D.37

 



 

Le manette dei tuoi sguardi ai polsi,
imprigionati dentro al carcere dei tuoi discorsi.

Ora d’aria per uno scherzo.

Non siamo mai più evasi,

Galeotti dei tuo sguardi.



Il mio ultimo respiro
lo dedicherò a raccontare la storia
del tuo primo respiro,
che si fece un fiume
d’amore nel mio.



Pausa caffè.

Bevo dalle tue occhiaie
quel che rimane del giorno
e della tua bellezza che,
petalo a petalo,
folate di rughe
incoronano vera.

 



Riportami indietro,
al tempo in cui,
distesi,
ti dipingevo gli occhi con le dita,
un olio su tela del nostro vecchio amore.



Tu che leggi
in questo momento sei nudo,
davanti a me
e io ti guardo.



Cavalli lanciati al galoppo
sono le steppe dei tuoi sguardi.



Mi svegliai in un sogno
di un bambino che sognava
e teneva stretto tra le mani un sogno
di un bambino che sognava
e teneva stretto tra le mani un sogno
di un bambino che sognava
e teneva stretto tra le mani un sogno.



Odore di terra umida
è incenso di chiesa
per chi non ha casa.



Vi sputerò in faccia
l’odore dei boschi
dove muoiono le lucciole.



Le donne d’oriente si vestono di baci
come fosse primavera,
peccato che i treni non tornino mai
prima che finisca la guerra.