E.16

 



Non siamo che

due suoni in un’unica melodia,

due onde, giocherellone

che ridono

solleticate dal becco di due rondini in amore.

Poi le rondini si coricano l’una sull’altra,

pesanti di stanchezza

e insieme si fanno leggere.

 

Adesso il buio spaventa meno,

non sarà questa l’ultima estate per loro.

 

è ora: il sole sembra levarsi leggero.

La prima luce riscalda e dà energia:

mi tuffo quindi in te e mi lascio avvolgere,

insieme cantiamo con la stessa voce

dolci parole

che rimbombano gravi nelle grotte

e si rifrangono verso l’orizzonte.

Il canto viene udito da lontano: rimane incastonato fra i monti pietrosi.

Così la montagna accoglie in sé,

nelle sue incavature

il ballo del mare vorticoso.

 

Accanto al sole viene avvistata, alta e lontana, la danza di due rondini montane



Ti desidero

desidero te, come desidero un altro. amo le luci rosa

che gustano di vino

e con il vino amo gli odori,

quei vortici di Maschio

e di fiori di maggio. E mi piace

sentire, vivere

sulla pelle

le tue labbra ruvide

e la carne bagnata. E con la carne bagnata

la carne sporca, che profuma di Vita

di passione e di armonia

e guardo i corpi che si intrecciano, che strusciano

che palpitano.

Nell’armonia del Tutto

sta la Vita,

in ciò che piace e che fa tremare.

In ciò che raccoglie il vino, e i tramonti, e i sessi, e i fiori.

 



Stringiamoci a lungo,

sono così intense le tue carezze sul mio collo. Sarà quel vino

a farci desiderare

ad addolcire i moti. Così sul mio seno

riposi, bambino

giacchè solo ora, forse, nulla ci disturba. E poi arrivano i sogni,

altri desideri, altre priorità. Quel seno morbido profumerà

di altro

e non sarà più il tuo vino a mancarmi.

il Tempo corre, e con esso

non riesco a fare a meno

di correre via da te anche io

Tutta mia la Città



Caro

mio caro

lasciamoci

qualche canzone alle spalle

e reincrociamo gli stessi occhi. Accadrà

che

fra i tanti momenti trascorsi assieme

e fra tutte le spalle altrui /che abbiamo abbracciato

sentiremo la mancanza di quei corpi caldi

intrecciati con forza

mentre fuori sembrava che tutto prendesse un altro corso

 

Riconosco che è stato straordinario:

che a noi

siano ancora tanti sussurrii

 

 

 

 

 

 

Emme



Cerco parole di te, pensieri

che corrono, e profumano

sempre

di te. Scorgo

sempre

quel mezzo sorriso, di chi sa parlarti con gli occhi

di altri occhi, soprattutto dei miei

-cosa non facile, a dirla tutta- e io

qui, con me stessa e poco più

a dondolarmi fra tutti questi ingarbugliati scherzi,

enigmi bastardi, che scoccano di  angolo in angolo

e in questi baratri di suoni

ogni volta, sento l’odore

sempre

di te.

 

 

 

 



Traccio di te solo parole incerte

ne escono a morsi; poi percorro

la nuca,

chi non ha saputo accarezzartela non sa che è solo

e solo la sua eco, a sorprendermi.

e poi li rivivo, che credi

quei sospiri lungo la schiena, mi ci adagio, tanto

dolorante,

che mi verrebbe

ora

da chiamarli ‘bastardi’.

Ma forse è solo un’idea, una salata cattiveria

riservatami

così come quei respiri sul collo -solo miei.

Tu, tu la mia Fine



È il nero dei miei occhi

forse

quello che merita meno.

Ti rivivrei tutto per intero



Soffi di niente
di questi tempi, così molesti,
fatti di nere idee
e nubi di occhi,
non odora di dolce,
appena di miele. Eppure
quei baci -io li grido,
mi pestano, ricurva, mentre
osservo quel nero blu
esistenzialista del nulla.