C.121

 

Ed era



Ricordi i nostri baci?

Noi due riflessi sulle pozzanghere

Come occhi divini ci guardavano mentre ci amavamo

Noi due, stretti l’un l’altro, eravamo gocce di colore che cadevano giù

E facevano tremare quell’acqua grigia

Con la luce dei lampioni attorno a noi che implodeva.

E quella stanza blu? Te la ricordi?

Ci avrei piantato un seme d’edera per vederla arrampicarsi su quei muri

Salire fino a creare un soffitto di foglie nutrita dei nostri sospiri

E le farfalle l’avrebbero usata come casa

Dove poggiarsi

Dove chiudere le ali

Come il posto più protetto dove lasciarsi morire

E i lombrichi

trasformarsi in farfalle come il posto più umido per rinascere

E noi stretti come unità

Sotto alla condensa della natura

Bagnarci di pioggia di vita.

Bello sarebbe



Bello sarebbe il mondo

Se ognuno avesse l’amore che si merita

Senza elemosinare.

Come cavalli con i paraocchi

Non apparteniamo a nessuno

Nemmeno a noi stessi

E allora

Di chi siamo, dunque?

Di una Madre e della Morte

Due creature ai poli opposti della vita

E noi in mezzo al mondo

Milano



Milano non è una semplice città: smog e cespugli stilizzati

La mia Milano

Quella che quando chiudi gli occhi hai la malinconia nel cuore e quasi ti stupisci di esserti potuto innamorare di un marciapiede lucido e del puzzo della metropolitana

Ho troppi bei ricordi, lisci, vergini, rosa come due guance di una bambina.

Il verde dei Navigli che all’improvviso diventa cielo nero

Una sinuosa danza di pesci diffidenti agli ami da pesca.

La neve sul sellino di una bicicletta

Tre che corrono e du che stanno fermi

Io e te

Le mie mani dentro un paio di guanti troppo grandi.

I ricordi rimangono

l’amore non scompare

Prepotente:

L’amore è edera su una facciata di un palazzo.

Tramonto



Un mare così piatto che sembra la pelle di un grandissimo pesce

Tutto sembra cadere nel silenzio

Con la tua mano così vicina, che mi basta un muscolo piccolo così per stringerla forte

Per portarmela al cuore.

Ma sei tu?

Una ferita aperta che si cuce e si riapre

Guarisce e poi risanguina.

Come fanno le persone a nascere in un posto così bello, ed essere così crudeli?

Sei lontano adesso, ma io mi godo questo ultimo tramonto insieme all’infinito

Con il sole che nasce e rimuore

Con la tua mano sulla mia

E i miei capelli sui tuoi

E i miei denti sui tuoi

E i miei pensieri sui tuoi.

Agli amori (in)finiti



Chissà dove finiscono tutti gli amori finiti

Chissà dove vanno a morire

In quale giardino della memoria continuano a tenersi per mano

Chissà qual è la loro tomba

E dove è possibile posargli una rosa

Sotto quale albero, come due cani

Vanno a rincorrersi senza prendersi mai

Dove vanno ad amarsi

Senza lasciarsi mai

Dove vanno a ridere

Gli amori che non finiscono mai

Con la speranza, che come un topo, corre tra le dita.

Dottore



Vorrei che tu mi spiegassi il mondo

Io e te, di fronte

Seduti ad un tavolino traballante

Tu che mi spieghi dove inizia la vita

Quando finisce e come funziona

Tra di noi

Un mazzo di tulipani gialli