C.37

 



Com’è accaduto non lo so

ma ti sei impossessata della mia vita.

 

Tu, assassina della mia felicità

hai bruciato la mia adolescenza nell’ossessione,

mi hai nutrita di odio verso me stessa,

mi hai insegnato che bellezza

fa rima con magrezza.

 

Tu, ladra della mia spensieratezza

mi hai convinta a sostituire il cibo

con castelli di menzogne

e l’amore con una bilancia.

Hai reso la mia mente

marcia di desideri malati

trascinandomi nei tuoi meandri

dove è concreto il confine tra vita e morte.

 

Il fiore dei miei anni appassito di anoressia,

corazzato di spine e di tormenti.

Ti ho esiliata dalla mia testa

dove dimoravi da dittatrice illegittima,

ma anche adesso che sei

più ricordo che realtà presente,

la mia anima rimane corrosa

eternamente.



Mi perdo nelle meraviglie della città

In cui la mia personalità si annulla

Lasciandosi confondere tra milioni di

Altre, e mi sento

Nessuno, ma è proprio ciò che mi

Occorre per ritrovare me stessa.



Amicizie spezzate,

convinzioni confutate,

idee smontate,

parole bloccate,

speranze naufragate,

gioie negate,

promesse crollate.

 

Cosa mi rimane?

 

Tu,

unica costante

in un oceano di variabili.

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Novecentoquarantatré

i chilometri che mi separano da te

e dai tuoi occhi color cielo,

che ogni volta che ci penso

mi sento volare,

che se ciò fosse reale,

avrei già percorso

quei novecentoquarantatré

dannatissimi chilometri

che mi separano da te.

 

E attese estenuanti,

mancanze logoranti,

ma emozione devastante,

gioia disarmante

quando quel novecentoquarantatré

diventa zero.

 

Perché in fondo

la distanza è solo un numero,

e quel novecentoquarantatré

sarà sempre zero

paragonato al mio amore.

Mi manchi



Come ad un’alcolista

il vino,

come ad un cieco

la vista,

come a Dante

Beatrice,

come ad un diabetico

l’insulina,

come ad un ergastolano

la libertà,

come ad un lupo mannaro

la luna piena,

come ad un vampiro

il sangue,

come ad un esule

la patria,

come ad un sordo

l’udito,

come ad un tossicodipendente

la droga.

 

 



Come l’acqua alle piante,

le lacrime alla tua iride.

 

Più verdi

più vive

più belle.

 



Grazie

per aver visto in me

musei

dove io ho visto solo

corridoi vuoti.



Fragilità

negli occhi

gonfi di pianto.

 

Angoscia

nell’assenza

di punti fermi.

 

Nella mia esistenza

ho scritto solo virgole.



Se bastasse dare al mondo

un solo motivo

per fermare il tempo

chiederei di bloccarlo

su di te

che mi guardi

con il cielo dentro agli occhi

come se non fosse così difficile

amarmi solo un po’.



Due magneti di zaffiro

i tuoi occhi

con i miei d’ambra

si fondono.

 

In un mare iridescente

mi perdo

ma naufragar m’è dolce

tra queste onde.