C.35

 

Flash (situati)on



Everybody’s changing codes anytime,
second after second, new waves to combine:
channelling paths weave together, embraced
by silicon and electromagnetic weather,
challenging people’s urge to understand.
Second-hand broadcasts feature
our neural network, meanwhile
we feed the plot of work more and more
with techno pills and pleasure:
to carry on in career,
our only fucked-up leisure.

Foglie sparse



lentamente il disincanto:
la solita nenia del pubblico, il sonoro,
l’impianto.

Soffro di un rimpianto: non aver
intonato il canto nell’addomesticare
in slancio il silenzio,
con un colpo del fianco.

Ma in tutto ciò: tu eri la penna..
o il foglio bianco?

Hey you



Straniero,
che le vie percorri
braccato da un orrido pensiero:
perché non
t’accorgi dei melodrammi che condanni
eppur che
perpetuamente svolgi?
Svelto! Sconvolgi la trama:
Berry, Bogart o come si chiama,
l’occhio aperto è quello di chi ama.

Se tu manchi



Ho camminato scalza in linea retta sull’equatore
nella mia stanza stavo stretta ma coprivo la distanza
tra di noi: contavo le ore
equalizzatore di un segnale flebile
ma persistente, e poi
petalo di mandorlo riaffiora fragile
sulla superficie a cristalli liquidi del presente:
mi dice che sei lontana, che non posso farci niente.

Altrove avrò solcato altre terre, altri oceani
per coglierti al balzo in ogni dove
zampettando di stazione in stazione
dal Messico fino al Giappone;
in bilico tra gli stenti, i miei occhi sono aperti:
tra le braccia ancora aversi,
sulla faccia la traccia dei versi
morbidi di luna,
e dalla cruna di un suo sorriso inviso che espelle
come morbillo su pelle (di/viso) di cielo, le stelle.

A Mario Luzi



A Mario Luzi

Accendo un cero:
ritorno al silenzio,
a quel momento del giorno
in cui non c’ero:
non accedo dallo spazio,
ma dal blu cielo.

E scendo
giù
come sparviero
per un sentiero di luce
mi guardo attorno   ed attendo.
Un dettaglio mi conduce ad atterrare:
avventarmi verso il suolo…
che sia uno sbaglio? Lo sorvolo?
M’appiglio al tempo, allo stuolo
di storie che ci passano dentro
in un solo momento, spicchio
d’attimo che rimanda all’intero:
come domanda allo specchio
che del primo caos pulsionale
fa immagine e impero.

Clash!
Un brivido e in un sol lampo,
da vitreo e vivido riflesso
si fa oro nero, solido
il pensiero che non lascia scampo.
Non mi scanso. Non mi stresso. Spero.
Inerme e inferma,
materia grezza come brezza sussurra il vero
di chi informa e apprezza e trasforma
e infonde di lucentezza l’ombra.

Tale a scheggia di futuro
che discende dal cielo alla spiaggia,
sublime ricordo di sogno inneggia:
dall’oscuro disegno una voce,
il mysterium, porto sicuro della fine
e dell’inizio nello spazio pregno
ove la foce a delta svelta riconduce
in re-verse fino a sorgente
e da lì, regno vivente, riluce.

E tu lo sai?



Ritrovo la stima
con uno stile dappresso

per rintracciare quella rima
che porti il differenziato allo stesso:

niente sarà mai più come prima,
umano riflesso sull’incandescente vetrata dell’adesso.

12bars



Ai filibustieri

Invano, invento un invito
che s’invola con il vento;
un manto di trama e ordito,
che incanto! vanto di me e divampo
come chi ama; invece,
versi diversi ed in tua vece,
la voce diventa canto
che tanto chiama e che diviene:
intanto, pianto un seme sul rimpianto
e a stento tento di trovar l’insieme
in cui amare è come respirare
e non già perché conviene.

why, Walt Whitman, why?



What’s this?

Why, Walt Whitman, why?

To build wonderful worlds
just with words
…are these really words?

Is poetry just a fistful of words
and words and words…
or instead
a perfect technology
spread above signifier
and meanings
alliterations of feelings

all literature is nothing more
than a science that kills nobody
and all literature is nothing more
than a science of the spoken sparkling speaking
a thunder of wonder
while the sky is weeping

In chiave di Sol



Sollevammo il cielo
perché non ci cascasse addosso funesto
all’approssimarsi di un sogno.
Solevamo rincorrere le farfalle del bosco
cantare l’ardore
sfidare il vento
sentire il tempo
per dire ancora:
anche nella più minuscola
briciola di mondo
e sprazzo di nuvola
io mi riconosco.
Sol levante e resta ancora
tra queste mani da mendicante
il corpo del reato della Poesia,
sigillo dell’Uno e di ogni creato.

Apocalisse



Tratto da Il taccuino nel taschino

Presi ad ascoltare la musica del mondo,
intorpidito bagliore acustico
in sottofondo,
che i più scambian per rumore.
Presi un treno senza direzione.
In un baleno approdai in un campo s-terminato.
Rimasi senza parole.
(le mie mani senza la tua pelle si sentirono
irrimediabilmente sole)
: mancò il fiato : fu l’inceppatura,
lo iato tra la vita e l’ingranaggio
della sua narrazione.

Ripreso il viaggio, ma ancora trema la grafia,
barcolla incerta sopra il foglio, mentre gremo
grammi di follia e mi spoglio dei luoghi di finzione:
via la maschera e l’armatura, i gioghi
e imparo la natura, gli sfoghi
per restarne ogni volta smarrita, sconvolta
perché ho tracciato i sentieri del domani
a matita, ed “è ancora presto”,
dice una voce flebile, “per la rivolta
a marchio indelebile”.

Dissi-dio



Mi dicevi di sorridere ed essere felice,
ma piano, e a bassa voce,
così da non intingere
il sentimento in chiazze
sporche di petrolio,
e ad un tempo sospingere,
nel baluginio frizzante
di un attimo che sa di sé
e della sua storia,
un male atroce
che da quel giorno
di cui non ho memoria
come sparviero sconvolge
gl’intrepidi spazi del pensiero.
come fare allora,
sforzarsi d’ignorare
l’angoscia sfingea che si leva
scombinandomi capelli e viso,
che brucia, e non dá tregua,
financo assorta io non
m’imbatta in te,
e inciampi nel tuo sorriso,
chiedendoti scusa, un’altra volta,
per il mio cuore sospeso       ancora diviso
tra l’amore e la rivolta.

XII.2o13



Siamo nastri tracciati
tra incastri di forme e nodi scorsoi,
non odi il punto zero, riverbero di noi?
Siamo torme di astri sui tessuti bluastri,
specchi vecchi quanto orme rupestri,
maschere di fuoco e argilla da indossare per gioco
come extra-terrestri, mentre tutto sfavilla.
(…è là che ti sei persa, quando osasti
salpare oltre la darsena di parole
per tramontare come il sole?)
Su pagina bianca intrecciati,
per grammatica sospesi, muto frastuono
di due lembi; lombi del tempo
che s’accheta, e trova riposo:
trova il perdono.

Quando la luce dorme,
è la tua la voce
che mi conduce a foce
dicendomi veloce: puoi.
E stringimi se poi a denti stretti
ti chiedo: “tornerai?”,
e tu mi dici “presto,
mia cara, o forse mai”.