D.40

 

Cunnilingus



<<Leccami le labbra!>>

Io, nel dubbio, ti baciai

Infausta sventura



Impervia vien da lei
un’ aura a rallegrar
come mosto degli dei
come Nelson a trafalgar.

Lustrasi d’assai perizia,
movesi sul guancial abbiente,
con indomita giustizia
fui additato tra la gente.

Sorte non volle che mi tolsi
tal difetto di moina,
sicchè mogio io mi volsi
dal seguitar, rapido, caina.

In genesi d’una notte illune
accolsi la merifica creatura
e avetti il mio muno impune,
ciò che credetti mia sventura.

Oh mercede immite, amor,
qual meconio d’onirica fattura
tinge di vivido piacer e dolor
come codesta fedifraga iattura?

Indi, com’ altra cosa di natura,
viene e va, senza paura,
lascia solo la rimembranza oscura,
un doloroso punto di sutura.

Ecatombe di virtù



Ignite folgori rodono diletto
nel veder vergogna e parco intelletto
Soggiunga impervia l’indomabile sorte
e paghino lor vita, con l’eterna morte.

Icastica Celebrazione



L’ipocondria per le nude menti
stringe il pugno contro eros
e in mille parate di mute genti
va morendo pallido amor.

Le luci del nord rimpiangono
il caloroso asilo, ventre materno,
e riflessi chimici liquidi vagano
procreando un nuovo paradiso e inferno

Luci stridenti declamano versi,
illibati e igniti a guisa di gurge,
or menando i miei pensieri tersi,
iaculo di cristallo sangue mi unge.

Absinth



Anime dall’oltretomba suggeriscono
versi al vento e maestri alchemici
distillano,con disapprovata maestria,
stille di tenebra, color smeraldo.
Si impadronisce della mia volontà
immiandosi la dolce fata verde,
inibisce i miei malumori e
svela agli occhi un modo
tutto nuovo di misurarmi
con il nuovo mondo.

Retorica



Espedienti d’illustra fama
nascondono dietro teatri di lettere
un gran silenzio inconsolabile
Ecco l’atto inesorabile dell’imminente
declino della ragion morta.

Leuconoe



Piange a lacrime d’epitaffi
durante l’orgia funebre Verginità

Post Mortem



L’alba del giorno che sarà
è il passeggiar tra inferno
e paradiso: una scoria
nel perfetto muoversi dei tempi
che cambierà il nulla per l’eterno.

E saranno solo scapole di vetro
e vene di ghiaccio tutto intorno.

La padrona, occhi bianchi e velo tetro, senza che te ne renda conto,
sarà qui, con gli stessi tuoi volti.
Al più alto progetto tu sarai pronto
solo in un immemore trionfo di morti.

Verrà la luce , trionferà il fuoco,
ucciditi una volta, o mille volte cento:
saremo così luce nella luce
e spiriti nel vento.

Nulla sarà per sempre
ed eternamente assorti
assisteremo al lento, procedere ,
dell’Infinito.

- 6 -



Come la terra che i rami
del salice raccoglie,
e come il vento che
a tempesta lo accende.

Cielo stellato



Cosa io veramente amo
è il veder piangere le
stelle nelle notti
in cui il sole muore
senza uccidere la luna.

Pudore



Non trovo parole

per parlare degno

di ciò che stringe

il cilicio al cuore.

Amo il tuo parlar soave



Amo il tuo parlar soave
che dà colore al cieco viso,
rosse vien le tue gote cave,
e muta il mio pianto in riso.

Piango il non esserti vicino,
ma lascio le membra al cor,
e col corpo in terra chino,
prego di condurmi, Amor.

Ma intender facile non trovo,
per gli atti e le vane parole,
cosa ,per te,or voglio e provo.

Chè se amor mio fosse il giogo,
e tu nel mio ciel il cupo sole,
non torrei il reo cor al rogo.



 

Abitiamo le anime dei salvi

per non piangere l’inferno.

 

Liev’è il vento



Si muore appesi immobili.
Spinti dal vento,ritorniamo
nelle mani di chi ci ha senza
alcuna colpa generati.
Figli rei del destino, che tra i
degni non sono degni di stare.
Perdonatemi se ci siamo mai
abbandonati a esser vittime
del mondo ,e l’animo inganno,
il sangue altero facile versammo.
Perdonateci, perché ormai
siamo inermi. Non siam più
capaci di strappare tempo
al vento ed a voi anime salve.

Tu e Stendhal



 

 

Si manifestano in me
i più enigmatici
silenzi:
universi di emozioni
implodono in me.

Dolceamaro



Sicario della realtà,
l’amor si mostra
vestito di nudità:
è insaziabilmente affamato
Nulla delle mortal opre
può concedere cotanto
spirto al core che sta
ad ammirar , ferito.

Sì mi prese hestia



 

Sì ,mi prese hestia,
tanto ardor ch’invano
svuotai la mia mente.
E fu procella en core

e fu de spiriti dolore.
Ed il secco spino
scaturì in sangue
come ardor sovvenne.

Venne sì forte in prole che
‘l core d’insania ancor offende.