D.36

 

Horror Vacui



Maledetta
cerchi l’egoismo e trovi me
perché
Tu sei
la metafisica del boia
che lede al mio respiro
con la scure per l’ameno.
Tu sei facezia per il mio amare.
Tu sei lo scherzo
Tu, la fiamma
Tu sola nella stanza
Tu sei tutto
Tu sei niente
che vuol dir fuori
fottuta dentro
sola
e mai completa

Che poi quando ti guardo
penso ad altro
Tipo tutti quelli che muoiono tranquilli
Perdenti coi loro sorrisi splendenti
Perdenti senza i loro denti lucenti
Perdenti per amori appena esistenti
senza graffi al cuore o
sguardi pieni sulle pieghe del dolore

Horror Vacui

Ho consumato tutte le mie lacrime
ed ora spezzo la sete di felicità
bevace di nuove anime

Vuoi da bere?

Vorrei premer tanto da resettarmi
eppure non mi curo
resto curvo
tra mille e mille ritardi
con poco piacere
ma niente da temere

Ho visto tra i miei demoni
le storie dei tuoi uomini
Deboli
al peso delle lacrime
Labili
al soffio dell’ira
Silenti
allo scrosciare del sapere
Inetti
alla durezza del sopportare

Io,
Sono solo un corvo
Vorticoso al di sopra dei tuoi confini
Amante distante da ogni delusione
Ad ogni nuovo volteggio
un nuovo battito
di mille forme invere
e mai
solo nel tuo cuore

Mentre la tua sofferenza dilaga
ti ammiro di dolcezza
bellissima lacrimosa
mia fiamma dolosa

Vieni a fare un sorso nella mia sete

X.



All’idiosincrasia dell’ Io per te

Sei diletto nel lutto del mio letto

VIII.



I muri vaticani

martiri del tempo

tentano di nasconderci

perché l’arte ci eccita

e le tue labbra mi tentano,

Incessantemente.

 

I canali geometrici

le scale, le chiese,

Peggy,

Casanova,

l’amore nel tuo sguardo

nella vecchia serenissima,

al tramonto,

tra interstizi

e mille cormorani.

 

Rivango

 

Versi notturni

nati da gemiti distorti

ammirando i contorni

dei nostri corpi contorti.

 

Rivivo la tua pelle anserina

allo stringerti del seno,

diamanti.

 

Tra le gambe mi stringi

con lame di sguardi

di odi et amo,

sento la pienezza

e mi dilanio.

 

Con il tuo culo tra le mani

la mia esistenza

nelle tue profondità

e poi

dolce

al tuo ventre mi avvinghio,

lentamente

decado

nel tuo sinfonico bussare.

 

Ti bacerò fino allo strazio

delle nostre labbra sanguinanti.

 

Questo era nulla

O tutto ciò che avevo.

 

 

 

 

VII.



Non sono degno

perché incatenato,

dipendente,

come della terra il legno.

 

Trito il dente

che la tua lingua sfiorerebbe

desideroso

di inebriarsi

del frutto divino

che arso dal vino

in esso si rivolterebbe.

 

Perdona lo sciocco

che freme

e sangue teme

di rimorso.

 

VI.



Equilibrio nel caos

Tra amori e pulsioni

Guardarti e non perire

Perdermi e non ghermire

 

Legati d’amore il tempo

Vecchio e scisso presente

Fuoco

Oppressore della mia scintilla

 

Vivere e non morire

Morire e non vivere

Darti gioia

e mai torpore.

 

Vorrei amare

E non ferire.

Baci senza sale

Di lacrime lontane

 

Vorrei morire

E non ferire

Vivere e non tradire

Amarti e

non amarti.

 

Tutto questo vorrei.

V.



Come si può

voler edificare

una

dimora

in questa società

in cui è

un deviato

a dirvi che occorre sedizione?

IV.



Segnato

Abbandonato,

Forte

Di creder nella sorte.

È la solitudine

Della notte

Che mi rende incline

A ceder alla morte.

III.



Or or’ che taci

mancano i tuoi occhi nella notte

e i tuoi baci 

come lotte.

I colori cremisi 

dell’alba bolognese

accolgono la crisi.

Ormai anime tese

tra i silenzi infiniti

dei nostri amori falliti.

II.



Esisto

anche senza

il tuo sospiro

il tuo passo fermo

il tuo sguardo su questo muro

la tua ombra sui miei versi.

Esisto.

I.



Lurida

Celeste

Che accarezzi le trame

Di un amore altrui.

Vieta il vuoto

Mio osservare

Fisso sulla voglia

Nel fiordo di lacrime

Entro il tuo seno.

Ti ho fatta sudare e

Ho visto i mostri

Tra i miei ricordi

E i tuoi discorsi.

Mordimi.

Riprendimi dal profumo di bicarbonato

Nutriamoci dei tarli del mio cuore,

Che niente,

Le cene sono amare

E il sapore mi

Fa tremare.