;

Nel percorrere le stesse strade
che ci hanno accolto e lasciato
senza fiato, con la voglia di scoprire
quel che Bologna ha da offrire;

In questa poesia che forse scoverai
sotto un portico o in mura sconosciute
a quel ricordo in me ancora vivo
e chissà se a lei sorriderai.