E.15

 



Di te so soltanto
Gesti parole e azioni
Ma non conosco
I tuoi pensieri.
Di te amo la forma esteriore
Imperfetta
Dove il cuore si nasconde.
Di te non so che poche cose
Ma non quelle più profonde,
Che cosa senti, che cosa provi, cosa ti emoziona.
Eppure ancora
Credo di scorgere nei tuoi occhi
Il guizzo dell’anima nascosta,
Imperfetta, presa alla sprovvista.
Ed io per questo vivo
Per quel tuo viso illuminato
Da ciò che ti porti dentro.



Mi dicono perché
Non porti tatuaggi?
Gli dico che ci sono e loro
Non li vedo!
Saranno troppi i baci lasciati sulla pelle
Di amori trascinati esplosi attesi cacciati
Duri a morire
O le tracce di carezze degli affetti
Le cui mani ho sulla schiena,
Dove si dipingono i colori caldi
Dei miei tramonti,
Di quando sola e felice
Ammiravo le stelle -
Non son forse rimasti impressi?
Nelle mani poi l’argilla
E la pasta e la carta
E tasti e penne indiavolate
Su e giù per il foglio,
Di loro mi è rimasto il segno.
Voi dite
Che vi rappresenta
A me invece limita
Una forma sola
Quando è tanto il sole che ha bruciato
La mia pelle e il vento che l’ha seccata
(Come lo tatui, il vento?)
E il tempo che ne farà rughe
E le cicatrici che porto con orgoglio
- Guarda, questo e il segno d’un leone
L’ho sconfitto a mani nude! -
Fiera.

Per non perdermi



Ho bisogno di te
Per non perdermi come Andromeda
Nelle fredde galassie.
Ho bisogno di te
E della tua insondabile compostezza
Di fronte alle tempeste della vita
Per non perdermi dove l’alba
Si nasconde dietro al ciglio della strada.
Ho bisogno di te,
Mil controfattuale,
Per confutare le mie irrefutabili tesi,
Perché non c’è cura per la tristezza,
Perché tu mi fai amore
Mi rendi migliore,
Mi riscaldi il cielo di costellazioni.



Amore, fai presto.
Sono malinconica stasera
come i fiori sugli alberi in aprile,
un po’ fuori posto, fuori tempo.
Mettili da parte quei tuoi sorrisi
per quando avremo freddo
e niente con cui scaldarci
per quando dovremo combattere
contro i mulini a vento
e saremo troppo stanchi per stare svegli ancora.
Amore, fai presto
mi sono indebitata fino al collo
per metterti a parte delle mie paure
e adesso sto come quelli appesi a un filo
agganciati al cielo
che non so se ho più paura che si spezzi
o che non mi faccia scendere.
Adesso, fai presto, amore.
Vai piano. Andiamo da qualche parte,
andiamo al mare, andiamo via.
Vai piano però. Non arriviamo mai.
Mi piace solo star seduta qui con te,
con quel gancio appeso al cielo là lontano.

Sarajevo



Non ho trovato orari
né pasti regolari
non ho trovato
convenzioni sociali
non ho trovato i resti
delle guerre succedutesi
ma parole gentili in tasca
e curiosità sulle labbra.
Non ho trovato nulla di morto
ma il bacio della vita
e una preghiera di pace
a Sarajevo, cuore caldo
di foreste innevate.



Mi fai ricordare
di quando ero ancora
incantata dal mondo
e le parole suonavano nuove
e i pensieri fluivano liberi
come il suono di una canzone
che conosci bene.
Mi fai stare ad aspettare
le cose dell’amore
che non sapevo
di conoscere così bene,
portatore di doni della mia anima
che io non possedevo.
E allora,
non lasciare la mia mano,
messaggero di me stessa,
non lasciarla mai.

Delirio



Rimasero, della notte,
di quell’atomo disteso
allineato sulla riga del tempo,
le ombre immobili
- i fantasmi del giorni, del sole, della morale -
ammonticchiate nei brividi di piacere,
di un pas mal mai compreso dall’interlocutore.

Rimase l’odore persistente
di morte
- di corpi putrefatti ancora in piedi -
gli sguardi, i baci impossibili da dare
persi, per sempre, negati prima d’essere chiesti.

Rimase il disturbo della presenza,
- di quell’essere che è impossibile lavare via -
di una, esclusa, presenza:
la mia.



Cominciare adesso
una storia d’amore?
Io, te, noi?
Ci vorrà del tempo per togliere quelle virgole.
Ci vorrà del tempo per passare dal tu al noi.

Cominciare adesso – però
dammi una scadenza.
Ho il futuro sul gas siccome.
Devo fare in fretta.

Cominciare, adesso è tardi,
semmai si potrebbe
finire
io e te,
con le virgole nel mezzo
e i vestiti lì per terra.

No, che fatica
dirti all’improvviso tutto quanto
io chi sono dove vado di dove vengo
come una lista della spesa.

No, ora
non è il momento di farmi da parte.
Devo restare me stessa.
Sai, a conoscermi
ho cominciato adesso.



Sentiti, lasciati andare,
tanto tutti finiamo 
con la consapevolezza alle spalle
di quel che c’era da dire e da fare.

Senti, lascia stare
quei tuoi capelli sulla pelle del viso,
e non pettinare quel che è trascurato
con tanto impegno.

Spuntati l’impegno del mondo
- se ne va per i fatti suoi - 
ed ammira la caotica bellezza
di quelli che ancora non si sono espressi,
che celano i segreti tanto da scordarseli
ed amano per un giorno
come per una vita.

Guarda, la cosa più rara adesso.
La trascuratezza.