E.16

 

D’estate vado in montagna



Quel che non resta sul fondo

si schianta sul bagnasciuga. Torna in superficie e fa schiuma

i bambini mettono i sassi in fila, o fanno collane:

il ritorno alla geometria che dà sollievo

si avverte l’esigenza di nutrire il presente di schiamazzi e fanfare.

Mai una pausa

potrebbe essere fatale.

rintocca l’ora

si stendono i teli, le creme sui corpi, le pance al sole

si sente in lontananza il solito treno, che sbuffa verso le dodici

il sole compie una piroetta lenta; ciclico

c’è armonia anche in quello che non piace:

nella focaccia troppo salata,

nei costumi della taglia sbagliata.

Scappa la smorfia, ora la lamentela con il vicino… poi scade anche questo

Nella sabbia silenziosa scavo un buco, dentro ci sprofonda il mio mal di testa e l’ozio

e senza trovare tesori nascosti,

vi ci vomito tutto quello che ho visto stamani: culi abbronzati e quotidianità di poca sostanza

discorsi e parole… creature appiattite nella luce

e mai una tempesta fuori stagione

 

 



Racchiusi in un bacio infinito

ci cullavamo silenziosi sul molo,

l’acqua e il porto sorridevano a noi

il cielo d’un tratto si è arrossato dall’imbarazzo,

poi ha aviluppato le nostre anime in una coltre nera, al sicuro.

Ci hanno visti il bosco, la luna e i bambini: racchiusi in un bacio infinito,

abbiamo reso il canto ai bambini

e infuso splendore e vita

anche nel profondo di una creaturina

che ancora non c’è



Qui ferma osservo l’orizzonte

la calma mi avvolge. Leggende di pirati

invece vibrano nel tuo petto, in te

che non riesci a distinguere il mare

dal cielo

l’alba dal tramonto

non cogli la mano protesa verso di te

e rimani assorto a spasimare una leggerezza che mai avrai

che mai comunicherai.

le mie dita si contorcono

mi ripeto che ogni tentativo andrà sempre a vuoto, che un uomo senza regole bada ai propri stravolgimenti e mai alle tue mani, che mai ci saranno braccia sue a consolarti nel momento di bisogno

non è abitudine da marinai o da selvaggi

captare quel vago magone, quel frigolio dal cuore che batte a più non posso. Con lo sguardo rivolto altrove continui a soffiare alle nuvole

a sfidare la tempesta, a giocare con la terra

il mio più grande mistero non trova pace neanche nei tuoi occhi sfuggevoli, fintanto che non mi vorrai nelle tue avventure

potremmo rinascere, come sognatori ad occhi aperti

quando finalmente un angolo di bocca si accosterà al mio seno, un braccio possente mi avvolgerà, un tuo respiro soffierà fresco sul mio viso

in quel momento saprò accoglierti senza ferirti, senza richieste, guarderò il Sole e l’Ombra nel tuo sguardo che non pone più filtri, leggeró le tue storie sulle mani e sulle cicatrici

in un intreccio che mai si potrà sciogliere ritroveremo un angolo di ospitalità nel bosco, una barca sicura lontano dalla spiaggia, cieli e tuoni

e estati

per noi

 



Il mio cuore qui

dove le tue grandi mani  non arrivano

le mie labbra laggiù, da te

sotto le lenzuola

dove puoi sentirle

i miei occhi rivolti al Blu

ad ansimare verso le stelle

 

 

 

 



Le stesse chiavi di casa non possono

serrare gli stessi confini, tratteggiare

il preciso contorno dei cuori.

Ogni suolo personale è solitario e indipendente,

vago ad ogni passo

e non riesco a dare i numeri

per i miei tempi, per i tuoi spazi,

per il nostro futuro, che vorrebbe impadronirsi dell’Infinito.

Lungo questi bordi incerti

le nostre mani intrecciate si sciolgono

con agilità

la strada di campagna si apre ad un nuovo Sole

tutta la Natura riacquista il suo splendore

nei corpi liberi tornano a danzare gli spiriti bollenti



Questo cielo un tempo mi appassionava. Passione

che non c’è più, che non mi smuove.

La ricerca di sè negli altri è un percorso senza fine: codesta fine io temo,

non un altro avvenire.

Lo scrosciare della pioggia, il suo riflesso

che un tempo cullava,

rimbomba ora nei miei vuoti

supera tutti i silenzi

per ricadere nel nulla più totale.

Laddove l’unica fine è il nulla, non riesco ad immaginare

spazi, nel mondo

destinati a noi due



L’attualità contempla lo spazio giusto

solo per la melanconia



Ti desidero

desidero te, come desidero un altro. amo le luci rosa

che gustano di vino

e con il vino amo gli odori,

quei vortici di Maschio

e di fiori di maggio. E mi piace

sentire, vivere

sulla pelle

le tue labbra ruvide

e la carne bagnata. E con la carne bagnata

la carne sporca, che profuma di Vita

di passione e di armonia

e guardo i corpi che si intrecciano, che strusciano

che palpitano.

Nell’armonia del Tutto

sta la Vita,

in ciò che piace e che fa tremare.

In ciò che raccoglie il vino, e i tramonti, e i sessi, e i fiori.

 



Stringiamoci a lungo,

sono così intense le tue carezze sul mio collo. Sarà quel vino

a farci desiderare

ad addolcire i moti. Così sul mio seno

riposi, bambino

giacchè solo ora, forse, nulla ci disturba. E poi arrivano i sogni,

altri desideri, altre priorità. Quel seno morbido profumerà

di altro

e non sarà più il tuo vino a mancarmi.

il Tempo corre, e con esso

non riesco a fare a meno

di correre via da te anche io