D.27

 

.polimi



Voglio schizzare fuori dal mio dolore
si alza il rumore di una piovra, di un terrore;
sborrando nero sui baci presto in metro
acceco occhi placidi da pesci lessi.
Voglio liberarmi di questi fardelli d’olio artificiale
perché la stronza crostificazione delle mie arterie
e la fuliggine stanca dei camini tra notte e mattini
a tutto ciò che vedo, m’attacca.
Sopisce ed evapora
l’enfasi struggente del poeta
percosso sono
una parte di un Nulla
confinato tra quattro mura
tristi
e labbra che si seccano di continuo.

Cantico (psicadelico) delle creature dell’essere



Mi porto dolcemente il fuoco alla bocca,
come nettare e latte dionisiaco
sapora di morte silente
l’animo dimenticato nella jungla abissale
degli albori dell’uomo.
The soul is supposed to starve
cibandosi di radice d’angosce
accompagnato dal canto acido infinito degli astri;
è finito il tempo del vino di lingue!
distillato di culture e possibilità,
solo un canto amaro
di strade accecate
dall’ardore violacee del sole.
Spirito pesce
consumato
sotto una montagna di sale ocra
ove svolge il funerale dei gabbiani piangenti
con le piume e
lo sguardo
indurite dal vento ghiacciato.
Giungente il temporale eterno
si nasconde il corpo sotto lo spettro arboreo
fra un’accucciata di fatti e gatti
con pelo odoroso di sesso e pioggia.
I rami neuronali
con respiro afono vibrano,
s’espandono e contraggono
al ritmo metallico dell’acqua cadente
e con tenacia
s’incrudono
per allattare i felini del corpo.
Il cuore brucia tambureo
ed anima il nucleo del piccolo pianeta
con un suono lungo gioioso
trattiene le lacrime dello sforzo;
senza ormai più coperta né cuscino
quando si fermerà?