C.91

 

Oblio



Dimentico me stesso, cedo il passo
alle confuse ombre della sera:
albero, lepre, uccello o cacciatore
di sogni, nella stessa nube nera
di aneliti indistinti, senza Amore.



Perché e’ il ricordo che ti spinge via,

è il ricordo di lui che ti tiene sveglia,

è il ricordo di quei giorni,

è il ricordo delle sue mani,

il suo volto ardente,

le sue labbra,

i suoi occhi che spaccano la brina,

i suoi capelli,

la sua voce cattiva
,

la sua pelle,

il suo profumo che rapiva.

 

Cataclisma



Farò esperienza di te

mentre raccoglierò i pezzi di me

che ti sei lasciato alle spalle

e ti incolperò di avermi trafitta,

di avermi tormentata,

di avermi strappato l’anima.

 



È giovedì,

questo non aggiunge nulla.

È pomeriggio,

questo rimuove.

Sta piovendo.

Questo complica.

Sei solo, e questo aggiunge,

rimuove, complica.



Notti in inverno

Freddo fuori

Caldo dentro

Tra le braccia mi tieni

Al sicuro mi sento

Resta altrimenti

Fa freddo anche dentro



Il bello della solitudine è potersi aspettare.

Poter attendere i propri tempi,

con le proprie risorse.

Sfuggire dai consigli,

dalle aspettative,

dalle possibilità strazianti.

Il giudizio di uno sconosciuto sarà tremendo,

doppiamente tremendo,

ma nel tuo letto,

protetta da coperte e stanchezza,

con gli occhi serrati e con il cuore stanco,

tutto sfuma, evapora,

non rimane che una brutta impressione.

 



E poco a poco il dolore si attutisce

si ritira, va sempre più giù,

come un’ombra si annida nei polmoni

nel fegato

nello stomaco

eppure resta là, da qualche parte

a fare male come prima,

solo che adesso non piangi più.

Graffia dall’interno come un’accozzaglia di vetri rotti,

poi i tramonti e la nostalgia della sera

che inghiottono tutto quanto c’è di bello;

solo oscurità davanti ai tuoi occhi.



Sempre mossa dal desiderio,

mai dal calcolo

e in giorni bui come questo

mi sento sprofondare

e il mio coraggio,

arma a doppio taglio,

svanisce.