C.36

 



Per ogni mio pensiero
Ti sboccia
In petto un fiore

Ancora non lo sai
Che hai nel cuore
Rosa
Gialla
E verde
Dirompente
Primavera

Quando avrò coraggio



Un giorno, proprio come è capitato a te
Anche io mi innamorerò di nuovo
E sarà lieta l’ora
E tornerà leggero il passo
Le mie paure abiteranno ancora
Ma avranno nuova veste
Nuova casa
I miei sogni avranno nome
Ma non sarà il tuo.
Il cielo d’inverno sarà estate
Gli uccelli rinasceranno dalla gelida brina
E liberandosi dal peso della terra
Torneranno a volare.

Io sarò
Libera di fare tardi
Libera di contraddirmi
Libera di farmi del male
Libera di perder tempo.
Libera di scegliere le mie prigioni
Perché ne sarò
Abitante e secondino.

Canterò parole d’amore nuove
E si scioglieranno i nodi in gola di chi saprà ascoltarle
Come si scioglie oggi
Il manto d’inverno sopra i miei fiori
A lungo gelati

Garofani civici in prosa



Quando ti ho chiesto: “Perché sei tornato?”, mi hai risposto:
“Perché ci ho visti vecchi insieme, su questo divano”.

Oggi il divano c’è ancora, ha cambiato posizione ed è un poco consumato
da chi dopo di noi vi ha fatto l’ amore. Ma lui e la casa intera,
seppur mutati, seppur mutato, ti riconoscerebbero ancora.

Noi non esistiamo più, ma lì siamo fuori dal tempo e la tua voce
mi parla quando mi sdraio sul tuo lato del letto.
Ti vedo e vorrei farti cenno di salire, ché la macchinetta è pronta
per un altro caffè.
Meglio di no, ché là fuori il tempo esiste e severo ci impone
il silenzio.

Fuori piove. Ripenso a quel pomeriggio di dicembre di chissà
quanti anni fa in cui inconsapevole mi innamorai di te,
al chiostro di San Francesco, al lung’ Arno sotto la pioggia battente, a noi che
corriamo ridendo senza riparo, né dalla pioggia, né dal nostro
amore.

È stato bello avere vent’anni accanto a te

Poesia per Giulia



Tu sei per me quel che il vento è per il grano
in un giorno d’inizio estate
quando le speranze le sospinge in aria
a passo deciso ma senza far male

E l’amore te lo porti addosso discreto
come il dolore d’un cielo d’agosto che
troppo pesante e troppo presto ha annebbiato
le acque dei tuoi occhi

Ma tu, vento gentile sei tornata a soffiare
ed in me hai trovato maggese
ad ogni stagione vissuta.
Hai sparso semi d’amore ad ogni angolo di strada
che io ho raccolto, come fossero oro

Ed ora ti dico

Guarda amica mia, li ho messi da parte
per farne un giorno una poesia in cui
ti dirò che non ti ho mai detto
che ogni tanto piango
pensando alla fortuna di averti
accanto

Alba



Il sole ti brucia la faccia
il vento ti bacia quando vuole lui
tremano i muscoli e cedono le gambe
la testa si confonde
corri
percorri
urla il tuo riso
ti prego soffri.
Cosa sentirai ancora da morto?

Poi, un’ illuminazione:
è questo essere vivi, cazzo!



Vieni e scuoti le paure che mi scavano la pelle da quando non ci sei



Cocciuta insisto lungo la
strada mia sferzata
dal tempo che ancor
non mi abbatte

Che ora non mi batte

Òδός θάλασσα



Ipotizzo il futuro
vivo il passato
dov’è il presente?
Nelle mie mani
scivolano
sere
giorni
a ruota
rincorro
cerco chi mi tenga
cerco chi?
Chi di mani
sicure
e alghe come
capelli
mi dica “lasciati andare”
al mare
al mare.
Nel mare

L’ Ulisse



La sera di luglio in cui
Ci siamo stretti la mano
Per la prima volta dicendo
“Piacere”
L’ Ulisse è salpato con la sua
Nave ha deciso di percorrere
Distanze immense
Lo spazio tra due anime
Lo ha ricucito con ago e filo
Portatili e ha stretto
I punti con nodi
Indistricabili
Con la forza dei suoi anni
Migliori ha costruito un ponte
Nessuno lo ha mai visto
Lo ha reso invisibile agli occhi
Cosicché fosse indistruttibile
Lo ha percorso infinite volte
Da un capo all’altro delle anime
Trovando in esse conforto e
Riparo ai suoi sogni.

Ma quando un giorno
Allontanandosi l’una dall’altra
Le anime si sono perse
Nei grovigli della vita
Il ponte che le unisce
Si è allungato talmente tanto
Che l’ Ulisse si è sentito perduto
Nel mezzo lontano da
Entrambi i capi
È invecchiato sotto il peso
Della distanza e non ha più
Adesso le forze necessarie a
Ricongiungere gli animi.
Così si perde chi dalla
Storia dalla mitologia
Dalla letteratura
Era destinato a dividersi la vita.

Così io e te abbattuti dal
Peso delle distanze erriamo
Stanchi su strade rigorose
E spoglie del nostro tempo
Ma ancor resiste il ponte de l’Ulisse
Ogni trave scritta con cifra
Diversa dalla precedente
Si allunga dietro ai nostri passi.

Rammenta ora che nel giorno
In cui saremo pronti
Basterà voltarci e tirare.
Se mi sentirò spinta lungo il ponte
Verso te non marcerò
Con venti opposti e io lo so,
Tu farai lo stesso

Prove di volo



Cerco un nesso
Causa ed effetto
Che mi riporti
Con la testa per terra e
I piedi tra le nuvole
E così sottosopra andando
Sentir la meraviglia
Dell’ audace passo
Che raro incombe
A risvegliare i sensi
Nel torpore del giorno
Ripetuto
Sempre uguale
Che senza stimoli
Non ti fa volare
E ritorni alla realtà
Con i piedi girati
In un mondo a soqquadro
E se l’appiglio manca
La paura incalza
Il tuo codardo avanza



Son mediocre in tutto, tranne che nei sentimenti.

Ecco perché scrivo

Voci



Su questa pagina
riconosceresti le mie labbra
come io riconosco i tuoi
occhi
in ogni specchio
che mi guarda l’anima?



Mi ripeto talmente tanto spesso che non so

chi sono

Superficiale emotività



La mia ipersensibilità
Ve la vomito in faccia
Signori del concreto.

A chi hanno insegnato a
Non piangere se sei forte

A chi troppo impegnato nel suo
Misero pratico giorno
Per perdere tempo a pensare

A quelli che rincorrono il bene degli altri
Perché non sanno sognare

A chi pensa che vincere sia
Meglio che perdersi

A chi ha paura di affogare nella mia
Profondità perché non sa nuotare.

A voi questa mia debole ipersensibilità
Ve la tiro addosso come epidemia.

Avete provato a schiacciarla come colpa
E lei rinasce e vi fa ammalare

Innesto



Ancora oggi i tuoi occhi sono casa
Famiglia e origine per me
Il tuo sorriso
Somiglia al mio.
Ma sono statici ricordi e
Il tempo ha lasciato solo fotografie
A parlarmi di quello che eri
E dei fiori che nascevano
Nei nostri intrecci.
Talvolta mi sorprende
Il tuo odore che inatteso
Giunge ai miei sensi.
Mi illudo mi appartenga.
Ma tu sei già altrove
E la tua mano
Prima di dormire disegna
Confini su di un volto che non conosco
E tutti i figli dal doppio nome
Concepiti di giorno e di notte ridendo,
Adesso sono suoi.

Ma i progetti, i giorni, i desideri, i traguardi
Sognati insieme rimarranno
Perfetti nel loro non essere
Vivi. Vividi nel ricordarmi
Che hai cambiato ciò che sono
Che le radici che hai messo
Dentro di me non si possono
Eradicare. Come l’innesto
Del mandorlo con il gelso
I miei frutti saranno
Per sempre un po’ tuoi.
I tuoi, per sempre un po’ miei.

A me rimane la poesia
La moltitudine di parole
Versate per te
Un sentimento che solo
Posso scrivere.
Dopo tutto questo tempo
Nessuno comprenderebbe
Tale ostinazione.
Forse neanche io.
Ma non si tratta di amore romantico
Tu lo sai
Ribelle, quel che mi lega a te
Non vuole definizione alcuna
Trascende il tempo e
Viscerale mi riporta alla
Mia e alla tua essenza.

Percorrendo le strade
Di campagna della tua vita
Non sentirai il peso della mia presenza
Ma contro la tua volontà
Scoprirai di aver imparato a
Vivere le cose da dentro
E lì mi troverai ogni volta.
Io, provando a imitare chi eri
Guarderò le scene dall’alto
In pragmatico sdoppiamento dell’anima.
Là, ancora cercherò i tuoi occhi
Che saranno guida
Là troverò il tuo sorriso
Che sarà casa
Che sarà origine

Ennesima a Gii



Sanguini, dalle mie dita
quelle che ti fanno tanto schifo
emorragia perpetua la tua assenza
è corpo mio, con sangue tuo che scorre
non fai più rumore dentro
ecco che ti cronicizzi
malattia mortale e lenta
non abbiamo più scoppi
non siamo più scoppio

Sanguino di te e non ti fermo
mangio il mio dolore ed il tormento
dei miei sbagli.
Ma noi siamo stati carne, sangue e armi
e questo è il nutrimento che mi sostiene

Non avari più da battagliare forse, è vero
ma dov’è il tuo sangue adesso?
Se mi pensi, pensami di rosso
fallo mentre sanguini