C.36

 



Vieni e scuoti le paure che mi scavano la pelle da quando non ci sei



Cocciuta insisto lungo la
strada mia sferzata
dal tempo che ancor
non mi abbatte

Che ora non mi batte

Òδός θάλασσα



Ipotizzo il futuro
vivo il passato
dov’è il presente?
Nelle mie mani
scivolano
sere
giorni
a ruota
rincorro
cerco chi mi tenga
cerco chi?
Chi di mani
sicure
e alghe come
capelli
mi dica “lasciati andare”
al mare
al mare.
Nel mare

L’ Ulisse



La sera di luglio in cui
Ci siamo stretti la mano
Per la prima volta dicendo
“Piacere”
L’ Ulisse è salpato con la sua
Nave ha deciso di percorrere
Distanze immense
Lo spazio tra due anime
Lo ha ricucito con ago e filo
Portatili e ha stretto
I punti con nodi
Indistricabili
Con la forza dei suoi anni
Migliori ha costruito un ponte
Nessuno lo ha mai visto
Lo ha reso invisibile agli occhi
Cosicché fosse indistruttibile
Lo ha percorso infinite volte
Da un capo all’altro delle anime
Trovando in esse conforto e
Riparo ai suoi sogni.

Ma quando un giorno
Allontanandosi l’una dall’altra
Le anime si sono perse
Nei grovigli della vita
Il ponte che le unisce
Si è allungato talmente tanto
Che l’ Ulisse si è sentito perduto
Nel mezzo lontano da
Entrambi i capi
È invecchiato sotto il peso
Della distanza e non ha più
Adesso le forze necessarie a
Ricongiungere gli animi.
Così si perde chi dalla
Storia dalla mitologia
Dalla letteratura
Era destinato a dividersi la vita.

Così io e te abbattuti dal
Peso delle distanze erriamo
Stanchi su strade rigorose
E spoglie del nostro tempo
Ma ancor resiste il ponte de l’Ulisse
Ogni trave scritta con cifra
Diversa dalla precedente
Si allunga dietro ai nostri passi.

Rammenta ora che nel giorno
In cui saremo pronti
Basterà voltarci e tirare.
Se mi sentirò spinta lungo il ponte
Verso te non marcerò
Con venti opposti e io lo so,
Tu farai lo stesso

Prove di volo



Cerco un nesso
Causa ed effetto
Che mi riporti
Con la testa per terra e
I piedi tra le nuvole
E così sottosopra andando
Sentir la meraviglia
Dell’ audace passo
Che raro incombe
A risvegliare i sensi
Nel torpore del giorno
Ripetuto
Sempre uguale
Che senza stimoli
Non ti fa volare
E ritorni alla realtà
Con i piedi girati
In un mondo a soqquadro
E se l’appiglio manca
La paura incalza
Il tuo codardo avanza



Son mediocre in tutto, tranne che nei sentimenti.

Ecco perché scrivo

Voci



Su questa pagina
riconosceresti le mie labbra
come io riconosco i tuoi
occhi
in ogni specchio
che mi guarda l’anima?



Mi ripeto talmente tanto spesso

da non ricordare

chi sono

Superficiale emotività



La mia ipersensibilità
Ve la vomito in faccia
Signori del concreto.

A chi hanno insegnato a
Non piangere se sei forte

A chi troppo impegnato nel suo
Misero pratico giorno
Per perdere tempo a pensare

A quelli che rincorrono il bene degli altri
Perché non sanno sognare

A chi pensa che vincere sia
Meglio che perdersi

A chi ha paura di affogare nella mia
Profondità perché non sa nuotare.

A voi questa mia debole ipersensibilità
Ve la tiro addosso come epidemia.

Avete provato a schiacciarla come colpa
E lei rinasce e vi fa ammalare

Innesto



Ancora oggi i tuoi occhi sono casa
Famiglia e origine per me
Il tuo sorriso
Somiglia al mio.
Ma sono statici ricordi e
Il tempo ha lasciato solo fotografie
A parlarmi di quello che eri
E dei fiori che nascevano
Nei nostri intrecci.
Talvolta mi sorprende
Il tuo odore che inatteso
Giunge ai miei sensi.
Mi illudo mi appartenga.
Ma tu sei già altrove
E la tua mano
Prima di dormire disegna
Confini su di un volto che non conosco
E tutti i figli dal doppio nome
Concepiti di giorno e di notte ridendo,
Adesso sono suoi.

Ma i progetti, i giorni, i desideri, i traguardi
Sognati insieme rimarranno
Perfetti nel loro non essere
Vivi. Vividi nel ricordarmi
Che hai cambiato ciò che sono
Che le radici che hai messo
Dentro di me non si possono
Eradicare. Come l’innesto
Del mandorlo con il gelso
I miei frutti saranno
Per sempre un po’ tuoi.
I tuoi, per sempre un po’ miei.

A me rimane la poesia
La moltitudine di parole
Versate per te
Un sentimento che solo
Posso scrivere.
Dopo tutto questo tempo
Nessuno comprenderebbe
Tale ostinazione.
Forse neanche io.
Ma non si tratta di amore romantico
Tu lo sai
Ribelle, quel che mi lega a te
Non vuole definizione alcuna
Trascende il tempo e
Viscerale mi riporta alla
Mia e alla tua essenza.

Percorrendo le strade
Di campagna della tua vita
Non sentirai il peso della mia presenza
Ma contro la tua volontà
Scoprirai di aver imparato a
Vivere le cose da dentro
E lì mi troverai ogni volta.
Io, provando a imitare chi eri
Guarderò le scene dall’alto
In pragmatico sdoppiamento dell’anima.
Là, ancora cercherò i tuoi occhi
Che saranno guida
Là troverò il tuo sorriso
Che sarà casa
Che sarà origine

Ennesima a Gii



Sanguini. Dalle mie dita
quelle che ti fanno tanto schifo
emorragia perpetua la tua assenza
è corpo mio, con sangue tuo
che scorre.
Non fai più rumore dentro
ecco che ti cronicizzi
malattia mortale e lenta
non abbiamo più scoppi
non siamo più scoppio
sanguino di te e non ti fermo
mangio il mio dolore ed il
tormento dei miei sbagli
ma noi siamo stati carne, sangue e armi
e questo è il nutrimento che mi sostiene.
Non avrai più da battagliare forse, è vero,             ma dov’è il tuo sangue
adesso?
Se mi pensi, pensami di rosso
fallo mentre sanguini.