C.26

 



Nel silenzio

percepisco che la morte

non è mai stata

nulla più

che una tappa,

nulla più che un’amica, nulla più che un volo

di un uccello.

 

Sorrido guardando

il cielo sconfinato

che mi accoglie

tra le sue ceneri.

 

Una brezza di vento

distoglie la mia mente.

 

Capisco di non avere paura.

La certezza sta

in tutto ciò

che non sappiamo.



Gli ululi del vento

la mia lingua materna,

il riflesso del sole

sulle rocce

risplendono la giornata.

 

La mia solitudine

sembra così piena

di anime a me care.

Nel silenzio urlo

il nostro passato

la damnatio memoriae

che ci siamo costruiti,

paura di accettare

la realtà

pende sulla nostra testa,

spada di Damocle.

 

Gli ululi del vento

il mio verbo,

il riflesso del sole

la mia risata.



Guardando

questi tetti

la mia anima

si adagia dolcemente

su queste mura

ricche di storie

ricche di tempo

racchiuso in un vaso di Pandora.

 

E tutto nasce

e tutto muore

e su questi tetti

la mia gente

piange.

E su questi tetti

la mia gente

ride

di quella gioia

che solo io creare

puo’ trasmettere.



Calma piatta

l’incertezza nei gesti

composti, repressi

dalla solitudine,

ci attornia

con i suoi tentacoli lucenti.

 

Lacrime incendiate

da questa vita

distruttrice di sogni.

 

L’immediata incertezza

del futuro, burrone

senza fine.

 

La caduta è lenta

straccia i tessuti,

le bende che tengono

unito, questo corpo

a pezzi.

 

Si dissolve l’incomprensibile

della paura

scrosta gli strati

dell’anima decomposta.

Omaggio a Fabrizio De Andrè



Sulla strada

c’è una donna,

le mani bianche

di riso,

la bocca livida

di bisbigli.

 

Tenta di sorridere

ma nel buio

nessuno la vede.

 

Sulla strada

c’è una donna

il volto triste

tramonto,

gambe magre,

parla da sola,

vive in una realtà

ormai morta

da secoli.

 

Sulla strada

c’è una donna,

pare morta

dal biancore del viso,

sorride

come l’ultimo sole.

 

Omaggio a Dino Campana



Aria morbida

fragile cristallo,

illusione in cocci.

 

L’Eternità fa

la sua entrata

in scena.

 

Siamo granelli

di pioggia scura,

il tessuto delle nuvole

si dirada

col vento.

 

Eternità

spezza questo

straziante anelare

della ragione demente

una piaga carminia

nella sera tremula-

 

Distrugge, il sempreverde,

castello di carte.

 



Riempiamo

il crepaccio

con tutto ciò

che ci capita a tiro.

 

Non capendo

che il crepaccio

non si può riempire.

È tutto uno sforzo

vano

un tentativo di essere,

quando essere

è la nostra ultima

priorità.

 

Diventiamo il crepaccio,

e ora riempirlo

non è mai stato

più difficile.

 

 

Omaggio a Arthur Rimbaud



Pensavamo di essere

i padroni.

 

Poi ci siamo svegliati.

Turbine di polvere

e acqua scura,

sole di maggio

oscurato da quest’afa

lacrime alcoliche,

tutto appassisce.

 

 

Credevamo di essere

immortali,

un fiore ci ha ricordato

la nostra sorte.

Abbiamo bruciato

le città,

raso al suolo

anche la Luna

ma non abbiamo trovato

nessuna soluzione

a questo vuoto pieno

di bisbigli, di urla,

di canti

e di fiabe.

[Caduta dell’aereo 24 marzo 2015]



Oggi sono i morti

sono i morti

che occupano

i miei pensieri.

 

Sono le anime

mai incontrate

e mai amate

che mi portano

 

<< Nessun superstite.>>

Parole taglienti.

Il dolore

è palpabile.

 

Mi convinco

che c’è qualcosa

dopo la caduta,

dopo la morte.

 

 

Illusione inutile,

cerchiamo la certezza

dove mai

c’è stata.

 



Questa notte

la vita mi pervade.

È nella solitudine

che mi coglie,

di sorpresa.

 

Tutti i sensi all’erta,

queste stelle

che brillano solo

per me.

Dò senso

all’esistenza

scrivendo questa poesia.

 

Delle parole eterne,

-parte di me- la mia

anima si scioglie

in vocaboli.

 

Ribollono gli eventi

a scottarmi, a erodermi.

Sono roccia questa notte.



 

Il sole è tramontato!

Un brivido

percorre l’aria.

Constatare se di paura

o di attesa.

 

Aspettare

il Giudizio Universale

 

compiere le azioni

peggiori della nostra

 

Occhi lucidi,

labbra secche,

tremito dei corpi.

 

Amare questo buio,

non è complicato,

finchè non ha corpo,

finchè non ha occhi…



Diventa semplice

vedere i vostri volti luminosi

e amarli, come si ama

il cielo, le piante, il vento.

 

Cibandomi della vostra luce

vivo in un mare

ricco di correnti,

complicato da attraversare.

Siete una zattera

per un naufrago.

 

Alla deriva

dell’esistenza

trascorro

i migliori istanti.

 

Degli astri

percorrono il cielo.

 

L’essenza dell’immortalità

sta nell’attimo.

 



Cercate quel recesso

nella vostra anima

a voi sconosciuto-

 

Cercate quell’angolo buio,

spaventoso, conturbante.

 

Cercatelo e fatelo vostro,

nulla più al mondo

vi rappresenta maggiormente.

 

Piangete, conoscendolo,

è il prezzo da pagare.

 

il sangue cola

dalle ferite aperte.

 

Libertà, finalmente.

 

L’angolo è stato illuminato.

Malinconia pervade

le membra.

 



L’estate interiore,

il picco del Sole,

prima del tramonto.

 

La calma, prima di

accorgermi che

dentro di me

si trovano gli oceani.

 

Fauni, ninfe,

festeggiano sul pelo dell’acqua

Dionigi, incarna felicità.

 

questa pace

frutto della festa,

gli dei sono invitati.

 

Improvvisamente buio,

l’Olimpo scompare.

 

Ermes mi informa

di essere solamente

un’umana.

 



Se trovassimo

l’equilibrio

che guida questa giostra

girare all’infinito,

 

Se ci fermassimo

solo un attimo

di più

ad ascoltare

tutto quello che parla,

 

Se ora

il mondo divenisse

così comprensibile,

da poterlo amare,

 

avremmo trovato

l’essenza di

ciò che siamo.

 

Mai gradino

fu più vicino

alla felicità.



Questa vita

un semplice filo

ingarbugliato

e così fine.

 

Lo tessiamo

adornandolo in ogni dettaglio

convinti che ne uscirà

un capolavoro.

 

e poi?

 

Il giudizio è lasciato

a chissà quale

entità,

il nostro, il più importante

in fondo,

è considerato

 

A sciogliere

i nodi

ci pensiamo

sempre alla fine.

 

Preferiamo

un colpo di forbice

a questo bel

 



Oggi

sentirmi parte

di quest’infinito universo.

 

sentirmi una stella

sentirmi una lepre

sentirmi un filo d’erba

 

Poi il nulla

 

È un insegnamento

noto da ere geologiche

e, nonostante questo,

rifiutiamo di capirlo.

 

La felicità

sta nella luce

sta nel buio

sta nell’amare la vita

e abbracciare la morte.



Da troppi secoli

pretendiamo capire

le meraviglia

di questo mondo.

 

Dimenticando

che, a volte, la conoscenza

porta dolore-

 

Incapaci di affrontarlo,

lo odiamo.

La nostra essenza

sta nell’amare,

pur senza comprendere,

rammentare

che siamo solo

 

 



Casa

una parola

che non rappresenta niente.

 

Chiusa da troppi ostacoli

l’anima cerca

di evadere.

 

Nomadi,

schermiti da questa

nuova civiltà.

 

Sanno amare

la vita

ed è quel niente,

di posseduto,

che puo’ darle veramente

 

 



Io come tutti

cerco la parola pura che rispecchi

l’alchimia di questo mondo.

 

 

Io come tutti

ho sete d’avventura,

mi convinca che non vivo invano.

 

Io come tutti

erro in questa vita

in balia ai venti.

 

Ed io, come tutti,

cedo al Tempo, pescatore di anime,

tra le sue braccia

mi addormento.



Girovagare in questa città

così buia

così sola

così piena

di anime che si scontrano

che si amano

che si uniscono.

 

Vivere nei tempi passati

ai confini di questo universo

e sentirsi parte del Tutto

parte del Niente.

 

Facile illudersi di poter

sopravvivere all’incedere

del Tempo,

così facile sentirsi immortali

non più soli,

in quest’attimo.

 



 

Sogno di bere ciclamini

azzurro cielo.

Catapultarsi nella danza

della vita.

 

Giratondo senza fine,

spirale di piaceri.

 

La morte che tiene

la mano, perpetua malinconia.

 

È nostro il rimembrare

delle vite passate,

degli attimi felici.

 

 

È nostro il rimembrare

rivivere il dolore

ogni giorno

scrivere e acuirlo,

una lama

che ci piantiamo in petto.

 

Scappare dall’eterno

con fugaci attimi

ricchi di sentimenti

 

È nostro il rifugiarci

nella cantina scura,

di questi istanti

è nostro amare

il nulla, dandogli finalmente

un senso.

16 marzo 2015



L’anima

scalpita nelle voragini

di questo corpo,

invocando la libertà.

 

Cercare di farla uscire,

attraverso una scorciatoia

o una strada già spianata

è una morte peggiore.

 

Schiava dei sentimenti,

dei pensieri, di formule sepolte.

 

Catene indissolubili

che superano i confini

dell’io.

 

Forse, la nostra condanna,

sta nell’essere amati

e mai

poter ricambiare amore.

 



Lento strascicare.

il pensiero porta la sua carcassa

giù per la via.

 

Lunga l’attesa

rose macchiate di sangue

riempiono le strade.

 

<< Son così belle!

le ha donate l’esercito nazionale!

Giubila la gente.

 

Non vedono che sono rosse

del sangue dei bambini, delle madri

sangue di carne altrui.

 

Nella piazza c’è un macello

è adornato di festoni.

Gli animali non ci vanno più.

Il boia con un papillon colorato,

uccide anime, senza pietà.

 

Piovono bombe laggiù al Sud.

Applausi a non finire.

I becchini sono ricchi,

salvatori gli assassini.



Notte

illumina, chi si è reso cieco

per non voler vedere.

 

Sveglia la mente,

giace nel sonno la ragione

da lungo tempo.

Avvelena quest’aria stagnante,

con un elisir mortale.

 

Brucia la storia

di questo paese,

concepita dalla penna degli assassini.

 

Nascondi il fuoco,

che stanotte brucerà il ricordo

fenici e arpie tra le ceneri.

 

Bimba, non piangere.

Anche dal fango puo’ nascere

un fiore.



Lasciare un ricordo,

una parte di te che giace

sotto quest’arido corpo.

 

mutilarsi l’anima

sotto una pioggia di grida.

cadere dentro a un fosso

guardando le stelle,

desiderate.

 

brama di morte, l’amore

dell’eternita’ senza inizio.

 

lasciare una vita senza piú

rimpianto della primavera

che ha voluto donarti l’inverno

per poterla serbare meglio,

durante l’agonia.

 

lasciare finalmente questo corpo

mai appartenuto all’uomo

questo corpo violentato, umiliato,

questo corpo che ostacola

la felicitá dei sensi.

la cella al giorno d’oggi,

la costruiamo con rose e musica.

amiamo la cella, nostra unica

dimora. Abbellita da chi con un sorriso,

nasconde un pugnale,

preparata in modo che,

ci uccida nel silenzio del giorno,

nel nostro corpo, nei nostri ricordi,

con l’anima in frammenti.