E.66

 

Jolene



In questo gioco
puoi essere il colore che vuoi
dipingiti pure le mani
con l’acqua delle pozzanghere
strizza il sole e lascia che il suo liquido caldo
pianga sul tuo viso lunare
pianta semi di papavero sulle tue ciglia
dissangua una ciliegia fino a farla impallidire sulle tue gote arrossate
accogli i rami della tempesta
proprio al centro della tua testa
ora specchiati in quella pozzanghera
e gridami che la bellezza è una condanna

ma in questo gioco
puoi essere il colore che vuoi.



Carichi
il tuo orologio a cucù
con quelle mani grandi
che poco mi hanno stretta
da bambina,
ma che ora
hai fuso
sul mio collo nudo.

Padre Crono
tu il mio tempo
tiranno
lo sai forgiare,
ma io non sarò ferro
né metallo
e farò volare
quell’usignolo meccanico
e sarò acqua e sarò
clessidra liquida

Io che il tempo                                                                  lo misuro                                                              contando le onde.

Nascita



I rami

del Caos

sono vene nei polsi

 

Si sente il battito

della terra

che muore

 

Pianto sterile

feti inariditi

un sole che brilla di pestilenza

 

Incido il mio nome

sulla ruvida corteccia

per non perdermi

(anche se non mi sono mai trovata)

 

Foglie piegate

al volere della Notte

 

Datemi alla luce.



Temo

la squamosità

della mia pelle

che muta

con i raggi della luna.

Strappatemi

laceratemi

che restino solo

viscidi brandelli

pronti a saziare

cani famelici

e stomaci avidi.

 

Rinascerò

dalle putride fauci

di un fiore giallo.



Mangio i vetri rotti

per uccidermi l’anima,

sarebbe inutile

straziare la carne

che non è mai stata

cosa viva.

“Pro bono malum”



Sei l’inchiesta fallimentare

di un cavaliere errante

che nel cercarti

ha perso se stesso

sulla Luna.



Restavi lì

a guardarmi

marcire,

mi davi acqua

e mi facevi

imputridire.

Io credevo

che prima o poi

sarebbero nati

dei fiori.



Ho sfiorato

la mia anima,

è rimasta della polvere

sulla punta

delle dita.

Finirò per diventare cenere,

fine.

 

Con un singolo battito

del vento.



Una volta

ho visto un cervo nel bosco.

Credeva di essere un uomo

e aveva negli occhi

il desiderio del volo.

 

Non ho mai smesso di guardare il cielo.

Inno a Leopardi



La notte

quando con gli occhi

divoro le stelle

mi accorgo

che sono un essere

abitato dalla luna.

Dentro di me

scorrono le maree,

riecheggia

il fragore dei marosi.

 

I polmoni

carichi d’acqua.

E affogare mi pare

la cosa più dolce.



Ci sono notti

(e dico notti perché di giorno, si sa, la Tristezza dorme ancora)

in cui alzo lo sguardo

e vedo solo

una grande tela bianca.

Potrei dipingere

girasoli ,

invece

tutto si tinge di rosso

come ruggine nell’acqua.

Piove una cascata

dal sapore metallico,

si infila sotto le mie unghie.

Il letto è un campo

disseminato di cadaveri.

Dal sangue sbocciano

fiori vermigli.

Io sono distesa

tra i papaveri rossi.



Mi chiamavi

“ragazza terrena”

perché con me

ti sei scoperto

essere umano.

Forse

per paura

della Mortalità

te ne sei andato.

Ma io ora

possiedo la Morte

e tu ancora

non la comprendi.

 

Sfratto



Hai aperto

le porte

e hai buttato

le chiavi.

Ti sei permesso

di abitare

in troppi ricordi

 

ed ora io

non so più

come richiuderli.

Solitudine universale



 

A volte vorrei

che tutto il mondo

si frantumasse nel Caos

della Malinconia.

Finalmente

non sarei più

sola.

 

Valigia



Ho lasciato sul treno

la valigia del tempo.

Tutte le volte che torno

la ritrovo lì.

E’ mio il peso

dell’orologio.

 

I cinque sensi



Sono cieca:

non vedo oggetti concreti.

Sono sorda:

non sento voci inconsistenti.

Sono muta:

non pronuncio parole umane.

Sono paralizzata:

non cammino su strade terrene.

Sono invisibile:

percepisco l’astratto.

 

Messa in scena



Sei stato

un abile burattinaio

di parole

e sentimenti.

Ora che hai tagliato

i miei fili

imparerò

a camminare

da sola.

Si chiude il sipario

lo spettacolo è finito.



Ho scritto

parole trasparenti

come la pioggia,

ma tu

hai preferito

guardare il sole.

Il suo nome era Caos



Quella notte

ti ho donato

la poesia.

Ho venduto

la mia anima

al diavolo.

Del passato

resta solo

sangue versato,

inchiostro sbiadito

e parole consumate

gettate nel vento.