D.07

 

Vento di mare



Frammenti di realtà riemergono col vento.

Pancia piena di aperitivo da Aurelio

dove con poco bevi tanto,

di pizza fatta da immigrati

facce serie di chi suda per mangiare.

Polmoni pieni e stanchi

di fumo di bionda

che gratta la gola senza far male.

Corpo stanco di un pendolarismo che ti uccide

di quelli che non vedi l’ora di farti una doccia.

Sudore e appiccicaticcio

che il vento,

solo lui lo può asciugare.

Piedi stanchi sulla via del ritorno.

La luna è la tua unica compagna

nel pieno dei lungarni.

Ti innamori ogni dieci passi.

Ogni dieci passi fissi lo sguardo di lei,

incontri che si trasmettono

anche solo una voglia,

anche solo per un’istante.

Cammini lungo l’argine di un fiume bello

e cavalcato dal vento,

dove le luci dei lampioni giocano con l’acqua

creando correnti immaginarie.

In bagno, la zanzariera vecchia e ricucita

si gonfia come la vela di una barca,

e godi nella sicurezza

priva di qualsiasi fondamento

che il vento vien dal mare.

Ne percepisci addirittura l’odore.

Nell’angolo più ventoso del balcone

il vento originario si mischia a vortici nati dal contrasto delle mura.

Lo benedisci, lo ami.

Posi lo sguardo in basso

E quel che vedi è un bianco scrostato dall’umidità e dal tempo.

Pensi di essere al Sud

con tutto questo bianco.

Pensi di essere in una terrazza

arroccata sul mare

in una sera di vacanza

con il vento che ti augura

Buonanotte.

Mocambo



Certi desideri si vedono,

si sentono,

si annusano.

Altri no,

si nascondono dietro ai brillantininella tasca di un jeans

sul culo di una bella bionda.

Romeo e Giulietta



Quel giorno lui pianse la morte di lei.

Poi senza un motivo, senza parola,

sedette su un treno e si mise a viaggiare.

Lei si svegliò, ma dopo il suo pianto.

Il gioco di morte si tinse di nero.

Lo scrittore racconta di un doppio suicidio,

ma solo la donna riuscì nel suo intento.

Lui bevve, ingrassò, e si fece più vecchio,

vivendo ogni notte per scordare al mattino

i suoi seni, il suo viso, la pelle baciata.

Ormai vecchio e tutto acciaccato

volle scopare un’ultima volta.

Per morir così,

con la testa rivolta,

a ricordare i suoi seni,

Giulietta,

e a com’era una volta.

Io sò io e sò questo ebbasta



Posso astrarre quanto me pare,

pensare e ripensare,

ma alla fine

io sò io,

e sò questo ebbasta.

Sò ste braccia,

ste gambe,

sta testa e sta faccia.

Tutti sti pensieri,

tutto sto pensare,

mamma mia che brutta faccia!

Che poi,

me sò ‘mbriacato,

‘ngrassato,

‘mbiancato,

ma la testa è sempre quella,

balla e ribballa

sempre ‘a stessa tarantella

“Te piace, un te piace.”

“La voi, un la voi.”

Ma che ne so?!

Che poi a parlarne e riparlarne

cambia ir gusto

e me ce confonno

Sai che te dico?

Godemoci er passato

per quel che è stato,

e vedemo che c’ha da offrì

stò presente, no?!

Io e te,

cioè,

tu e io,

che semo la stessa cosa

specchio mio.