E.43

 



Alzarsi sopra l’ordinario,
picchiare in viso il conforme,
saltare in volo
con lo spirito,
sputare in testa
a quel che è freddo dovere,
fare cosa si voglia,
arrivare in alto
fino alla soglia della stratosfera,
farsi strada a testate
dentro a cieli angelici
e precipitarsi contro Dio
per dargli del vecchio moralista
e rubare l’ambrosia
e farci il bagno dentro,
ballando sul frastuono
di corni celesti
infuriati;
svegliarsi sorridenti,
ma scordarsi perché,
ma abbracciati in due,
che quando mi spingi col piede
giù dal letto del sogno,
sistemato così sulle volte stellari,
lo schianto è grande,
ma il fracasso più grande
è quel pianto,
che canto,
che fa il tuo silenzio.

La silhouette di Venere



Una sagoma di spalle
è già abbastanza a volte
magnifica
se pretende osservazione
senza saperlo;
vorrei essere quella penna
che a te presto
per vivere ogni avventura
che con te sogno
su un prato di carta,
e accarezzarti
il collo sussurrando
rumore al tuo orecchio,
giocando per te
cullato sul palmo
nel bilico intrepido.

Ape



Pensavo, sentito il ronzare,
fosse entrata un’ape
dalla porta rimasta aperta
per tutti quegli anni.
Cercava l’invisibile traccia
del gusto della vita
sconosciuta al mondo dei codardi.
Quando mi punse il dolore
fu reale, e fiale di nettare
addolcirono il sangue micidiale.