D.85

 

«Titania»



Ha una corona di fiori e sogni,
la Regina delle Fate,
e pelle di corteccia dura.
Nelle sue vene scorrono
linfa dolce e torrenti
di parole che solo gli alberi sembrano capire.

Dura appena una notte,
l’incantesimo di Titania,
ma in fondo è meglio così:
si innamora sempre dell’uomo sbagliato.
Se ne accorge solo quando lui
dovrebbe scivolarle dentro
e invece
le scivola addosso
come il più anonimo degli sconosciuti
e l’unico attrito percepito
è quello del cuore che scalpita
per risalirle la gola e farsi
sputare via.

E si sente così squallida, Titania,
che, al mattino,
pure i sogni sulla sua corona
le paiono
appassiti.

L’uragano in bottiglia



Ti ho regalato
un uragano in bottiglia:
tu hai tolto il tappo e ora guarda!
Le nostre anime
a soqquadro.

Futakuchi-onna



Deliziose le parole
che ti macchiano le labbra
e i tuoi pensieri dolceamari
che s’incatenan l’un con l’altro
come perle di collane nel forziere di un pirata.
Il tuo odore sa di rabbia,
mi fa fremer le narici,
mi fa ribollire il sangue
e non riesco a chiuder occhio!
Succulenta anche la gabbia
da cui non sai più come uscire:
le paure son lucchetti
per le sbarre dei ricordi.
E come faccio a non pensarci,
mi fa gola –
mi fai gola!
Ma d’altronde che vuoi farci?
Anch’io a volte mi innamoro.
Sono Futakuchi-onna:
con le labbra ti sorrido

e con la testa ti divoro.

K・L・I・M・T



che bello questo mantello di solitudine
che ti sei cucito addosso:
è in filigrana d’oro e fiori estivi -

e ti calza a pennello.

「21 anni」



Non ho amici per confidarmi
né un oroscopo da consultare.
La mia stella è un buco nero
tipo il mio stomaco,
che si è giá divorato
svariati pacchi di biscotti, tre confezioni di occasioni perse e un’intera autostima:
sparita, puf!, come l’amore che fino a ieri provavo
per migliaia di cose che adesso potrei bruciare
e chissene frega
vorrei starle a guardare mentre soffocano
tra le lingue di fuoco -
chissá come baciano?
Di sicuro meglio di me
che non brucio di passione
neanche se mi tuffo in mezzo al sole
ma che brucio di dolore
se mi cade un po’ di sale
sulle ferite.
E in sere così, il sale mi piace…
Sale q.b.” si dice.
A me ne basta un sacco,
mi ci cospargo l’anima come un tempio buddhista
per scacciare i fantasmi del passato, del presente
e di un futuro incerto
che mi illudo di scegliere
ma è un altro salto nel vuoto.
E sai che c’è? Fanculo,
mi mangio pure quello
e lo butto giú con un goccio di vino che,
si sa,
ci sta sempre bene.



流れ星とナミダの茶や
̶ 嵐山。

stelle cadenti e lacrime nel mio tè
ad Arashiyama.

Pedalare la notte



Pedalare la notte
a maggio
è come essere catapultati in un mondo parallelo
dove per te i semafori scattano dal rosso al verde.
Zaino in spalla, musica in cuffia
- bassa, però, per sentire il silenzio
muovi le gambe per non pensare
e invece finisci per ricordare in sette kilometri di strada
tutta una vita.
La bici si flette
sotto il peso della stanchezza
e costeggia uno steccato in bilico
tra la realtà e lo sguardo di un cerbiatto nottambulo.

Pedalare la notte
a maggio
e avere il mondo tutto per sé
e sentirsi felici, felici e liberi
mentre sfrecci sotto la luce dei lampioni per le carreggiate larghe e deserte
in cui nessuno può fermarti se respiri
più forte
se ami, se piangi e se ridi.
Se vivi.

Pedalare la notte
a maggio
vivi.



bellezza efebica del ragazzino rannicchiato sul sedile dell’autobus mentre si guarda nervosamente intorno

gli occhi schivano lo sguardo altrui come se incontrandoli, tutti potessero leggerci dentro che qualcuno ha appena abusato di lui

tra poco mi calmo, pensa, e intanto gocce di pioggia gli imperlano i capelli

come lacrime.

“… dentro parlare, anche quando fuori taci”. I.II



Si spegne
anche l’ultimo lampione
e la notte cede il passo a un’alba di colla
che strappa via le stelle
e le nasconde una a una tra i gelsomini in fiore.
Tuffi la mano nel tuo bianco amante
inebriandoti del suo profumo.
Il tuo volto è un mondo distante
su cui labbra di carta disegnano
indovinelli ingarbugliati,
mentre i tuoi occhi sono laghi salati,
che danzano ubriachi tra i tetti e il cielo.
Con risate fradice di bellezza
impasti una pizza di cemento e stelle:
la guarnirai di insicurezza
e di minuti a parlare del tuo letto di legno.

E scusa se non te l’ho detto, però non sei solo,
non lo sei mai stato!
Ma come potevi – come potevamo saperlo
se ci siamo incontrati solo mezzo giro di mondo fa
quando ancora non rimpiangevo
i baci che non ti ho detto
le parole che non ti ho dato
le risate trattenute
e questa non era ancora l’ennesima notte insonne
da chiudere a chiave nel nostro
Archivio delle Occasioni Perdute.



storia del principe
dai verdi occhi
che in cerca di qualcuno da salvare
non guardò neanche la fabbricante di sogni
mentre chiudeva la portiera dell’auto