C.83

 



E’ tutto un levigarsi d’affetti

ricucire sentimenti

finché l’ultimo orlo è roseto di punti,

Finché a forza di pezze

da amanti dell’anima si è ora

rachitici amici d’un tempo

Finché la gioia da ardente radice

diventa tiepido buffetto su raggrinzite

dementi guance grigie.

E tu di chi sei il canarino?



Sono solo un canarino nella miniera di carbone

e tu inesperto esploratore ti rallegravi del mio canto

che bel piumaggio giallo in questi giorni neri!

‘sei il mio s0le sotto terra’

Mi sgolavo per vederti i denti strappare la tela grezza nera del tuo viso

che ti diedero un sacchetto più grande gli uomini coll’argento

e mi ci comprasti una voliera nuova

quella più scintillante del negozio

Giovedì scorso scovasti

corresti fuori a festeggiare

e non riuscivo a volar via dalla mia voliera nuova, mamma mia come funzionava bene

e com’era pesante l’aria di quel giovedì!

alla fine racconti che avevo gli occhi spalancati

come quando avevo paura che non mi sentissi quando eri lontano

-si muore di giovedì.

Ero soltanto un canarino e tu eri indaffarato negli scavi nella miniera di carbone del tuo cuore.

Contro S.11



Stasera

Guardando

L e n t a m e n t e

 

I tuoi movimenti

dalla distanza d’un tavolo

ascoltando

 

I tuoi silenzi

pesanti nell’aria

come a giudicarmi

 

ho avuto la sensazione

 

(costante)

di non potermi innamorare

di te

Porta Venezia



Ci ricordo

a quella fermata finta di Porta Venezia,

come finti eravamo io e te

- rotti come si ruppe la vista sul mare.

Forse tra un anno la rivedrò,

quella stazione vecchia e scalcinata.

Sarà così leggero pensare che quelle scale

sono passate

- arioso -

che ho già sudato per rivedere quel sole.

 

Amore



Innumerevoli tentativi

Sogni infondati

sconfinate speranze

per quella breve scintilla

in cui sorridete, insieme

e gli occhi si abbracciano

ballano

fanno l’amore

E in quei tre metri fra voi

il caos impazzito    scompare

E

tutto è ordine

Chiaro, unito

Pulito

- Amore.

Che t’importa



Era bello un tempo

il peso della tua mano sul mio collo

nella nuvola grigia di metallo

con le budella nell’universo di sopra.

Ora ci siamo persi

Ma non importa

Che t’importa

Non ci rincontreremo su nessun altro sentiero in salita.

Penserò alla mia prossima casa, amore mio-

 

che amore mai sei o saresti stato.



Alla fine sacrifichiamo tutto,

che sia il coraggio il sentimento la paura

la solitudine

il sonno di notte-

per prendere parte a un gioco non a somma zero.

 

Eppure



Che magari passando eri

anche felice di non essere tu a urlare addii

al posto di quella coppia sul portone.

Ma andando avanti costeggi il mare

a sessanta all’ora e

riconosci sprecato il tempo non bruciante

di sangue e carni,

non dilaniato da sofferenze vetuste.

?Che il tuo tempo migliore non fosti tu,

una,

quanto quei timorosi amorosi litigi

su una mezz’ora di ritardo?

A due epiloghi



Pensai a te

sotto la luna

col sorriso arricciato.

Non sei bellissimo – splendi.

Guardi su  guardi me  guardi il mare,

-quel Rachmaninov che sai a memoria

il ricordo del tepore della monotonia t’invischia:

andrà bene

pensi -domani.

La penna di oggi ti giustifica,

intanto scrive una luna crescente per il giorno appresso.-

Tremi

e da mirabile detentore di targhe ed elogi

diventi magro bambino, freddoloso.

Mi baci.

Messico e nuvole



Senza la grazia di un adulto,

con le imposizioni di un bambino

nascosta tra crasse risate

e risposte scontate -

lo guardo -

ci guardo che ci piangiamo da est a ovest

sognando una sua visita di cortesia

al mio fuso orario non conforme.

Parto domani



Scapperò ancora dalla terra dei pastori

in una transumanza lunga quanto me.

La fede in un tratturo verde,

inciamperemo su Babylon e

dormiremo

in terre senza maremmani

su tetti barbari e lenzuola di seta.

Perderò il fischio del richiamo forse,

ma non il mare,

neanche quando l’ultima pecora mancherà.

il mare tornerà sempre e

non temete, un giorno anche io tornerò!

Quando mi piace una poesia



Senti la penna di un mese, due , dieci anni prima

accarezzarti piano,

la coltre di ghiaccio farsi brina e

sciolta ruscello

scorrere tra i versi, al mare

dove Illuminato

il riflesso di te si perde

e ad occhi chiusi bagnati

in silenzio guardi Altrove.

Sorridi.

Non ascoltate l’indie col cuore a pezzi



Curioso come

sulle note di una canzone indie

che ascolto per dimenticarti

un versetto mi vede,

tra gambe e schiene sudate:

striscia al mio orecchio,

con una luce, una nota giusta e

oh!

anche stasera a casa in lacrime.

 

1, 2



Uno, due, uno,

due, uno, due,

diamogli aria.

Un volo sopra i pregiudizi,

sopra il buoncostume i regali spensierati

della gente.

Un volo con te

e con la fiducia che trovo

ogni giorno a fatica.

Una fiducia che dura finché duro io,

speriamo amore.

C’est l’été, c’est l’été, c’est l’été.



Distrutte anime nere

su di uno scoglio arroccate

Dolenti, ululanti, sguaiate.

Brandelli di carne e ricordi

scivolano nell’acqua disillusa.

Nel freddo umido del mio angolino cavo

nascosta

piango,

che ero viva ancora

e ancora aspettavo un amore

bellissimo, bellissim0, bellissimo

Beato te



che non sai che

prima di incollarsi ai muri delle nostre città

questi pianti d’inchiostro

scorrevano sul mio viso.



quest’inverno mi farò caldo

nei brandelli fumosi rimasti di te

 

 

 

A Milano



Pareva così candida la tua

figura in mezzo alle altre

Quando non era che l’ennesimo

siparietto grigio,

e come in un numero musicale

uno si chiude

uno si apre