D.85

 

Venus of the suburbs



Doors open wide
in her deep blue eyes
dashing into thoughts
and words
and noiseless worlds
where nobody’s allowed in.
Like a lotus in the mud
she wears her gloom and glides away
before the first light of the day
leaks through the blinds of the window.
She sets off to her
underpaid job,
she’s a post-rock heroine,
and morning puddles steal
her faint smiles –

[ the way she survives
they love it ].

Morirò come Li Bai



Alla luna.

Mi incanto a osservarti
dalla finestra:
sembri una principessa di Vuoto adorna
il volto a tratti
offuscato da un’ombra.
Bellissima, sì, ma
troppo triste.
Ti lacera il dubbio
per due pretendenti
e nel frattempo
immobile
d’indecisione splendi.

E te ne stai lì
fredda e confusa.
Eterna…
Ma non lo sai? L’eternità non esiste.
Non c’è che quest’attimo
che io non so cogliere.
Quest’attimo che io non vedo,
che io -

- Che io non trovo mai niente che mi assomigli.
Che ho sempre le mani
piene di sbagli
e gli occhi smarriti
in un mare di stelle.
Io che sono pallida,
pallida e sola
come la luna.

 

«Titania»



Ha una corona di fiori e sogni,
la Regina delle Fate,
e pelle di corteccia dura.
Nelle sue vene scorrono
linfa dolce e torrenti
di parole che solo gli alberi sembrano capire.

Dura appena una notte,
l’incantesimo di Titania,
ma in fondo è meglio così:
si innamora sempre dell’uomo sbagliato.
Se ne accorge solo quando lui
dovrebbe scivolarle dentro
e invece
le scivola addosso
come il più anonimo degli sconosciuti
e l’unico attrito percepito
è quello del cuore che scalpita
per risalirle la gola e farsi
sputare via.

E si sente così squallida, Titania,
che, al mattino,
pure i sogni sulla sua corona
le paiono
appassiti.

L’uragano in bottiglia



Ti ho regalato
un uragano in bottiglia:
tu hai tolto il tappo e ora guarda!
Le nostre anime
a soqquadro.

Futakuchi-onna



Deliziose le parole
che ti macchiano le labbra
e i tuoi pensieri dolceamari
che s’incatenan l’un con l’altro
come perle di collane nel forziere di un pirata.
Il tuo odore sa di rabbia,
mi fa fremer le narici,
mi fa ribollire il sangue
e non riesco a chiuder occhio!
Succulenta anche la gabbia
da cui non sai più come uscire:
le paure son lucchetti
per le sbarre dei ricordi.
E come faccio a non pensarci,
mi fa gola –
mi fai gola!
Ma d’altronde che vuoi farci?
Anch’io a volte mi innamoro.
Sono Futakuchi-onna:
con le labbra ti sorrido

e con la testa ti divoro.

K・L・I・M・T



che bello questo mantello di solitudine
che ti sei cucito addosso:
è in filigrana d’oro e fiori estivi -

e ti calza a pennello.

「21 anni」



Non ho amici per confidarmi
né un oroscopo da consultare.
La mia stella è un buco nero
tipo il mio stomaco,
che si è giá divorato
svariati pacchi di biscotti, tre confezioni di occasioni perse e un’intera autostima:
sparita, puf!, come l’amore che fino a ieri provavo
per migliaia di cose che adesso potrei bruciare
e chissene frega
vorrei starle a guardare mentre soffocano
tra le lingue di fuoco -
chissá come baciano?
Di sicuro meglio di me
che non brucio di passione
neanche se mi tuffo in mezzo al sole
ma che brucio di dolore
se mi cade un po’ di sale
sulle ferite.
E in sere così, il sale mi piace…
Sale q.b.” si dice.
A me ne basta un sacco,
mi ci cospargo l’anima come un tempio buddhista
per scacciare i fantasmi del passato, del presente
e di un futuro incerto
che mi illudo di scegliere
ma è un altro salto nel vuoto.
E sai che c’è? Fanculo,
mi mangio pure quello
e lo butto giú con un goccio di vino che,
si sa,
ci sta sempre bene.



流れ星とナミダの茶や
̶ 嵐山。

stelle cadenti e lacrime nel mio tè
a Arashiyama.

Pedalare la notte



Pedalare la notte
a maggio
è come essere catapultati in un mondo parallelo
dove per te i semafori scattano dal rosso al verde.
Zaino in spalla, musica in cuffia
- bassa, però, per sentire il silenzio
muovi le gambe per non pensare
e invece finisci per ricordare in sette kilometri di strada
tutta una vita.
La bici si flette
sotto il peso della stanchezza
e costeggia uno steccato in bilico
tra la realtà e lo sguardo di un cerbiatto nottambulo.

Pedalare la notte
a maggio
e avere il mondo tutto per sé
e sentirsi felici, felici e liberi
mentre sfrecci sotto la luce dei lampioni per le carreggiate larghe e deserte
in cui nessuno può fermarti se respiri
più forte
se ami, se piangi e se ridi.
Se vivi.

Pedalare la notte
a maggio
vivi.



bellezza efebica del ragazzino rannicchiato sul sedile dell’autobus
mentre si guarda nervosamente intorno
gli occhi schivano lo sguardo altrui come se
incontrandoli
tutti potessero leggerci dentro che qualcuno
ha appena abusato di lui
tra poco mi calmo, pensa, e intanto
gocce di pioggia gli imperlano i capelli
come lacrime.



storia del principe
dai verdi occhi
che in cerca di qualcuno da salvare
non guardò neanche la fabbricante di sogni
mentre chiudeva la portiera dell’auto