E.28

 

Giovani e belli



Forse lo siamo stati
giovani e belli, dico.
O forse no
le foto mentono
la memoria inganna.
È facile guardare al passato
se ho le cuffie e la musica incanta.
Io lo so,
perchè ci sia possibile convivere con essa,
ci sono volte in cui la storia andrebbe ritoccata:
se non mi racontassi delle quotidiane bugie
se non mi nascondessi in aspettative future
se non vagheggiassi su ciò che fu
non potrei più vivere.
Dovrei posare spada e fodero
tornare a casa
e aspettare
che il sempre arrivi.



Andate tutti affanculo.

Che poi tutti è nessuno

chè ce l’ho con me stessa

che sono così umana

da non riuscire a capirci niente

di questa vita, bastarda e sconosciuta,

che scorre negli occhi

e nelle viscere

che così come mi è stata data

senza chiedere

in tal modo mi verrà tolta.

Io poi non so cos’è vita

e non so quale sia il modo giusto per sprecarla,

persa ad imparare da voi altri

che invece sembra che sappiate

i perchè di tutto

e allora avanzate sicuri

e mi terrorizzate

perchè mi sento l’unica e la sola a non saper niente,

io imparo a vivere giorno per giorno

cercando di prendere la scelta migliore

prima secondo dei principi

poi altri

scelti un po’ come mi pare

un po’ affidandomi all’ istituito  buon senso

un po’ alla musica rock

un po’ al caso

che ancora non ho capito se esiste

o se semplicemente è caos

tutto ciò di cui ancora non c’ho capito un cazzo.

Umorismo della sorte dolorosa



Schivo il dolore,
mi blocco e penso
non essere vile.
Ci entro,
brucia,
m’immergo.

E ora?

Col tempo
l’abitudine, sai.

No, non rimarrò qui.
Che mi flagelli l’anima
e mi sani le piaghe col fuoco!
Dimenticherò il sapore di zolfo
e la paura
eroica ritornerò alla vita
vestita con abiti nuovi e profumati
e come fiore all’occhiello: l’umorismo.

Un funambolo



Cosmonauta del cielo,
avanza impetuoso,
brandendo le armi
percorri il più breve tratto tra gli astri.
Più violento di quello dell’equilibrio
il vento dei pensieri
spingerà a volteggiare tra le nubi
questa fragile piuma,
così sensibile.
Uomo dell’aria,
tu, non cedervi,
alla ricerca della sua fonte
penetra il bagliore luminoso,
nel luogo ove nulla respira,
sprofonda.
Di sangue colora
le ore del tuo passaggio tra noi.
Più duro del sole,
più glaciale delle nevi,
osa
e ricorda:
esistono limiti soltanto nell’anima
di chi è corto di sogni.



Irrequieta
migro verso non luoghi
in cerca di illusorie certezze,
ché, a chi anela alla conoscenza,
una sola terra non basta.