C.89

 

L’angelo custode del consumismo a volte è nudo



Lei, ferma dentro
Nuda
Vestita col vetro di una vetrina.
La plastica antropomorfa
Che riluce sotto i riflettori
Caldi, eccitanti.
E voi, fermi fuori
Calvi, eccitati
Vestiti della superbia
Di chi può comprare
Cose che non servono.
Le bocche aperte, davanti
alle cosce nude
Di un corpo che non esiste,
- Un paio di scarpe verdi
127 euro. -
Provatevele, fatelo vedere a tutti
Che belli che siete
Vestiti del vostro ego
Solo
tra le maniche,
vicino ai gemelli di perle
guardatevi le unghie
Pulite
e chiedetevi
chi è il vero manichino

A-morale



Vi racconterò una storia
Senza nessun insegnamento.
Un uomo brizzolato
Con le ciglia folte,
Avvelenato così forte
Dalle scogliere d’ odio
Dalle quali si era tuffato
Da piangere e vomitare
Ogni inibizione contorta
Di un mondo sdrucito
con un sorriso scucito.
Il dentro sta dentro
finché non lo vomiti.
L’ ermetico diventa emetico.

Sul suo quaderno a righe ride una calligrafia storta:
” E il naufragar m’è dolce in questo amare”.

Il mascara per Chiara



Sette anni di

Capelli insoliti

E denti cadenti.

Mi guarda attenta,

Mi trucco.

Mascara.

-”Ma perché ti pettini i peli degli occhi?”-

Rido.

-” Perché altrimenti mi si incastrano gli occhi in quelli degli altri bambini”

 

Sporco, felice e leggero,

Piango nero.

Pre-occuparsi



Io non ci credo
Nelle cose che hai da quando nasci
un colore degli occhi provvisorio
Un bel grigiastro celestino
Non piangere bambino
Lascerà presto il posto
A un marrone non male,
nor-male.
Io non ci credo
alla predestinazione,
Alla premeditazione di un amore.
Scusa
ma Io non ci credo
Che esistano le persone nate buone
Anche i tronky sono nati buoni
Ma poi ti dicon sempre
Ritenta sarai più fortunato.
Io non ci credo
Che con te non ho bisogno di ritentare
Che mi copri mentre dormo
Che mi accarezzi di notte
Che mi chiedi a che ora torno
Che assaggi le acciughe e fai le facce brutte
Che fai cadere nelle pieghe morbide dell’ oblio le mie paure
Che fai cadere nelle pieghe morbide del tuo collo il mio buio
Solo ogni tanto
Io ci credo
Che possiamo amarci bene
Quando ti sguardo negli occhi,
Un bel celestino grigiastro.

Canzone per Monica se fosse nata maschio



Questa canzone poteva essere
il resoconto di una vacanza
Che non hai fatto in Basilicata
Dieci anni fa.

Questa canzone poteva essere
Il teorema della potenza di potenza
Che ha per base la stessa base
Solo perché non ha mai avuto
Il coraggio di cambiarla.

Questa canzone poteva essere una poesia
E invece è una stronzata e dice una bugia
Perché ogni canzone senza la musica sotto
È l’inganno licenzioso di un poeta bigotto.

Questa canzone poteva essere
Una ricerca di geologia per bambini
Per trovare la potenza di uno strato di terra
Sul quale hai deciso di non crescere.

Questa canzone poteva essere
Una rivolta contro i poteri forti da scalfire
Un mosaico che non hai mai finito di finire
Perché non ti andava di cercare le tessere.

 

Questa canzone poteva essere una poesia
E invece è una stronzata e dice una bugia
Perché ogni canzone senza la musica sotto
È l’inganno licenzioso di un poeta bigotto.

Questa canzone poteva essere tutto quello che potevi essere
Invece è solo l’ ennesima potenza che non diventerà mai atto,
“Perché devo rifarmi il letto se ogni notte torna disfatto?”
-chiede Marco a sua madre-
“Perché i sogni comodi bisogna meritarseli”

(Riman)d(i)



Di domenica
Su un divano color ocra
Che l’hai voluto tu così
Che ti ricorda il cielo
Che forse mi sono innamorata così
Quando ho scoperto
Che guardi le cose
Come cazzo ti pare
E te ne freghi del realismo
Sei quasi più magico di kafka
Di domenica
Su un divano color ocra
Che abbiamo troppe cose da fare
E invece rimani a carezzarmi i capelli
Con le dita lunghe
(potevo usare una parola difficile tipo affusolate ma mi fanno schifo)
E ogni volta che provo ad alzarmi
Mi dici puoi farlo domani
Rimani con me ora
Per favore
Mi dici dai per favore rimanda.
Sei la procrastinazione
(Potevo usare una parola facile tipo rimandare ma mi fanno schifo)
di una domenica
Su un divano color ocra
In cui rimango ancora
a guardarti le ciglia
E ad amarti un po’ più piano.

Ric(amarsi)



Con te ho imparato

che l’orlo del baratro

si può ricucire.

La mia paranoia è gialla



Ogni volta che mi rimane qualcosa incastrata dentro
La sento fra le costole,
Mi mangia.
Finisce per finta,
Finisce per un attimo,
Vomitata
sulla porcellana
bianca.
Io sono Immacolata,
Una vergine pallida
dentro un cesso sporco,
Lucida, libera.
Bile,
Liquidi disumani, piscio.
Copre il fetore delle mie paure,
un profumatore chimico di cessi al limone.

Il latte



Capezzoli screpolati,
Il pianto di un bambino
Affamato
Che ti afferra i seni turgidi
E succhia forte.
Un rivolo di latte biancastro
Cade
Dalla tua carne macellata
Da quei dentini
che hanno appena finito
di bucare le gengive.
Il latte è
Egoista privilegio
Del non sapere ancora
che il tuo corpo è merce,
Che avrai fame,
Che forse elemosinerai amore,
Che un giovedì che piove
Succhierai le tette
A una puttana
Con gli occhi chiusi,
Con un rivolo di saliva
biancastra
Che ti cola dalla bocca
Sanguinante
Fingendo di non sapere
Che il tuo corpo è merce.
Avrai fame
E nessun capezzolo screpolato
A cui aggrapparti.
Ti rimangono buchi da riempire,
Organi da vendere,
Baci che manderai,
Silenziosamente disgustati,
Con gli occhi chiusi
Fingendo di non sapere
Che il tuo corpo è marcio,
Che il tuo corpo è merce.

 

La pelle del cielo



Sto marcendo
Dentro il mio involucro di pelle
Sottile
come la polvere che respiro
Un pulviscolo
che sta sulla bocca di tutti
come una voce di paese,
Una voce velenosa
Vox populi vox dei
dicevano
Allora Dio ci sta amazzando tutti.
A Torino il cielo non esiste.
Sento addosso
Il peso di una morte impalpabile.
È aria
Sta marcendo,
Dentro il suo involucro di stelle.

Problema di igiene etico



Perché ogni volta che me ne lavo le mani
Mi si sporca la coscienza?



Mi fa male vederti in una foto
Con un gelato in mano
Con una maglietta
che non sapevo avessi comprato
Che ci hai sempre tenuto da morire
Alle tue magliette
Che sembri felice
Più di quando eri con me
E non mi chiami
Per dirmi che sei felice.
Volevo solo non essere
Un mozzicone della tua anima
Spento sotto le tue vans preferite
Che magari non sono più preferite
Perché io non so più niente di te
E se tu non vuoi esistere
Nella mia vita
Va bene ugualmente
Ma potresti farlo
Con i vestiti che conosco
Per lasciarmi almeno l’ illusione
Di saper vivere ancora
E farmi male un altro po’.
Mi hai insegnato
Che si può sanguinare
piano,
Ma non sulle tue magliette.