C.46

 

#98.1 Aprile



Amori brevi
Lunghi un weekend
Colti come margherite
E messi a seccare nei libri
Con la consapevolezza della fugacità inevitabile
Del loro fiorire

Sfiorisce e marcisce il sentimento
Per poi svanire
Così presto
Ma rimane appassito il ricordo dell’emozione
Se lo sai conservare
Tra le pagine spiegazzate
Del tuo piccolo cuore

E torna un debole sorriso all’idea
Che forse
Se non ci fosse stato un mare nel mezzo
Forse allora
Non sarebbe appassito

#97



Quando mi parlavi
Dell’oppio con Miriam
Ancora non avevo
Paura di te

Ma poi
Continuavi a chiamarmi
E dio solo sa
(Ma tu no)
Quanto odio le telefonate

E quando mi hai offerto
Un ripiano nel tuo bagno
E hai incorniciato
Una nostra foto nella tua cucina
Allora sono scappata
Perché a quanto pare
Quando qualcuno mi vuole bene
È l’unica cosa che so fare

Ma quella a cui ti aggrappavi
Non ero io
Aveva lo stesso viso
E la stessa blesità
Gli stessi calli sulle mani
E la stessa bici
Gli stessi occhi
E le stesse cicatrici
Ma non ero io
Eri tu
Che mi avevi cucito
Un amore orfano
Sulle labbra
Senza neanche conoscermi
Per davvero

#95 Iridi Ebano



Rupe tarpea da cui gettarsi
Con ali di piume baci e cera

#94 PROMEMORIA



Distratta deriva di ricordi
Devia la rotta
Per incagliare lo scafo
Nelle tue secche sabbiose
Per naufragare di nuovo
Sui tuoi scogli aspri
E aprire i miei palmi
Sulle tue creste aguzze

E subitaneo giunge
Il dolceamaro ricordo
Del perché io navighi la solitudine
Aperta e sconfinata,
Del perché io vaghi
Lontano dagli orizzonti,
Dalle tue eburnee coste
Desolate

#93 Epilogo



Si vive
Di giorni infiniti e insignificanti
Di istanti abbaglianti
Di vaghi presentimenti
E di amori spenti
Di cecità e malinconia
E di lacerante gelosia

Si vive
Di nostalgia latente
Che riaffiora come putrescente
Cadavere gonfio di mare
Per rimbombare
Forte nel petto scarno
Scavato da solitudine ed iridi scure

Si vive
Di vacuità e d’insensatezza
E di profonda e spaesata tristezza
E di ricerca ossessiva e di deriva mentale
E di sentimenti confusi di cui sfuggono
Significato origine ed essenza
E di vita fatta assenza
E morte fatta presenza

Si vive
Di salti alle conclusioni
E salti nel vuoto
Di decriptazioni e occultazioni
Di freddo dolore e acquazzoni
Di sguardi persi come chiavi
Che prima o poi ritrovi
Ma nelle tasche di altri pantaloni
E negli occhi di altri cercatori
Sguardi annegati nel cuore, sguardi annebbiati
Che riaffiorano grigi
Per causare palpitazioni
E riaprire cicatrici

Si vive di poco
Di ricordi e speranze
E di cose
Che comunque, alla fine,
Non erano nostre

 

#92



Vagare piano nei ricordi
E sottovoce pensare
A quanto sia facile smarrire la retta via
In dedali di baci e notti lente
Con lune scure e luci spente
E sospiri e preghiere e risate e bestemmie
E promesse di un futuro inesistente

E allora alzarsi e andarsene
Sbattere la porta dell’indesiderato presente
Ma piano, per non svegliare chi dorme
All’ombra del passato e della fantasia
Sogni vacui di speranza e di follia

E uscire per strada a cercare
Con mani ansiose e trepidanti
Il volto di una voce vaga e sfumata
Lucerna che fugge
Dal moggio i raggi tremolanti
Come lacrima sul ciglio mietuta
Da singhiozzanti rimpianti
E nell’incertezza trovare
E chiedersi perché

E con le mani in tasca passeggiare i bastioni
E guardare l’Arno e gli amori
E non curarsi troppo delle destinazioni
E delle opinioni e delle visioni
E contemplare il tempo
Che scorre silenzioso e pioviggina piano
Tamburellandomi sulla giacca e segnandomi la fronte
Con la perplessità di chi
Ne farebbe volentieri a meno
Ma non riesce a trattenersi
E non capisce perché
Tutte le strade, alla fine
Portino a te

#91



Scava al di sotto
Dei fiori secchi
Disseppellisci il mio feretro
E frugami dentro
Con le tue mani
Sconsacrami
Leggendo nel mio petto
Le parole che non ho detto
E che ho portato con me
Come la moneta sotto la lingua
Quando fragile il tempo
Di aspettarti è finito

 

 

#76



E t’infesta il volto
Di stelle uno stormo

#90 Necessità



Devo lasciarti

Nuda e infreddolita

A piangere

Col viso tra le dita

 

Devo lasciarti

Spettinata e sola

A stringere

Con le mani le lenzuola

 

Devo lasciarti

Abbandonata

A chiederti perché

Tu non abbia scelto me

 

Devo lasciare

Che lei ti riduca a brandelli

Per poterti aiutare

A ricucire ciò che resta

Rapsodo d’amore

 

Devo lasciare

Che lei ti riduca in macerie

Per poterti infestare

Come edera

Il cuore

 

Devo lasciare

Che lei ti cosparga di sale

Novella Cartagine

Anche se

Preferirei di no

#89 Una sera di Dicembre



Ti ho scorta alla stazione
Una sera di Dicembre
E ho creduto di vederti scrivere con lo sguardo
Per me
Emozioni di flebile incertezza
Come il vento spettina appena
Il fumo via dai comignoli infreddoliti

Ho creduto di vederti sorridere silenziosa
Alla casualità che mai ha guidato
I tuoi passi verso i miei
I miei occhi dentro i tuoi

Ho creduto di vederti indugiare
Soffermarti sulla possibilità
Di un presente differente
E come una cerva ti ho vista esitare
Indecisa se scappare
Di fronte al cacciatore disarmato

E la tenerezza
Che calda
Ti sgocciolava le gote
L’ho vista
(ho creduto di vedere anche quella?)
Quando mi sono voltata verso di te
Girasole strattonato dal sole
Da un amore
Da un futuro
Che non è possesso di nessuno
Futuro prossimo distante anni luce
Distante galassie di baci
Di passione altrui
Per te

Ti ho scorta alla stazione
Una sera di Dicembre
Ma non ti ho salutata
Ti ho carezzata con lo sguardo
E me ne sono andata
Mano nella mano
Con la mia solitudine

#87 Cavolaia



Cavolaia che voli sull’erba
Assonnata dal sopore dell’alba
Passeggi tra i raggi slavati
Che schiariscono
Silenziosi la stanza
Che diradano stentando
La foschia sulla guazza
Che osa posarsi con te
Cavolaia
Fin sull’orlo del mio balcone;
Fragile scruti nel vaso, speranzosa
Alla ricerca di qualcosa da mangiare
Di uno stelo su cui riposare

Tu che tra foglie imbrunite e nuvole gonfie
Hai scatenato tifoni e tempeste
Col battito d’ali tuo soltanto
Insegnami ti prego
La leggerezza del vivere
Breve

#88



Fioriscono sui rami ritorti
Rossi screziati rimpianti d’amore

#78 Flavia (3)



Flavia
Io ci ho provato a descrivere
I tuoi occhi di palissandro
L’odore di quella sera, di quel tramonto
che era un rogo su Firenze
la tua pelle chiara
così
chiara
che si confonderebbe con la luna la notte
se non brillasse di luce propria

Flavia
Perché perdere tempo a cercare di descrivere di nuovo le tue
lentiggini?
Perché divagare? Perché non divergere?
Io ci ho provato ad affezionarmi ad altri
Ma i loro morsi lasciano segni solo sul mio collo
E il mio cuore recalcitra
Più testardo di me, il bastardo

Io ci ho provato a dimenticarti, Flavia
Pur senza conoscerti
Ma sei indelebile come la morte
Che neanche Cristo può cancellare

Perché perseguiti i miei pensieri?
Sei forse il mio Despota?
Devo comporre anche io una tregua?
Ma l’inverno è già alle porte, l’estate coperta dalla brina
E io sono il Despota di me stessa

Accetteresti però di essere la mia Ermione?

Per me sarebbe un

Piacere
Tra onde pini gelsi e nudità

#75



Tutto è poesia
Questaèpoesia
A
N
C
H
E
Atseuq
Con banali rime in fondo
O la struttura che fa un tondo
(Ringkomposition per i raffinati)
Puoi, se vuoi, usare la punteggiatura!
Oppure no se non ti piace

Puoi lasciare spazi l a r g h i
O riempire tutto il verso perché soffri di horror vacui anche se in
realtà non hai più niente di interessante da dire
Puoi fare citazioni colte
Non solo dai più colti
O giochi di accenti forse non così lapalissiani
Se leggi con il preconcetto e la pretesa
Del critico

 

Ogni composizione è in realtà
Soggetta a Schrödinger
Poesia e cartaccia allo stesso tempo

Viva o morta?
Sceglie la tua sensibilità

 

La mia ha decretato
Che i tuoi occhi sono poesia
Anche se non sono inchiostro su carta

#74 Sassi



Ti sei mai riempito di sassi le tasche
Fino a farle sprofondare?
Io, spesso

Hai mai guardato l’Arno di notte
Quando nella solitudine l’unico rumore è la luce riflessa dei
lampioni?
Io, spesso

Hai mai desiderato gettarti tra le sue braccia
Come fosse il tuo unico vero amore?
Io, spesso

E hai mai desiderato esserti scordato i sassi in tasca
Per
Sprofondare
Meglio
?

Io

Spesso

Ma so nuotare troppo bene per poter fingere di affogare

#73 Flavia (2)



Ti ho scritto una poesia
Ma era troppo lunga

Ah potessi
Accorciare il mio cuore!

#71



L’hai mai visto il sole riflesso in una finestra?
O meglio,
ti sei mai specchiata negli occhi di qualcuno?

#70 Flavia



Flavia
È il nome
Di una panettiera ad una fiera
Di un sorriso pallido
Di un sentimento di tepore e mani fredde

Flavia è il nome
Di un numero che non chiamo
A cui non scrivo più.

Flavia, lo stai leggendo questo manifesto?
Esisti ancora, fuori dalla mia mente?
¿Vaghi ancora per Firenze,
Li scambi ancora i tuoi capelli con i passanti
Per farmi voltare la testa, per farmi tremare la pelle?
L’hai perso il vizio
Di sorridere così bene?
L’hai perso il vizio, Flavia, di non rendermi il cuore?
Le scendi ancora le scale con la tua Mosca?
Ma allora, che te ne fai del mio cuore?

Questo inchiostro sono io che ti cerco,
Quella che vede i fili di un futuro incerto
E sogna troppo e troppo bene
Quella che non ti conosce
Ma che ti aspetta
E tu mi hai detto che ho del potenziale letterario
E io ho scritto questo
Così magari ci ritroviamo
Nella boccia dei pesci, prima o poi.

Solo perché in realtà cercarti adesso è insensato
Dato che nel tuo petto rimbomba già un nome
(Ma allora perché ti cerco?)
E se anche ti incontrassi sarei un muto balbettio di emozioni
fragorose
Ché non mi sembra di avere mai niente di interessante da dire
alle persone come te
E non sono molto brava a farle restare
E a volte tendo alla solitudine
Perché le parole non esprimono mai tutto quello che provo e
nessuno capisce
E solo se scrivo allora esisto
E ho paura di non essere all’altezza delle aspettative, all’altezza
Della normalità
Perché sono uno strano soggetto
Con così tanti complessi che mi sembra strano
Che io riesca a suonare contemporaneamente in tutti
E ho un difetto di fabbrica nel petto
Per cui non sono fatta per essere amata
Ma soltanto per amare
Soltanto per l’amore

E so che se tu potessi tenere l’universo nel palmo della tua mano
Non ti accontenteresti di stringere un granello di sabbia,
E io, io sono solo un granello;
L’unica mia consolazione è il sapere di non essere
Sabbia

E odio la gente
Ma amo le persone
Come Montale D’Annunzio Lorca Ungaretti;
E a volte ho pensato che se fossi morta non sarebbe importato
molto
Ma ora sento di avere un incontro a data da destinarsi
E adesso importa, almeno a me
(Ecco perché ti cerco)
E dico tutte queste cose
E attacco questo manifesto
Dato che so che non mi giudichi pazza
Solo perché credo nell’amore

Che poi io non ci credo che le persone accadano per caso
Come fossero ghiaino nelle scarpe
Forse abbiamo sbagliato la tempistica
Forse dovevamo incontrarci prima
Ma probabilmente io ero in ritardo
Perché la mia mente a volte è un po’ torbida
O magari eri tu in anticipo
O magari abbiamo sbagliato piazza
Città
Paese
Ma spero non vita

E forse dovranno passare 10 anni
O 10 amori
Prima di rincontrarci
In fuga dalle nostre vite
O alla loro ricerca
E io avrò dato una gamba a Medici Senza Frontiere
O forse avrò solo perso il portafoglio
E tu sarai sposata perché sul momento sembrava la cosa giusta
da fare
O forse avrai un cane e un lavoro in Costa Rica
E alla stazione ci guarderemo
E saliremo assieme in silenzio su un treno
Uno qualsiasi
E tu mi ricorderai all’improvviso quando ti sorriderò
Perché sarai sempre la stessa e io non potrò non farlo

O forse ti rincontrerò al supermercato
Con gli occhi stanchi
Stanchi di guardare frammenti di una realtà costruita con la
carta e la creta e la cera
(Ma gli occhi di chi delle due?)
E le nostre vite non assomiglieranno a niente di programmato
E raccoglieremo assieme i cocci di un’esistenza storta

O forse ho solo preso un abbaglio
E non sei niente di ciò che credo,
Ma a volte ho ragione
E a volte voglio averla
E sperare, Flavia,
Voglio sempre sperare;
E io non smetterò mai di essere una di quelle persone che
provano disappunto se si perdono il momento in cui una
lampadina si fulmina
Figuriamoci se si perdono un grande amore.

Ma Flavia non lo legge, il manifesto
Perché sta vivendo già un grande amore
Con un’altra;
E io ripeto il suo nome, perché è tutto ciò che io abbia mai avuto
di lei
E tutto ciò che me ne resta;
E dire che prima neanche mi piaceva, Flavia, come nome

Ma io lo attacco, il manifesto
Che magari invece lo legge
Che magari le poesie le piacciono
E se anche prova pena o sorpresa o disagio
Almeno per un attimo lei mi ha pensato
E se anche non ci crede, che ci rincontreremo,
E non mi cercherà quando sarà sola,
Intanto mi perde
Che è già un passo necessario per ritrovarsi

#69



Cesare disse: “verrà la morte e avrà i tuoi occhi”;
ma quando ti incontrai
la morte scomparve, e venne la vita

#68 Fuori dalla mia finestra



Fuori dalla mia finestra
In quest’ora del pomeriggio, le colline si ammantano
Di un colore tale che non mi è possibile distogliermi
Dal guardarle, e perdo così le ore migliori del giorno
Passeggiando gli occhi in un dipinto ad olio
Appeso
Fuori dalla mia finestra

#65



Ti dormo accanto nella pioggia
Nel freddo e nella terra
Ti dormo accanto nella foglia
E nel vento

E quando ti sveglierai, io lo farò assieme a te
Per potermi di nuovo addormentare al tuo fianco
Quando ti coricherai

Quindi fermati e riposati
Come Dio il settimo giorno

#64



Un cuore normale, comune
Privo di segreti, di camere oscure
Dove sviluppare primi piani sfocati di donne
Senza volto e uomini senza Dio
Senza quadri alle pareti, senza tende alle finestre
Senza l’istmo di terra che lo rende isola
E che lo isola
Perché assente

Un cuore che è un thermos
Per tenere caldi i miei sentimenti per te

#63 Edera



Sono l’autunno delle foglie
L’inverno della volpe e del coniglio
Sono la primavera della neve
L’estate del ruscello e della camelia

Sono i petali dei papaveri appassiti
Le spine delle rose recise
Sono gli orologi nei cimiteri
Il campanile più alto nella cittadina abbandonata

Sono la rondine che ha smarrito il Sud
Il catrame sulla boa spiaggiata
Sono la bara del milite ignoto
Il capezzolo della donna sterile

Sono la bussola senza ago
La fascia che cinge il capo al cresimando dubbioso
Sono la ghigliottina senza lama
Il patibolo senza corda, la croce senza chiodi

Sono il sangue rugoso dei morti
La valanga sulla montagna vuota
Sono la lente rigata di un obiettivo
La vita del terminale senza più tempo

Sono la morte
La vacuità
L’inutilità
Sono una vittima dell’esistenza
Grottesca e rigogliosa

#60



Mi colmi d’amore
Come d’ambrosia la coppa
E il mio cuore rompe gli argini di una diga
Che non è stata progettata per resistere a piene di
questa natura

Stupefatta assiste alla distruttiva corrente
Che non è stavolta di cupa disperazione ma di fertile
fuoco
La diga, che si sgretola
Al tuo passaggio

#59



I tuoi occhi sono smeraldi
E sono zaffiri
E sono mille soli dorati
Che splendono in un mare di erba e di vento
Incorniciati da aspre montagne dolci di carbone
Ridono, ninfe affacciate sullo specchio
Al passaggio di Narciso

Come brillano le fiamme nell’incendio senza confini dell’estate
torrida
E come le loro ombre danzano nell’oscurità
Così si muovono i tuoi occhi d’ambra infuocata
Scoppiettando come cipresso nel camino
E nulla più al mondo vale la pena di essere visto
Dopo aver visitato il tempio dei tuoi occhi.

Se dovessi rinunciare alla tua vista per poter anche solo per un
attimo
Sfiorarti il cuore
Allora non esiterei a strappare la fibbia dorata dalle mie vesti
Perché se anche sbarrassi le imposte e sprangassi le porte e
coprissi ogni
Fessura di velluto nero
Sarò sempre inondata dall’immensa luce degli occhi tuoi
Che irrompono in me come sole che sorge d’improvviso dietro le
montagne
E tutto è luce

#56 Notturno



Fredda è la notte e pungente l’aria
Che squarcia il mio petto; lento
Il mio respiro che si perde nel buio
Tenue tra i pini e gli abeti addormentati

Nel silenzio e nella quiete
Dell’ immobile città lignea
Una strenua luce argentea
Si immerge fra le fronde

Nessun rumore disturba
L’immota boscaglia incoronata dal vento
Le foglie cadute ingoiano ogni suono
Dei miei piedi scalzi, nella foschia
Di un sottobosco di pace.

#55



Guardando dalla finestra, un giorno
Mi chiesi come sarebbe stato essere
Un gamberetto.

Ma a pensarci bene,
il rosa non mi dona.

#54



In 1000 subiranno l’ingiustizia
In 500 si indigneranno
In 100 scenderanno in strada per protestare
In 50 andranno sotto il palazzo del governo
In 10 porteranno seco armi
Ma 1 soltanto avrà l’ardire di agire
E verrà chiamato dagli altri 999 assassino
E anarchico e bastardo
E nasconderanno ora le armi e lo condanneranno
E lui dalle fiamme li maledirà
Perché ha avuto il coraggio che a loro mancava
E ha preso le armi per tutti loro
Che adesso lo chiamano bastardo
E non si è neanche guadagnato un posto in paradiso

#53



Nel tuo sguardo dipinto da Dio
Gli angeli si perdono e sospirando desiderano
Che sia concesso loro di amare
Per amare te

E a me che è concesso, mi è impossibile esimermi dal
farlo
E non innamorarmi ogni volta che incontro
I tuoi occhi

#52



Quando le foglie che cadono con tenerezza bruciano in una
cacofonia di colori
E si sveglia il mio cuore quiescente, pronto ad unirsi al focolare,
io brucio con loro, e non so perché.

Quando l’erba spunta tenera in principio di primavera
E vive senza timore e colma di speme
Io vivo con lei, e non so perché.

Quando il ruscello corre e mormora senza mai prendere fiato
Senza mai fermarsi per un bacio,
io corro con lui, e non so perché.

Quando il vento carezza le foglie e le spettina e le percuote
Con respiro immenso
Io soffio con lui, e non so perché.

So però che ti amerò come ama l’autunno,
bruciando di colori
ti amerò come ama l’erba di marzo,
piena di speranza
ti amerò come ama il ruscello,
senza mai prendere fiato
ti amerò come ama il vento
senza mai smettere di correre
ti amerò come ama ogni cosa
senza un perché