E.65

 



Riflesse sullo specchio
miriadi di imperfezioni
“sarà solo un qualche scherzo
della fisica beffarda”

entri in doccia
e cerchi di lavarle via
assieme agli indelebili segni
di un tempo mal vissuto
“sarà solo un qualche scherzo
del sapone finito negli occhi”

ti avvolgi in umide vesti
con cui cerchi di asciugare
lacrime mai piante
e sangue ormai secco
“sarà solo un qualche scherzo
di questi panni in microfibra”

di nuovo ti specchi
ed è tutto come prima
ma stavolta hai finito le scuse
davanti a te solo il tragico esodo:
è la cruda verità
di chi non ha mai imparato ad amarsi.

Victoria



“When I grow up
I’m gonna be a singer
and with my money
I’ll fly there
and sing for you”
you told me
with a dirty smile
of chocolate milk.

Then you gave me a kiss
on the cheek
complaing about
my itchy beard
and we left in that way,
between a “goodnight”
and a lemon meringue pie.

Now I’m here
almost 7000km far from you
sipping my tea while
I watch aircraft contrails,
waiting for you to come
and sing for me,

and in meanwhile
I’ll write about you
and the fact that maybe
you don’t even remember my name
just like
I’ve never remembered
where the Walmart toys aisle was.



come seconda pelle avevo scelto il tuo profumo.



dal tuo sorriso, ho capito, non c’è via di scampo.

“Blink and you’re dead!”



Just like
a weeping angel
as soon as I look
into your eyes
you bring me back
to the days
we spent together

and leave me there
loving you
to death.

Rose rosse



Tornando a casa
ho visto un treno fermarsi in stazione
ed ho sognato
ad occhi aperti
che tu fossi lì

così ho aspettato
che tutti scendessero dai vagoni
e che tra quei mille volti
ci fosse anche il tuo

ma l’ultimo a scendere
fu un venditore di rose rosse
come quelle che amavi tanto
e che da anni ricoprono
la tua fredda lapide.

Toronto



Do you remember that time
on the CN Tower
when we fought your fear of heights?

When we were starving
and almost got arrested.

Getting lost at midnight
singing Mumford’s songs out loud,
to think about nothing
but catching Pokémons at Queen’s park.

The smell of home
once we set foot in Dundas square,
having cinnamon rolls at Tim Hortons
and all the squirrels we stared at.

But above all
do you remember that time
we were still able
to love each other?



Ti chiesi
cosa ti terrorizzasse così tanto
mi rispondesti
l’idea di perdermi;

ma si sa,
le paure passano
e le persone dimenticano.

Palermo



Sarà il rumore
di un aereo in lontananza
a ricordarci
di un amore mai decollato.

Branlette.



Una sala da ballo
con le luci soffuse
nella pista gremita
di un penetrante afrore
bastò un tuo sguardo struggente
ad appicar le fiamme

tra una lambada ed un tango
con movimenti decisi
come fanno gli uccelli
danzavano i contendenti
dell’anima tua ardente

e ad ogni movimento
di quegli abiti tuoi rossi
si intravedevan le carni
ed il sangue ribolliva
di travolgente passione

fu forse per codardia
o per un tempo mal calcolato
che ti restai a guardare
mentre i tuoi focosi occhi
incontravan quelli
del fortunato vincitore

e come il Lume
col sospiro dell’intrepido amante
smorzasti quel fuoco
che ti invadeva i sensi
tra le disfatte lenzuola
ad egli dedicasti
quel tuo ultimo ballo

la pista ora è vuota
la musica tace
è l’esitante mano
a provocar piacere
rimpiangendo il calore
delle tue labbra esperte.



E se solo
ci liberassimo
di tutti i nostri filtri
forse riusciremmo
ad innamorarci
davvero.

questioni d’istinto



Come quando gli occhi ti bruciano
e tu sai di non doverli strofinare
perché peggioreresti solo
la situazione
ma è più forte di te
e lo fai lo stesso

così è stato
innamorarsi
di te.



sei stata per me come quando dopo aver cagato scopri che la carta igienica è finita.

Mamma mi ha sempre detto di mangiare anche le zucchine



Te la ricordi quella sera?
non prendevamo sonno
perché si dorme solo se si è soli
e noi non lo eravamo

allora ci siamo denudati
delle nostre paure
con qualche bicchiere di troppo
e ci siamo tuffati
nel piacere

mi mordesti le labbra
come fossero il frutto proibito
che anelavi da tempo
e ridendo dicesti
che sapevano di liquirizia

siamo finiti a guardare le stelle
incosapevoli che a stare troppo tempo
con la testa tra le nuvole
prima o poi si casca

e così sei inciampata
nel letto di un altro
e allora fanculo
anch’io
mi son dato al cazzo.

Sit tibi terra levis



te ne sei andata così
all’improvviso
in una giornata di primavera
quando la terra era ancora calda
e vi nascevano i fiori

e chissà cosa avranno pensato
i tuoi amici e parenti
nel legger quelle parole
sporche di sangue
indirizzate a me

“da te avrei voluto soltanto amore”
mi hai scritto su quel foglio
e poi solo il buio

lo stesso che affronto
in ogni notte insonne
dove cerco la forza
di andare avanti

ed io da te, ora
in questa giornata d’autunno
vorrei soltanto un abbraccio
ma la terra è ormai fredda
e tu vi riposi da anni.

Tentativi di approccio di un timido scrittore



Tra questi sguardi (non) contraccambiati
e questo odore di tabacco
tra le entrate in ritardo
nella consapevolezza di un posto fisso
ti lancio ancora un’ altra occhiata
sperando che questa volta
tu possa notarla,

avrei voluto cercare un pretesto
un accendino
degli appunti
o una penna
con cui attaccare bottone
ma han sempre vinto
la mia timidezza
e la tua indifferenza.

Vorrei invitarti a prendere un caffè
anche se non ne bevo mai
o anche solo a fare due passi
per saperne di più
di quel che ti passa per la testa,

ma alla fin fine
tutto ciò che vorrei sapessi
è che la tua bellezza è disarmante
e dal momento che la mia unica arma
son le parole
vederti mi rende afono.

Sono andato in discoteche
solo nella speranza di trovarti lì
ho bevuto drink
per sciogliermi e parlarti
ma quando ti ho trovato
eri in compagnia di un altro
e mi son reso conto
di aver atteso già abbastanza:
son stufo dei rimorsi
oggi ho voglia
di un caffè.
Vieni?

Punto di non ritorno



nonostante io non riesca ad orientarmi
malgrado mi sia perso
in qualsiasi città abbia visitato
tra i miei pensieri
tra mille sentieri
ma soprattutto nei tuoi occhi
le tue braccia
rimarranno sempre
il posto in cui
sarei sempre riuscito
a tornare

peccato che adesso
siano la dimora
di un altro.

Non abbiate paura di scrivere!



Scrivete dei ti amo mai detti e di quelli urlati
scrivete dei baci mai dati
degli addii
delle lacrime
dei rimorsi
del sorriso dei bambini
del profumo della persona che avete amato
e che sentite ancora addosso,
come fosse parte di voi
della canzone che proprio non riuscite
a togliere dalla testa,
magari perché vi ha accompagnato
durante il primo bacio
o la prima perdita
scrivete dei fiori
che in primavera ricrescono
e delle fenici che vincono la morte
ma anche di chi, al contrario,
non ne ha forza.

Scrivete per un passante,
per il barista che ogni mattina vi prepara il caffè
e lo accompagna con un sorriso
per i vostri amori e i vostri amici
per le persone che vi hanno segnato l’anima
in un modo o nell’altro
per liberarvi delle parole che avete
incastrate nel cuore
e che poco a poco
lo corrodono,
delle persone che vi sono rimaste dentro
e di quelle che ne sono uscite troppo presto…

ma soprattutto,
scrivete per voi stessi
fate l’amore con l’arte
che per troppo tempo
avete tenuto nascosta
e preparatevi ad avere
dei magnifici orgasmi.



oggi ho visto
una ragazza piangere
leggendo una mia poesia
e così ho compreso
che se ho deciso di scrivere
-potrà sembrare banale-
ma è perché amo vedere
gente ancora capace
di emozionarsi
davanti a dei versi;
farli propri,
nuotarci dentro
come fossero le acque dello Stige
ed uscirne invulnerabili.

Νόστοι



E ricordo ancora
quando da bambino
mi dilettavo a leggere
di Penelope
e di come
con immensa pazienza
intrecciasse quei fili
aspettando che
un giorno
l’amore
bussasse di nuovo
alla sua porta

e così da allora
ogni dì
intreccio parole
tra di loro
aspettando che
un giorno
l’amore
bussi di nuovo
alla mia.

Violenza



ho tappezzato i muri
d’innumerevoli città
con dei Frivoli versi
dedicati a te

come quando speravo
che tu potessi cambiare direzione
e raggiungermi
con una stupida corsa
ed una stupida scusa
ed invitarmi a restare
un altro po’
a guardarci negli occhi

e mi chiedo spesso
se indossi Ancora
assieme al tuo splendido sorriso
e la felpa che ti ho regalato
quella sigaretta nera
dietro l’orecchio destro
sempre pronto a fumar via
i tuoi pensieri e le tue preoccupazioni
in nuvole perfette
che porto ancora sulla testa
come invisibili aquiloni

e forse dovrò solo Cercare
di abituarmi
alla sensazione della pioggia
e pensare che
prima o poi
il sole tornerà a splendere

e mi chiedo spesso
se ti siedi ancora
su quegli Scogli
a guardare le onde
e magari pensare
a quanto come loro
fossi disposto a morire
ogni giorno
ogni ora
ogni minuto
per scoprire
anche se per brevi istanti
il sapore della terra
e di tutti i tuoi baci

e nascondo il tuo nome
in tutti i miei versi
sperando che un giorno
tu possa sapere
che ti aspetto ancora
su quella spiaggia deserta
con una sigaretta nera
dietro l’orecchio destro
per guardare il nostro amore
infrangersi ancora
e ancora
e ancora
fumandolo via
in perfette nuvole
ed insensate poesie.

Astinenza



sono anni che tento
di distogliere la mente
dalla tua assenza
cercando l’esatta sfumatura dei tuoi occhi
tra questi nuovi volti
che non colpiscono mai come il tuo

sono anni che spero
con ipocrisia
di poter riscoprire
il sapore delle tue labbra
e il calore del tuo corpo
nelle braccia di sconosciuti
che non trasmettono sicurezza come le tue

sono anni che provo
disperatamente
a negare gli evidenti crolli
del mio corpo
da quando tu l’hai lasciato
per un altro posto
forse più caldo
o forse più accogliente

sono anni che mi ritrovo
ad annegare i ricordi
in lacrime che proprio
non riesco a piangere

e alla fin fine penso
se non sia evidente
questa mia distruttiva
astinenza
da te.

Solvitur ambulando



camminando
ho intravisto il mio riflesso e pensato
a quanto sia patetico
tentare di esternare
i miei sentimenti per te
e trasformarli
in poesia

camminavo
in questa città a me sconosciuta e pensavo
a quanto sia patetico
illudermi che un giorno
leggendomi
ti ricorderai di me
e del mio viscerale amore
non corrisposto

ho camminato
attraverso stazioni deserte
zuccherifici abbandonati
spiagge affollate
affrontando i chilometri
e le mie ansie e paure
di non essere abbastanza

cammino
ascoltandoti cantare del buio sotto di te e penso
a quando mi dicesti:
«ci hai sempre saputo fare con le parole»
facendo tremare queste mie mani
sempre vuote e fredde
proprio come le lasciasti anni fa

e dopo tutto ciò
non trovi sia buffo come
possa ancora avere voglia
di camminare?

Epifora



voglio lasciare
in eredità
le mie parole
ai muri
ai venti
ai campi
e l’amore
che tu
hai scatenato in me,

voglio lasciare
in eredità
le mie parole
a tutti quelli che
come me
non ne ricevono mai,

voglio lasciare
in eredità
le mie parole
come memento
di ciò
che saremmo potuti essere
e invece
siete,

voglio lasciare
in eredità
le mie parole
contro la morte
contro la paura
di (non)
essere,

ma soprattutto
a te
le mie parole
in eredità
voglio lasciare.

φάρμακον



i Greci pensavano
che il veleno
fosse anche antidoto

io ora penso
che il tuo uccidermi
sia anche il mio rinascere.

Giochi di parole



son passati anni
da quel bacio
da quel tuo
essere mio

eppure se mi fermo
e ti cerco nei ricordi
sento ancora le tue labbra
al gusto di amarene

e pensare quanto
siano amare
tra questi giochi di parole
tra questi battiti cardiaci
tra questi occhi spenti
tra questi binari vuoti
e questi zuccherifici desueti
le mie giornate
senza te.

Eterna apnea



una volta amavo
immergermi nei tuoi occhi
e vedere per quanto tempo
trattenevo il fiato
tra i tuoi ricordi

una volta amavo
immergermi nei tuoi occhi
poi ho compreso
che in alcune acque
è meglio non nuotare

una volta amavo
immergermi nei tuoi occhi
sfidando il tuo
essere nocivo

una volta amavo
immergermi nei tuoi occhi
ora invece
vi sto a galla.