E.16

 



Racchiusi in un bacio infinito

ci cullavamo silenziosi sul molo,

l’acqua e il porto sorridevano a noi

il cielo d’un tratto si è arrossato dall’imbarazzo,

poi ha aviluppato le nostre anime in una coltre nera, al sicuro.

Ci hanno visti il bosco, la luna e i bambini: racchiusi in un bacio infinito,

abbiamo reso il canto ai bambini

e infuso splendore e vita

anche nel profondo di una creaturina

che ancora non c’è



Va’, guardami più attentamente, che io nel frattempo

guardo in là

e se puoi, vedi di allontanare le tue mani dalle mie gambe

mi ricompongo

non imitarmi, mentre torno in me

ed evita di ridere, e pure di guardarmi ancora

Odio quei tuoi occhi torvi

e le tue rughe irrigidite nelle loro fosse

Il gioco di sguardi, all’interno del ballo d’amore

è finito e sepolto

Restituiscimi un angolo di camera

osserverò un punto ininterrottamente

sia un piccolo quadrato di puro verde, per me è tutto

un’isola remota e di pace, un fiordo e una cima boscosa

Il resto, se ne vada con te

a me tutto codesto confrontar

non aggrada più



Qui ferma osservo l’orizzonte

la calma mi avvolge. Leggende di pirati

invece vibrano nel tuo petto, in te

che non riesci a distinguere il mare

dal cielo

l’alba dal tramonto

non cogli la mano protesa verso di te

e rimani assorto a spasimare una leggerezza che mai avrai

che mai comunicherai.

le mie dita si contorcono

mi ripeto che ogni tentativo andrà sempre a vuoto, che un uomo senza regole bada ai propri stravolgimenti e mai alle tue mani, che mai ci saranno braccia sue a consolarti nel momento di bisogno

non è abitudine da marinai o da selvaggi

captare quel vago magone, quel frigolio dal cuore che batte a più non posso. Con lo sguardo rivolto altrove continui a soffiare alle nuvole

a sfidare la tempesta, a giocare con la terra

il mio più grande mistero non trova pace neanche nei tuoi occhi sfuggevoli, fintanto che non mi vorrai nelle tue avventure

potremmo rinascere, come sognatori ad occhi aperti

quando finalmente un angolo di bocca si accosterà al mio seno, un braccio possente mi avvolgerà, un tuo respiro soffierà fresco sul mio viso

in quel momento saprò accoglierti senza ferirti, senza richieste, guarderò il Sole e l’Ombra nel tuo sguardo che non pone più filtri, leggeró le tue storie sulle mani e sulle cicatrici

in un intreccio che mai si potrà sciogliere ritroveremo un angolo di ospitalità nel bosco, una barca sicura lontano dalla spiaggia, cieli e tuoni

e estati

per noi

 



Il mio cuore qui

dove le tue grandi mani  non arrivano

le mie labbra laggiù, da te

sotto le lenzuola

dove puoi sentirle

i miei occhi rivolti al Blu

ad ansimare verso le stelle

 

 

 

 



Le stesse chiavi di casa non possono

serrare gli stessi confini, tratteggiare

il preciso contorno dei cuori.

Ogni suolo personale è solitario e indipendente,

vago ad ogni passo

e non riesco a dare i numeri

per i miei tempi, per i tuoi spazi,

per il nostro futuro, che vorrebbe impadronirsi dell’Infinito.

Lungo questi bordi incerti

le nostre mani intrecciate si sciolgono

con agilità

la strada di campagna si apre ad un nuovo Sole

tutta la Natura riacquista il suo splendore

nei corpi liberi tornano a danzare gli spiriti bollenti



Questo cielo un tempo mi appassionava. Passione

che non c’è più, che non mi smuove.

La ricerca di sè negli altri è un percorso senza fine: codesta fine io temo,

non un altro avvenire.

Lo scrosciare della pioggia, il suo riflesso

che un tempo cullava,

rimbomba ora nei miei vuoti

supera tutti i silenzi

per ricadere nel nulla più totale.

Laddove l’unica fine è il nulla, non riesco ad immaginare

spazi, nel mondo

destinati a noi due



L’attualità contempla lo spazio giusto

solo per la melanconia



Non siamo che

due suoni in un’unica melodia,

due onde, giocherellone

che ridono

solleticate dal becco di due rondini in amore.

Poi le rondini si coricano l’una sull’altra,

pesanti di stanchezza

e insieme si fanno leggere.

 

Adesso il buio spaventa meno,

non sarà questa l’ultima estate per loro.

 

è ora: il sole sembra levarsi leggero.

La prima luce riscalda e dà energia:

mi tuffo quindi in te e mi lascio avvolgere,

insieme cantiamo con la stessa voce

dolci parole

che rimbombano gravi nelle grotte

e si rifrangono verso l’orizzonte.

Il canto viene udito da lontano: rimane incastonato fra i monti pietrosi.

Così la montagna accoglie in sé,

nelle sue incavature

il ballo del mare vorticoso.

 

Accanto al sole viene avvistata, alta e lontana, la danza di due rondini montane



Ti desidero

desidero te, come desidero un altro. amo le luci rosa

che gustano di vino

e con il vino amo gli odori,

quei vortici di Maschio

e di fiori di maggio. E mi piace

sentire, vivere

sulla pelle

le tue labbra ruvide

e la carne bagnata. E con la carne bagnata

la carne sporca, che profuma di Vita

di passione e di armonia

e guardo i corpi che si intrecciano, che strusciano

che palpitano.

Nell’armonia del Tutto

sta la Vita,

in ciò che piace e che fa tremare.

In ciò che raccoglie il vino, e i tramonti, e i sessi, e i fiori.

 



Stringiamoci a lungo,

sono così intense le tue carezze sul mio collo. Sarà quel vino

a farci desiderare

ad addolcire i moti. Così sul mio seno

riposi, bambino

giacchè solo ora, forse, nulla ci disturba. E poi arrivano i sogni,

altri desideri, altre priorità. Quel seno morbido profumerà

di altro

e non sarà più il tuo vino a mancarmi.

il Tempo corre, e con esso

non riesco a fare a meno

di correre via da te anche io



Lasciamoci

qualche canzone alle spalle

e reincrociamo gli stessi occhi. Accadrà

che

fra i tanti momenti trascorsi assieme

e fra tutte le spalle altrui /che abbiamo abbracciato

sentiremo la mancanza di quei corpi caldi

intrecciati con forza

mentre fuori sembrava che tutto prendesse un altro corso

 

Riconosco che è stato straordinario:

che a noi

siano ancora tanti sussurrii

 

 

 

 

 

 

Emme



Cerco parole di te, pensieri

che corrono, e profumano

sempre

di te. Scorgo

sempre

quel mezzo sorriso, di chi sa parlarti con gli occhi

di altri occhi, soprattutto dei miei

-cosa non facile, a dirla tutta- e io

qui, con me stessa e poco più

a dondolarmi fra tutti questi ingarbugliati scherzi,

enigmi bastardi, che scoccano di  angolo in angolo

e in questi baratri di suoni

ogni volta, sento l’odore

sempre

di te.

 

 

 

 



Traccio di te solo parole incerte

ne escono a morsi; poi percorro

la nuca,

chi non ha saputo accarezzartela non sa che è solo

e solo la sua eco, a sorprendermi.

e poi li rivivo, che credi

quei sospiri lungo la schiena, mi ci adagio, tanto

dolorante,

che mi verrebbe

ora

da chiamarli ‘bastardi’.

Ma forse è solo un’idea, una salata cattiveria

riservatami

così come quei respiri sul collo -solo miei.