C.21

 

Vivere in domenica



Spasmi allo stomaco,
annichilimento:
-“Dio è morto!”-
Senza più origine,
più terra.

Ossigeno di polveri
Fabbriche
Casolari
Polmoni neri,

Coperte,
la sua assenza presente
il tuo riposo artificiale

Annullami.

Eppure…c’era in lei
Ancora
L’energia primordiale,
attaccata al suolo
come pece nera.

Come iceberg



In queste ore – interminabili
Sentendo troppo

Lascio tracce di sangue
Di ferite mai rimarginate.

All’angolo,
Mai al
centro

Freddo-ghiacchiato-ibernato
Il cranio

Come iceberg
I pensieri negativi
…..Tornano…
A galla

Sopra l’acqua
Che alimenta il mondo
Io, non più vera

Mi sento sporca.

CUORE NERO



Anima

Color di lavagna
Con unghie stridenti
Tra la polvere
Che si innalza
Sottile..
Che traluce
Tra le imposte

Lavagna dura
In una camera di soffocamento
Nera
Di solitudine,

Anima stridente
Con le unghie,

si lascia trapassare.

I sentieri dei nidi di ragno



Vie di campagna ho percorso nella mia vita
Fino a mancarmi il respiro.

Aria gelida come un coltello
Cassa toracica che si torce

In ginocchio sulla ghiaia dolorosa
Vibramenti dell’asfalto
Terra viva. Respira.

Mi accosto al suo respiro
Distesa, mi accoglie
Come una madre

Amore noise



NOISE.
Rumore assordante sui bordi delle strade.

NOI…SE…
Spazi vuoti
Lasciati dalle nostre dita che si intrecciano.
In questo walzer
Di pavimenti di gomma
Dove i nostri piedi non riescono a staccarsi.

L’armonia cessa
È solo rumore quello che rimane
Brandelli di carne appesa
E occhi stanchi
Una testa che dondola
Cercando un ritmo regolare

Lasci la presa
I fianchi sono vuoti senza le tue mani
Esci.
E io rimango
Ballando da sola questo rumore
Che è armonia solo per me, sola.

DE-PRESSIONE (Sulla pressione/depressione)



Io non so che volto abbia la felicità.

Ho conosciuto gli angoli più remoti della sua bocca

Con un sorriso furtivo mi guardava

Pietra è diventata

Marmo io stessa.

Come questa vita..

Che avanza?

La felicità è una casa con le persone che ami.

La mia la ospitano spettri evanescenti

Ignari che li sto guardando,

si presentano di notte, senza bussare.

Io gentilmente gli apro la porta della mia percezione

Sangue venoso. Mani nodose. Che picchiano …come le sue?

Allo specchio, anche io apparenza (phainomenon)

Intoccabile, impercettibile.

Medicine sul comò

Soluzione salina negli occhi. Occhi/vetro.

Loro si specchiano e “riflettono”.

Nel mio vetro ognuno vede la propria immagine.

IO? (ma esiste un I-O?)

DIO? (esiste un D-IO)

Sangue, succhia il dito.

Giù in frantumi

Tu ti sei specchiato e ti sei ritrovato.

Accanto all’occhio, il cuore. vede, percepisce.

In frantumi come lui

Si accosta al cuore

Decidono di protendersi entrambi.

L’uno guarda e l’altro percepisce – il nulla.

“Nessun uomo può bagnarsi nello stesso fiume per due volte” (Eraclito)



Il mondo è un flusso perenne

Cambiamento e movimento uniche cose reali

 

Nella vita ognuno cerca il proprio “posto”

Ma il fluire scombina i nostri piani

Oggi eri tu.

Come sempre, il solito

Forse sei la costante della mia vita?

Fluisci insieme a me?

 

Il fiume trasportava con sé detriti

Detriti noi stessi.

Pezzi

frammenti

 

al di fuori degli ingranaggi

 

 

La pietra che prendevi

E scagliavi sull’acqua, per gioco

 

Così mi sento

Un gioco.

 

Nessun uomo può bagnarsi nello stesso fiume per due volte

Così dicevano.

Ma io in quel fiume ho rivisto me

E i sentimenti, gli stessi

 

Mi sono ribagnata con la solita acqua

E con la stessa mi alimento/affogo.