C.12

 



Cosa ti passa per la mente Tommaso
Mentre suoni?
Il mio pensiero nuovo
si dissolve dentro il nulla
innumerevoli volte.
Si accartoccia nella buca,
Respira l’aria terrosa
della tomba.
Perchè nessuno può sapere
A nessuno lo puoi dire.
E neanche noi
Distrutti e teneri
ce lo diciamo più.
Con quel silenzio
Consumiamo i nostri giorni
uno dopo l’altro,
Senza risposte, senza domande.
E senza morire.



Cosa ti passa per la mente Tommaso
Mentre suoni?
Il mio pensiero nuovo
si dissolve dentro il nulla
innumerevoli volte.
Si accartoccia nella buca,
Respira l’aria terrosa
della tomba.
Perchè nessuno può sapere
A nessuno lo puoi dire.
E neanche noi
Distrutti e teneri
ce lo diciamo più.
Con quel silenzio
Consumiamo i nostri giorni
uno dopo l’altro,
Senza risposte, senza domande.
E senza morire.

In occhi nuovi



Sotto il velo dei pensieri
non conta nulla
chi siamo stati
chi avremmo potuto essere…
Le nostre voci
disperse nella notte
la loro eco fra i muri
per strade sconosciute
le scarpe sull’asfalto
il suono delle cose.
Non conta nulla
se di quella nostra
breve vita
niente si è disciolto
in occhi nuovi
che amiamo
più di tutti.

E



Chi sei tu
che fondi le anime scisse
e ti contorci all’insaputa
nel buio senza far rumore?
Che fai?
Cosa succede
là in fondo?
Una volta credevo di sapere
ma sei nuovo e sinuoso
pensiero costante
non nel ventre
leggerissimo e tenue
irrilevante.

Spirito cameratesco



Non ho
che il pensiero
di aver potuto essere con te
vivere nella città
ammalarci di pessimismo
morire…
E poi rinascere
nelle notti alcoliche
credendo di possedere l’universo
e il bene e il male.
E non è languore
né amore
ma dolcissimo spirito cameratesco,
nient’altro.

Il giardino dei tarocchi



In mezzo alle Nanà
un uomo solo
e non tu
risveglia
con parole sconosciute
gli arcani maggiori.
E io mi perdo
sprovveduta
fra i mille volti inaspettati
della tua moltitudine.

Participio passato



Non essere più
verdi e vivaci
nelle nostre discontinue irrequietezze.
So chi sono e non
mi riconosco.
Sul volto trasfigurato
sono giovane ancora…
e già perduta.

Il pino



Sedetti il giorno
della fanciullezza
al limitare di un bozzo
il profumo d’arance
sbucciate al languore
della luce invernale
e anche il pino odorava
di vago odor di mare
il mio bosco i tuoi mari
tra i passi e le strade
della vita fresca
che tanto incantava
la mia indefinitezza
di bimba

Ma ora non sei più
né l’amara brezza
del tuo tempo nuovo
di tanto in tanto frastorna
le acque dolciastre
e fra noi e i tronchi
ormai divelti
il pino è scomparso.

Leila



Se i libri parlano della tua giovinezza
la carta su cui passasti la mano
vivace e la mente inquieta
di ragazza affamata
non trova mai posa

Lenta è l’attesa di sapere
quando si avvicina ai dolori
che sono dimora del nostro tempo

Ora che dormi lontano da qui
è dolce cercarti e incontrare
nelle sottolineature
la bellezza inesperta

di quando anche tu
tra un albero e l’altro
ignoravi le vipere

e vagando alla cieca
disperata cercavi
il mestiere di vivere

Brusciana



Si potesse tornare a Brusciana
e bruciare
io e te.

Scivolare



Scivola la penna
sulla carta di giornale
e scivola la mia mente
sui tuoi pensieri e la tua voce
e nessuno se ne cura
nessuno la rivuole…
scappa via
fra i vagabondi
e vagabonda
non si fa prendere

per i capelli

La tua casa



La tua casa
non è la mia casa
e sto suonando
come vuole la regola?
mi stai insegnando
come mi si addice?
e guardo fra i dubbi
in fondo alla stanza
le tue fotografie…
la tua vena accidentata
che mi prende in giro
ma non fra le sue braccia.

Verde



Avevo bisogno
della città
dopo che il verde
della campagna
mi aveva ammalata
e la libertà
costretta in casa

Endometriosis



Strano il destino
di noi bambine
cresciute a rallevare
bambole. E una volta
donne, per eccesso
di femminea coltre…
mutilate.

Non amai in te la notte insonne



Non amai in te
la notte insonne.
Non amai i pub
le strade buie
i letti,
le stanze di altri…
Gli autobus persi,
le biciclette rubate.
Trascorse
il giorno
che già
te n’eri
andato.

La vipera



La vipera
della tua mente
brulicava nel cortile
e io chissà perché
volevo prenderla…
E tanto avrei voluto
ma non mi
morse.