C.116

 

Libera prigioniera



Prigioniera piena di libertà

trascinata a fare qualunque cosa non voglia fare

giudicata da chi non mi osserva

abbandonata tra pareti che non stanno in terra e non stanno in cielo

buia da non riuscire a scrivere d’altro

Scotch



Se mi scoccio

del pensiero di te

lo scotch si spezza

e la gola brucia

 

Sulla tua strada



Un pugno ben piazzato
A terra, devastato
Di colpo ho rincontrato
Le ferite che ti han condannato

Fratello di sventure
Che mi rapini delle tue paure
Ce ne andiamo a piantare verdure
Lungo strade più sicure?

Spazio temporale



Sono andata via

Quando la tua porta si è aperta

Mi son messa a correre

Mentre la terra rallentava

Ho aperto l’ombrello

E c’era l’alba e le mongolfiere riempivano l’orizzonte

E davo da mangiare ai gatti più sazi

Ai meno selvatici

E inciampavo su terreni pianeggianti

E con le scarpe da cammino su cui più contavo

Mi ritrovai a due centimetri dal mondo

A un mondo da te

Con una fame insaziabile

 

Un pensiero mi colpì

cambiare rotta è l’unica direzione

Un gabbiano mi seguì

a modellar la creta su Plutone

 

 

ventiquattro ottobre



Quando le foglie non ancora secche

si poggiano l’una sull’altra

Quando morbide quasi fluttuano

e il tuo cammino sa di legno

E gli occhi si inumidiscono

E il cielo arde fuori controllo

Allora sai che basta poco

che tutto intorno a te

il fuoco brucia ancora

Punto focale



Nelle tue pupille

 

distese amare di nulla

le acque più dure

foreste fitte d’inchiostro

le arance più aspre

 

nelle tue pupille

ci vedo