D.100

 



Adulatori di altri dei,
combattiamo con la stessa fame dei popoli oppressi
sorpassati in anni
dalle nostre stesse paure.

Così le ombre sono diventate nemici,
riversate nel fiume della tragedia.

Nessun altro oggi,
sotto il sole
arido dei deserti,
può altro che decidere
di scomparire in un raggio di luce
e tornare vivo.



L’esasperata convinzione che tutto debba essere perfetto, una ricerca della società di riprendere i canoni inadeguati del mito.
E così in perenne ricerca dell’idillio, logoriamo i nostri corpi a un immaginario non presente e mai possibile.
Soffocati e costretti a vivere il paradosso dell’esistenza, chiedo il perché delle cose a nessuno.
Vite appese al muro creato da noi.

Favole / Risveglio



Posso alzare lo sguardo
sopra tutto,
innalzarmi sopra i tetti,
le case
e le nuvole,
che mi hanno sempre impedito,
dalla mia piccola finestra,
di capire.

Tu continui a ridere,
piccola che sei
nella tua natura.
E io rido,
stupido che sono
a non averlo capito prima.

Come un risveglio
dopo tanto tempo
apro gli occhi
dalla illusione
della tua bellezza,
creata da amanti di altri epoche
che hanno deciso di andarsene,
pugnalati dalla tragica storia.

Nuda,
scoperta da ogni rivestimento
che io avevo creato per te
seguendo la costellazione dei nei sul tuo corpo,
sei come una stella morta da tempo,
ma la distanza di anni luce
mi aveva impedito di capire che eri già spenta.

Spogliata da ogni arteficio
il tuo sguardo non incute alcun timore,
non mi divora più l’anima,
ma come sempre i tuoi occhi parlano
una lingua segreta che pochi sanno.
Gli dei mi hanno concesso questo potere
di saper leggere la tua verde pupilla
dopo secoli ad aspettare.
Non ci sono più segreti oramai
rotto il vaso di Pandora.
La verità,
come il sole all’alba,
è sorta.
Un dolce risveglio
dalla favola dell’amore
questa mattina.
Cammino fra le strade,
senza paura,
senza volerti incontrare per mero caso,
e anche se fosse
piccola della tua natura
passi inosservata ai miei grandi occhi
che ti hanno sempre saputa amare.
Questi occhi liberi da ogni incantesimo
finalmente,
possono tornare ad amare.



Come una tempesta nel deserto
mi sveglio con gli occhi pieni di granuli,
e non vorrei mai lavarmi la faccia
da te,
che sei quei granuli.
Piccoli
insidiosi
odiosi
,
eppure la sensazione
della sabbia sulla pelle
nessuno la scorda mai.



Certe notti
vorrei non addormentarmi mai
per poter continuare a pensarti
prima che il sole,
la quotidianità,
e la ragione
cancellino ogni cosa.

02:31am



Vorrei esistessero luoghi
dove la tua presenza
diventasse assenza,
dove poter camminare
lunghe passeggiate
senza preoccuparmi.

Un giorno
sarà primavera,
e come trovai te
troverò me,
in quel luogo
dove le assenze
diventano presenze.

A me stesso



A me stesso,
questa lettera senza motivo,
per riuscire a trascorrere altro tempo
senza il tuo affetto.

Notte



Ho visto tante stelle
bruciate,
dissipate.

Ho chiesto al cielo
un desiderio
mai esaudito.

E io brucio ancora,
come notti vane
senza significato,
a cercare il tuo volto
tra gli interludi
di una speranza svanita
e una mal riposta.



Il tuo prezioso sorriso,
le lacrime piante assieme
mentre negli occhi guardavamo
il futuro svanire.

L’ultimo giorno
abbracciati a piangere,
a ricordarci noi:
le promesse e i difetti,
i corpi caldi sotto il sole,
il tuo respiro nel mio petto,
le tue labbra sulle mie.

Mano nella mano
mi hai accompagnato fuori dalla tua vita,
e io
ancora piango.

 



Aurora,
illuminami,
brucia i ricordi
e indicami
dove
e
come
vedere
i suoi occhi.



Prendi un fiore.

Strappalo,
privalo
delle sue radici.

Con violenza
inflitta
si ritrova
senza sicurezza.

E così
ricordami,
come quel fiore
che hai trovato
nel giardino dei desideri.



Tutto il senso della mia giovinezza
nei tuoi occhi,
persa
appena hai abbassato lo sguardo.