E.112

 

caramello al sale



assopisciti nella mia
distanza e
prova a sfiorarti
la bocca
le mani
con violenza
mangia con calma
la mia
nostalgia e
ammazza il tempo
assicurati
che sia morto
svuotalo
riempilo di vuoto
nauseati
del mio nulla

 

vodka liscia



nella locanda verde oliva
dai quadri mai appesi
ci sono solo chiodi alle pareti

c’è chi inghiotte il pasto
e scioglie i nodi intorno al collo
al cameriere bambino
ordinai la zuppa del giorno

ma quello me la mise nel bicchiere
vodka liscia nel piatto fondo

regionale 10943



frenetico racconto
del mio essere così incostante

un giornale tra le rotaie
trema complice
del mio autunno acceso

ma se fosse freddo e secco
il fango nella mia gola
sarebbe tutto un po’ più pulito

telaio



tingi da dentro
i miei tropici grigi
con colori cangianti
follemente sbiaditi
aggrappati a me
ancora una volta
non scucire la trama
della fragile fiaba

me lo hai detto e gridato
che scivoli impaurito
che non sai la tua sorte
aspetta ancora un minuto
quando presente si farà la tua assenza
bello e vulnerabile
fioriscimi ancora addosso
la tua dolce promessa

ignorata



“che silenzio logorroico, vero?”
e tu chiudi gli occhi
proteggendo sta bolla
con i tuoi cenni muti

“che silenzio logorroico, ti ho detto!”
e tu ti inginocchi
farcendo di nulla
minuti già vuoti

“che silenzio logorroico..”
e tu vomiti il nostro niente
così pesante
da portare in due

1921



serata sorella
di anime intrecciate
di mani attese e attesi cumulonembi
bruciata la sigaretta
caduta accesa nella grata
cenere rossa
rosso il fermento
rosso carducci
non per il tramonto
(musa sfruttata, puttana da inchiostro)
rossa di barbe e di pugni chiusi
e rossa di vecchi sacchi di foglie gialle
squarciati sulla vuota pachina
ora piena
di idee che non tramontano
in una serata amica
ormai compagna