E.13

 

Poesia



Sublimare in lettere
condensati di sentire.

E.13

Segno di una notte di mezza estate



Questa notte sta tutto a metà:
a metà l’estate
a metà il mese d’agosto
a metà il ciclo lunare.

A metà questa stessa notte.

In questo trionfo di metà
a me par tutto mezzo pieno.

Da sotto questa metà del cielo
m’illumino alla luce di un tiepido fuoco
che ancor tiene sveglia una metà del mio cervello.

Forse la metà destra.

E.13

Sei semi



LA DONNA DI DENARI.
Era una notte buia quella in cui mi trovavo.
Impalpabilmente concreta.
Non so dire se fosse reale,
tangibile,
o solamente artificiale.
Il fatto ineludibile:
non vedevo nulla.
in questa notte calata repentina più che per la menzogna per i troppi non detti
ho provato invano a spalancare le orecchie
poiché da soli non mi bastavano per vedere gli occhi.
Ma in questo tempo di luna nuova era solo necessario attendere
uno scotopico adattamento
e senza compromessi scegliere
l’inesauribile luce della SINCERITÀ.

LA DONNA DI COPPE
Nel mezzo della calca non è stato facile fermarsi.
Non è facile quando tutto attorno a te scorre via veloce
e sussurra a squarcia gola di andare.
Richiede concentrazione.
Le cose che contano meritano l’atto rivoluzionario di arrestarsi laddove tutto confusamente fluisce.
Come per singolarità gravitazionali alla cui densità nulla può sfuggire
in questo orizzonte degli eventi
ho potuto vedere ciò che merita la dovuta CURA.

IL RE DI SPADE
Non menando colpi a vanvera
arriveremo al fin della battaglia
che che scemerà solo al sopraggiunger della sera.
Dal basso di questo campo
dal quale a volte perdiamo il senso
confondendo orizzonti e confini,
la salvezza arriverà soltanto
coltivando unità d’AZIONE

IL RE DI BASTONI
Senza che le corde dell’anima
incrocino quelle del cuore
non vi può esser sentir comune.
e il viaggiare assieme è così precluso
e privato del suo senso.
E nemmeno è cosa buona
che queste vibrino all’unisono,
senza che l’una si distiungua dall’altra.
Che piuttosto esse intonino un canto in accordo,
in un fertile humus di sentimenti e VALORI

L’ASSO DI DENARI
Il delicatissimo equilibrio delle relazioni
sosteniamo con un alternarsi di moti:
di linge, timpani e sintòniche emozioni.
Affinché si ascolti non per rispondere ma per capire
Continuo lo sforzo di rimanere sintonizzati,
l’uno soull’altrui sentire.
Portiamo allora avanti nel non luogo
delle parole, la lemnisca sfida del continuo DIALOGO.

L’ASSO DI COPPE
Donandoci reciprocamente quanto di più prezioso
potremo illuminare l’ombra dell’abitudine,
dissolvendo le nebbie dell’assopimento mostruoso
e silente di attimi di anime
in niente.
Non quindi l’uomo penitente potrà passare,
quanomento non colui senza
il coraggio di mostrare,
un cuore sincero votato all’ACCOGLIENZA.

IL FANTE DI COPPE
Da offrirti non ho nulla di degno
se non sei semi, una mano ed un COMPAGNO.

E.13

Megisti



Lontano da tutto
Mi innamoro di luoghi che imprimo negli occhi
Li riporterò indietro così
Affinché tu possa coglierli riflessi nel mio sguardo.

E.13

Così, per parlare



Così,
per parlare:
di quanto già vissuto
di un mondo sconosciuto
di quello mai avuto.

Così,
per parlare:
di quanto c’è da fare
del nostro elucubrare
dell’intimo anelare.

Così,
per parlare:
di vite già future,
di splendide paure
di mele non mature.

Così,
per parlare:
Semplicemente
Di te e di me.

E.13

Ti domando



perché
non sei venuto tu da me oggi?
Perché?

Perché son cascato e sono tutto rotto,
spaccato.

Ed io,
che ho in pezzi il cuore mio?

Perché?
Touché!

Anch’io son stufo di far solo da me.
Ma ora tu dimmi per favore cosa vuoi
per te,
per noi.

Forse un focolare domestico di una tenerezza
che non si estenda a sufficienza oltre noi stessi?
Questo è un fare egoistico che conduce alla tristezza!

E.13

Trasformata di Fourier



Come antichi palei
Le nostre anime
Irrequiete
Trottolano

Come future sinusoidi
I nostri corpi
Largamente
Vibrano.

In fase
si confondono
In contro-fase
si annullano.

Non v’è scelta alcuna
se non un dinamico
equilibrio
eternamente sospeso
tra dinamismo
e stasi
tra trottolio
e inazione
tra beccheggio
e stallo.

Non m’importa del dominio del tempo
poiché posso ambire al dominio della frequenza.

Aprile (e la confusione delle mezze stagioni)



Lo so che fa male
e forse era presto
Ma non ho resistito
C’era il sole
e i fiori di pesco.
E così son partito
uno zaino e una matita,
direzione: vita.

E.13

Àncora



Ho visto
giorni di tempeste
potenti,
poi feste
e grida e lamenti.

Ho attraversato
praterie su destrieri
bianchi
e sconosciuti
mari su neri velieri
stanchi
di dover solcare inique
acque,
sempre fieri.

Ho colto
fiori antichi come Dio
e dai molti profumi,
valicato montagne,
guadato larghi fiumi,
attraversato campagne
lo zaino, il cane eD io.
Lascio che l’acqua scoli
sul mio capo;
su nugoli di farfalle avanzo,
su cumuli di macerie innalzo,
sia essa cheta o turbine,
linda o torbida:
freddo non teme il mio viso
il vento i miei capelli
in questo inferno che è paradiso
in questo luogo del cuore ove
i miei occhi sentono
le mie orecchie vedono
i miei sensi amano
e si scambiano.

Anima mia,
tu che sola rivoltarmi sai
come guanto
consumarmi sai
come suola
conducimi ancor più dentro
laddove bramo giunger
da tanto.

Intanto.

Al disagio che è fertile
innalzo un canto
e di questo caos
me ne faccio vanto.
Siano irrequiete le mie viscere
è cosa buona e giusta
fintanto
che il mio riso non volga
in pianto.

Arriverà il momento?

Ci penso.

Prima o poi mi tatuerò anche io un’ancora sulla schiena.
Per ora contemplo la polvere sui miei sandali
e godo.

E.13

Landa(i) partigiana



Sostiene tempeste soltanto
affinché risplenda un sempiterno sole.

E così, giammai seduto,
con materna cura pulisce il fucile.

E.13

Shakespeare today



Hello there, or hello there, that is the (new) question.

To die, to sleep.
In both cases,
the same shit.

E.13

Filastrocca contro la guerra



A me gli aeroplani piacciono tanto,
di quelli di carta giammai io mi stanco
Di rossi, di verdi, di tutti i colori,
io piego la carta e li lancio di fuori
Da questa finestra fin dentro il tuo cuore,
lo faccio a prescindere dal loro colore
Che poi siano belli o che siano brutti,
a me poco importa, io gioco con tutti
Perché non sganciano bombe né portan morìa
ma solo e soltanto gioco e allegria.

E.13

Haiku dei giorni nostri



Veloci oggi
si corre, per trovarsi
avanti soli.

E.13

Paraculo



Nei tuoi sogni sorridimi
Marta
e così come sono, prendimi.
E scusami se alle volte non sono all’altezza
se manco di prontezza
se non offro sicurezza.
Però tu nei tuoi sogni sorridimi
Marta
che essi siano leggeri
come pezzi di carta.

E.13

Guardo fuori



Guardo fuori
e
vedo strade piene
vuote di speme
niente batticuori
la gente freme
come si conviene
piena di languori
indotti dalla tele.
Guardo dentro
e
lecco le mie pene.

E.13

io, tu, egli, voi, loro.



LORO
corrono
sguardi sugli schermi
lesti
pedanti pedestri
sfrecciano
veloci
sotto i manifesti
i loro volti tirati lividi e
pesti
da una notte di incesti
come cani abbaiano
molesti
ti guardano
pensan di esser desti
ma
LORO dormono.

TU
sorridi
sguardo magnetico
stupefacente
di esso mi drogo
indecente
sulla mia pelle aderisci
come mordente
e come un’orafa
paziente
hai inciso
nella mia carne
in modo permanente
nel mio sangue una parola
incandescente
poi
TU li guardi e ridi.

IO
ormai senza
me
con pazienza
sono arrivato nella tua stanza
con insolenza
ho insistito invero
senza apparenza
con costanza
celebrandoti messa in tua assenza
mi hai perso in te
in me
incoscienza.

Nei miei sussurri
nei miei gesti
nei miei sguardi però
la sostanza.

Non mi vedi
tuttavia
IO guardo te.

E.13

Filastrocca per una timida rosa rossa



Ma perché rosa
questa rosa?
Si tratta di amore
oppure è altra cosa?

È amore! Sembra rosa
ma non perché livida!
È rossa davvero,
soltanto un po’ timida!

E.13

Per te, nella Sava



Per te, nella Sava
ho gettato una cosa:
un pensiero ed un petalo di rosa.

Li ho visti scorrere via
fin tra mare e cielo dove ora tu sei
li, nel limbo degli dèi.

E.13

Creativitàlità



Liberandomi dall’auto-controllo
creo
spogliandomi del pregiudizio
mi apro
incontrando l’altro incontro me stesso
e continuo così a danzare la vita.

E.13

Coerenza



Quand’anche fosse stato vero
avrei preferito un forse
purché sincero.

E.13

Logopodista



Nel potere della parola credo
più che ad ogni altro dono fatto all’uomo
in esso credo
e così, forte di questa fede
mi armo
di penna e lingua
mi armo
e così, bardato
in questa babele avanzo camminando.

E.13

Sarajevo



Mille e non una notte di sonno e quasi 47 lune
poi tornano gli alberi
tornano limpide le acque
tornano gli infissi alle finestre.

Baščaršija sveste il bianco e il nero
e di nuovo compaiono i colori sulle tavolozze dei pittori
arrivano Adidas e Mc Donald
e i turisti forse non pienamente consapevoli dell’olocausto che è stato.

Sento palpitare il caldo cuore di Sarajevo e mi domando:
è voglia di vivere o rabbia, di quella che ancora alimenta la brace sotto la cenere bianca?

Silenzio.

Nel cielo, all’orizzonte, sagome affusolate si profilano:
avranno corpo di bianche piume oppure d’acciaio?

Attendo.

Di una sola cosa sono certo:
stasera la luna riflette luminosa nella Miljacka
e Mr. Dayton non ci vede.
Stasera dormi serena, Sarajevo.

E.13

Tarragona



E ballai,
al chiaror d’una luna quasi piena e gitana,
anche la rumba catalana.

E.13

Sera



M’illumino d’imeno.
(Spengo la TV e faccio all’amore)

E.13

Genova



D’inalterabile mutevolezza tinta è Genova
così, come anche io sto.
Lei, stretta tra terra e mare si inerpica
tanto che par di vedermi anch’io, così, aggrappato.
Non senza segno il volto del suo marinaio
non senza ferite il loro cuore.

Anche mare e cielo, così infiniti e profondi, mutano.
Quali maree infatti senza luna? E quali stagioni senza sole?
E allora pare di vedermi anch’io così, in moto.
Moto come di marinaio,
so che li è la mia Lanterna
li le carte per navigare,
li ancora le Sirene da evitare e la,
proprio la, il mare e il cielo a cui tornare.

E.13

Verneuil



Nell’immobilità dell’istante prima del sorgere del sole
col mio vestito nero, passeggio.
Oh, anestetica visione
perché non lenisci il dolore della mia condizione?
Sono in lutto ti dico
a rispondermi il vento, con grida di un silenzio infinito.

E.13

I miei anni



E mi guardai attorno e vidi
appesi su di un filo per i panni, i miei anni.
Volteggiavano leggeri e ignari e nudi,
salii, afferrai la corda, ne presi uno,
nessuno.
Poi tutto in un gran cesto posi
ad uno ad uno scelsi, mi vestii,
uscii.
Solo il cesto rimase dove stava e, vuoto,
mi guardava.

E.13