E.31

 



Imperiosa, sottile,
una leggerezza lunga mille anni.
Sincera e squillante nel forestiero orecchio.
Distruttrice di frontiere,
seppur nobile nella quiete,
seppur diafana nella rigogliosa aurora.
Lesta sacerdotessa dell’abile mestizia,
in braccio una primordiale lanterna
che brucia controvento.

 
La lingua cade.
Le ali febbrilmente agitate
contro il bronzo incandescente.

Il Lago



Il dragone bianco spostava

quelle piccole casette,

di coda al trapassato lago

che mi scrutava adirato.

Forse perché riuscivo a comprendere

i suoi enigmi fiammeggianti, o

forse perché notavo le verdi

zampe del suo squamoso amante,

sotto quella corporatura di fumo.

 

E mentre altri rettili alati

orlavano il mio guardo,

la collera lo faceva ribollire,

e i dragoni lo inghiottirono

insieme alle sue ermetiche fiammelle.

 

Quando anche l’ultima grigia scaglia

fu dissolta nell’anemica alba,

rimasero solo quelle modeste casette

ed uno sperone di pietra

immacolata su cui stavano

le verdi zampe del drago.

Doom of Winter



Oltre questo vetro,
un assordante e nero silenzio,
una disperata oscurità
capace di inghiottirmi,
di vuotarmi della mia essenza.

 
Un cieco terrore,
figlio d’una claustrofobica impotenza,
s’infila sotto la mia pelle,
infetta i miei sensi.

 
E quest’infinito, devastante
vespro, m’abbandona,
macera carcassa,
nella neve impura e corrotta.
Retaggio d’un inverno in rovina.

…a te



Continua a scivolarmi,
sibilando come vento fra le mie dita,
come un temporale che mi vomita
in faccia la sua collera repressa.

 
Continua a sfuggirmi,
eppure lo sento correre nelle narici,
lo sento carezzare il mio collo,
lo sento gonfiare il mio petto.

 
Quel mistico senso di incompiutezza
che ancor’oggi spezza la mia corazza,
bagna le mie pagine e
trema nelle mie confessioni.

 
Quell’infima dipendenza
che ammorba astri e coscienza
e che tinge i miei giorni
dello sporco colore dei tuoi occhi.