E.11

 



Oggi sono andata a Milano,
ho attraversato il parco
del planetario.
Ho tracciato una mappa celeste
unendo ricordi lontani,
certi posti erano uguali
a come li ricordavo.
Assaporavo ogni mio passo,
da sola camminavo
nel passato.
Non ti so dire cosa provavo,
vagavo come ipnotizzata;
freneticamente mi giravo
osservando
sperando forse
di ritrovare attimi perduti,
piccoli tesori
da custodire in segreto.
Ma poi ho provato
una felicità delicata,
una lieve nostalgia;
ho sfiorato quei ricordi
come gemme sulla mia mano
e sono stata grata.
Ho camminato per Milano
contenta e leggera,
un po’ malinconica, sì,
ma tenuemente sostenuta
dall’aria.
“Chissà se lui…” mi domando,
un po’ sospiro,
ma sorrido in fondo.
Mi piace immaginare di te
ciò che non posso conoscere.
Sono andata
a disegnarti per le strade
serena
per poter portare con me
uno schizzo incompiuto
di un ricordo mai vissuto.

E spero tu sia felice.

Apatia



Vorrei che nei miei occhi
non ci fosse altro che vuoto
Vorrei che i miei respiri
fossero monotematici
sintetici
Vorrei che il mio viso
fosse arido e secco
Vorrei che le mie parole
fossero gelide e taglienti
Non voglio la calma della pioggia
né il calore del sole
Non voglio le risate
non voglio l’amore
non voglio l’ansia
non voglio nulla
Vorrei che l’apatia
fosse il nutrimento di ogni mia singola cellula
e vorrei camminare nel mondo
indistruttibile
intoccabile
intangibile 

O αγάπη μου (3)



A volte penso al passato
e tu mi appari un po’ sbiadito
come un sogno poi dimenticato,
un ricordo mai vissuto
che hai inventato.
Guardo ciò che mi rimane
come se dovesse dirmi
storie segrete,
semi mai germogliati
abbandonati
sottoterra,
sotto la nostra
memoria interna.
Invero ti dico
che sono felice di saperti esistente
da qualche parte.
Anche tu in fondo guardi
il cielo
le stelle
i fiori
le foglie
e magari un giorno passerai
e leggerai questa poesia
e mi penserai,
e ricorderai quel sogno
e capirai che, no
non hai inventato quel ricordo
di un lontano giorno
di giugno.

 



Ormai non scrivo più a te
No, non scrivo più a te
Non sei il te che conoscevo
Ma una figura
Deformata
Idealizzata?
Sfocata
E distante.
Non scrivo più a te
Ma a volte mi piace chiacchierare
con quell’ombra che è rimasta
che un po’ mi segue,
mi ascolta silenziosa
e legge le mie poesie.
In fondo noi due siamo stati troppo uguali
Troppo simili, forse
O forse troppo diversi per viverci
Non ha più importanza

(Ti immaginerò sempre un po’ come me)

Di voi mi è rimasto



Di te mi è rimasto
un gelato mai mangiato
una cartolina senza nome
un bacio in stazione

Di te mi è rimasto
un messaggio mai ricevuto
dei capelli dorati
delle rime divine

Di te mi è rimasto
il suono della tua risata
un ricordo spiacevole
una bugia sussurrata

Di te mi è rimasto
il rossore delle tue guance
una poesia barocca
un migliaio di scuse

Mi chiedo cosa mi rimarrà
del prossimo.



La mia anima sanguina
e ai miei piedi
una pozza rossa
La userò come inchiostro
per le mie poesie.

Non è anche per questo che amiamo?
Il dolore, in fondo, non ci rende più belli
da guardare?
Colorati di rosso,
noi poeti intingiamo un dito
e scriviamo.
È ciò che di meglio sappiamo
fare.

S. (Sistema Solare)



Nei tuoi occhi io
vedo la Terra,
e nel tuo viso scruto
migliaia di stelle.
Le tue gote rosse
sono come le tempeste di Giove
e il tuo sorriso
mi riscalda come il Sole.
Ho paura:
mi è davvero permesso osservare
questo Sistema Solare?
Alterato è l’equilibrio delle mie stelle,
e mentre io guardo timorosa
loro ormai cantano gioiose il tuo nome.
Allora sì, forse credo,
forse posso di nuovo
davvero
vagare
in questa euforia
stellare.

Poesia per Andrea (V)



Tu sei tutto quello che vorrei
ma che non oso neanche sognare.



Non è la poesia
la cosa più bella del mondo?
Guarda, ha preso il mio dolore
e ne ha fatto un fiore.

Poesia per Andrea (III)



Ho sempre avuto
parole per scrivere,
l’universo si concentra
nel mio inchiostro.
Ma tu, tu fai zittire le stelle,
volatilizzare le onde del mare;
le lucciole e i fiori e i pianeti e le galassie
si fermano,
ed ogni cosa che potrei paragonare a te
di colpo scompare,
si nasconde,
e ti osserva
distante e silenziosa
ed io con lei ti osservo,
distante,
silenziosa.

 

Buio



L’assenza
Dell’appartenenza
Per la distanza

Poesia per Andrea (II)



Come il faro è nella nebbia,
così io spero in te.
Mi elevi, mi innalzi,
e da quassù vedo
tutte le stelle.



Un giorno
hai preso il mio animo e
ci hai fatto l’amore.
L’hai baciato e l’hai stretto a te.
Come puoi
lontanamente pensare
che io ti possa dimenticare adesso?

Dolce stil novo



Ti ho visto,
e in un attimo ho capito
tutte le poesie di Dante.

Dubbi



Mi chiedo se tu abbia mai
scoperto quelle mie poesie
appese
su muri di città nascoste.
Con il tuo nome impresso sulla carta,
mi chiedo
se tu abbia mai pensato
-anche per un secondo-
che fossero per te.
E magari, sospirando, hai anche sperato
fossero per te.

(Lo sono)

Poesia per Andrea (I)



Quando ti penso
mi sento come se annegassi,
ma allo stesso tempo
mi sento piena di
luce.
E non importa quale delle due
prevalga,
alla fine ci sei sempre tu.
E ci sono i tuoi occhi,
che ormai non ricordo più.
Questa tortura è dolce come il miele,
e mi culla, mi persuade,
mi invade.
Tra la folla forse, un giorno, ti vedrò
e brillerai,
e brillerò.



Gli spiriti della notte si nascondono,
ridono e sghignazzano
e corrompono il mio pensiero.
Fanno cadere il mio animo
nell’oscurità più profonda,
ed io ho paura.
Gli spiriti della notte si celano
nei tuoi sospiri e nei miei,
si nutrono delle lacrime e dei singhiozzi
che lasciamo sfuggire in silenzio.
Gli spiriti della notte sono malvagi,
crudeli,
e non c’è scampo dai loro artigli,
che graffiano e lacerano;
lasciano cicatrici e ci infestano.
Non lasciatemi sola,
non lasciatemi sola con gli
spiriti della notte:
loro mi dilaniano,
mi inseguono,
ed io ho paura,
io ho paura,
io ho paura,
io ho paura.



Noi siamo due rette parallele,
ma non siamo quelle
che studi sui libri.
Noi il nostro infinito
l’abbiamo già superato,
e attendiamo,
e attendiamo.
Io ti osservo in distanza
seguire il tuo percorso e spero
nell’incrocio dei nostri sguardi.
Attendiamo, attendiamo,
perché gli infiniti sono lontani
e sei lontano anche tu.

02:45



Non so perché adesso
sono sveglia con gli occhi
gonfi
di sonno e stanchezza.
Arranco sempre nella
profondità della notte,
ansimando;
mi distendo,
stringo il cuscino e
guardo il vuoto.
Forse è la speranza
di vederti accanto a me,
o di sentire per un attimo
la tua voce,
o il sapore di un tuo bacio.
Mi addormento allora, pensando di
sognarti.
E invece non ti sogno.



Tu non sei comparabile
alle rose di Maggio,
ai torrenti d’autunno.
La tua voce non è come
le canzoni più belle
o il silenzio di una notte.
I tuoi occhi non splendono
come gli anelli di Saturno
o le gemme più preziose.
Il tuo respiro non è comparabile
alla brezza mattutina,
all’aria di montagna.
Il tuo profumo non è
come quello del mare
o degli alberi.
Oh, αγάπη,
tu non sei queste cose
perché niente
può essere comparato a
te.
(Perché tu sei molto, molto di più)



È l’una e quarantadue
e penso
al calore dei tuoi sospiri
sul mio collo e
alla dolcezza delle tue labbra,
così nuove per me.
È l’una e quarantaquattro
e penso
alle tenere parole che sospireró
fra i tuoi baci,
al suono del tuo nome
e del mio.
È l’una e quarantanove
e penso
alle canzoni che canteremo,
ai balli che danzeremo,
agli sguardi che ci doneremo.
È l’una e cinquantadue
e penso
che tu dormi
ed io cerco la tua essenza
nei meandri dell’universo.

O αγάπη μου



O αγάπη, αγάπη μου,
questa è una poesia, una poesia per te,
αγάπη, tendimi la mano.
Aγάπη, αγάπη μου,
raccoglieremo le stelle del cosmo,
αγάπη, come sassi le scaglieremo
all’orizzonte.
Aγάπη, αγάπη μου,
lascia che le galassie
si riflettano nei tuoi occhi,
αγάπη, lasciale brillare.
Aγάπη, αγάπη μου,
traccerò con baci
le costellazioni sulla tua pelle,
αγάπη, creeremo nuovi universi.
O αγάπη, αγάπη μου,
siamo entrambi cosmi
ma giuro, αγάπη, non ho mai visto
un universo brillare
quanto brilli tu.



Se ascolti
anche quando tutto urla,
se ascolti
li sentirai
quelli come me.
Ci nascondiamo
nelle pieghe dei sogni
e negli attimi sfuggenti.
Ci nutriamo di speranze
e sospiri infranti.
Sorridiamo, abbassiamo lo sguardo;
siamo così piccoli che solo chi si ferma
e si china
e ci prende
ci può ascoltare
e capire
e amare.



Amore mio,
ci sono tante cose che ti chiedo,
tante quante le stelle.
Ti chiedo di abbracciarmi
e stringermi forte a te.
Ti chiedo di baciami, di respirarmi,
di sentirmi.
Ti chiedo di asciugare le mie lacrime
e di stringermi la mano.
Ti chiedo di ridere, sorridere con me
e di piangere con me.
Ti chiedo di amarmi come le stelle
amano il cielo.
Amore mio,
ci sono tante cose che ti chiedo,
tante da non poterle contare;
ma se ti potessi chiedere
una sola, importante cosa,
allora ti chiederei
di esistere.

Per te.



Ciao.
Io sono
una poesia per te.
Scusami se sembro stupida
o banale.
Mi hanno scritta
per starti vicino;
leggimi quando tutto il mondo scompare
e ci sei solo tu
e le tue lacrime
e i tuoi singhiozzi
e la tristezza
e il dolore.
Io sono
una poesia per te.
Mi hanno scritta
per dirti che
le tempeste si calmano
le nuvole si dissolvono
e tu ti salverai
perché come in un campo di guerra
combatti
e vincerai.
Ciao.
Io sono
una poesia per te.
Scusami se
sono scritta male.
Mi hanno pensata perché le parole non bastano
quando l’affetto è grande;
leggimi quando sei sola
e ti abbracci
e sospiri
e chiudi gli occhi.
Io sono
una poesia per te.
Mi hanno scritta per coccolarti,
per stringerti,
per amarti.
Ciao.
Io sono
una poesia per te.
Scusami se
mi trovi banale.
Mi hanno scritta
per gioire di te,
per apprezzarti;
leggimi quando ti credi brutta,
stupida,
inutile,
inesistente.
Io sono
una poesia per te.
Mi hanno scritta affinché esultassi
per quel voto in quella materia
perché, sai, non è facile;
mi hanno scritta per gioire
delle tue vittorie
e dei tuoi fallimenti,
di quel premio
e di quella sconfitta.
Ciao.
Io sono
una poesia per te e
adesso sarai stanca di leggermi.
Mi hanno scritta per chiederti scusa
e per dirti che un ‘ti voglio bene’
sembra piccolo
e banale
e stupido
ma il suo significato
non entra nemmeno
in questi versi.



Come il veliero nella tempesta
si spera
e come il veliero nella tempesta
si affonda.



Come fai
a cambiare aria
se hai paura
di un filo di vento?

Cadi.



Cadi

come

cadono

queste

parole

.

Cadi

e

muori

.

Finestra



A te, finestra
che al firmamento il mio sguardo rimandi
quando i sogni tempestano in me,
a te chiedo
conducilo da me
così che brilli più delle stelle.
E quando l’universo occuperà la mia mente
rimandami a lui
e io sorriderò.



I tuoi sguardi hanno
partorito un universo
nel mio spirito e
i tuoi sospiri
ne hanno mosso le stelle.