E.16

 



Ti desidero

desidero te, come desidero un altro. amo le luci rosa

che gustano di vino

e con il vino amo gli odori,

quei vortici di Maschio

e di fiori di maggio. E mi piace

sentire, vivere

sulla pelle

le tue labbra ruvide

e la carne bagnata. E con la carne bagnata

la carne sporca, che profuma di Vita

di passione e di armonia

e guardo i corpi che si intrecciano, che strusciano

che palpitano.

Nell’armonia del Tutto

sta la Vita,

in ciò che piace e che fa tremare.

In ciò che raccoglie il vino, e i tramonti, e i sessi, e i fiori.

 



Stringiamoci a lungo,

sono così intense le tue carezze sul mio collo. Sarà quel vino

a farci desiderare

ad addolcire i moti. Così sul mio seno

riposi, bambino

giacchè solo ora, forse, nulla ci disturba. E poi arrivano i sogni,

altri desideri, altre priorità. Quel seno morbido profumerà

di altro

e non sarà più il tuo vino a mancarmi.

il Tempo corre, e con esso

non riesco a fare a meno

di correre via da te anche io

Tutta mia la Città



Caro

mio caro

lasciamoci

qualche canzone alle spalle

e reincrociamo gli stessi occhi. Accadrà

che

fra i tanti momenti trascorsi assieme

e fra tutte le spalle altrui /che abbiamo abbracciato

sentiremo la mancanza di quei corpi caldi

intrecciati con forza

mentre fuori sembrava che tutto prendesse un altro corso

 

Riconosco che è stato straordinario:

che a noi

siano ancora tanti sussurrii

 

 

 

 

 

 

Emme



Cerco parole di te, pensieri

che corrono, e profumano

sempre

di te. Scorgo

sempre

quel mezzo sorriso, di chi sa parlarti con gli occhi

di altri occhi, soprattutto dei miei

-cosa non facile, a dirla tutta- e io

qui, con me stessa e poco più

a dondolarmi fra tutti questi ingarbugliati scherzi,

enigmi bastardi, che scoccano di  angolo in angolo

e in questi baratri di suoni

ogni volta, sento l’odore

sempre

di te.

 

 

 

 



Traccio di te solo parole incerte

ne escono a morsi; poi percorro

la nuca,

chi non ha saputo accarezzartela non sa che è solo

e solo la sua eco, a sorprendermi.

e poi li rivivo, che credi

quei sospiri lungo la schiena, mi ci adagio, tanto

dolorante,

che mi verrebbe

ora

da chiamarli ‘bastardi’.

Ma forse è solo un’idea, una salata cattiveria

riservatami

così come quei respiri sul collo -solo miei.

Tu, tu la mia Fine



È il nero dei miei occhi

forse

quello che merita meno.

Ti rivivrei tutto per intero



Soffi di niente
di questi tempi, così molesti,
fatti di nere idee
e nubi di occhi,
non odora di dolce,
appena di miele. Eppure
quei baci -io li grido,
mi pestano, ricurva, mentre
osservo quel nero blu
esistenzialista del nulla.