D.120

 



In ginocchio fermo immobile

come pietrificato

lo sguardo perso e vuoto

inerte e ormai sfibrato

 

per terra sparsi intorno

frantumi di mobilia

dentro la stanza chiusa

che da tutto il resto esilia

 

la mano malridotta

mostra tagli profondi

e il suo gocciolar sangue

scandisce quei secondi

 

un urlo si leva

e l’aria attorno spira

non riesco più

a trattenere la mia ira

 

 



Il mondo là fuori è così bello

ma io me ne dimentico



Ogni volta che ci salutiamo mi chiedo quando ti rivedrò

E riparte questo mio tormentato conto alla rovescia

mentre non faccio che immaginarmi il momento in cui ci ritroveremo

ma quando alla fine arriva

basta uno sguardo

per dissipare le mie paure

 

il tuo sorriso

 

per ripagare le mie attese



Mi piace provare tutto e non appassionarmi a niente.

 

L’entusiasmo dell’inizio

non è altro che un fuoco di paglia

che brucia i miei castelli mentali

 

E mi ritrovo ancora una volta

coperto da apatica cenere