E.77

 

”Che cosa c’è in un nome?”



Sono tornata a verona senza di te

Ci amavamo cosi tanto che due anni fa abbiamo dimenticato le nostre firme sul muro
perchè fanno cosi gli innamorati:dimenticano le cose

Allora sono tornata per scrivere da sola la mia e la tua firma.
Fanno così i cuori infranti:ricordano gli amori e li raccontano a chiunque
Anche ai
muri



Vorrei che le mie parole arrivassero fino alla città eterna
Che le mie parole fossero l’equivalente esatto di una monetina tirata di spalle da un turista speranzoso
Vorrei davvero che le mie parole toccassero la superficie dell’acqua e poi si posassero stanche sul fondo della fontana
Di trevi.
Vorrei che queste mie parole attirassero anche I tuoi occhi per poi posarsi sul fondo del tuo cuore,
Ora straniero ma
Un tempo amante
E vorrei che ti riportassero da me
Io Che ti aspetto sempre
Al di là dell’odio
Al di là dei rimpianti
Al di là del tempo
E al di qua solo
Dell’amore



Una volta mi dissero che un futuro scrittore lo riconosci subito
”Perché saprebbe scrivere righe su righe per descrivere una stanza vuota”

Cosí mi sedetti sul pavimento bianco di una stanza tutta bianca :
Non mobili
Non finestre
Non lampadari
Niente.
E cominciai a descriverla.
Mi accorsi che , ciglia dopo ciglia, neo dopo neo,un orecchio poi un altro
Stavo descrivendo il tuo viso proprio lí,in quella stanza accanto a me e mi sorridevi come un tempo.

A questo punto

la domanda che mi toglie il sonno è
Per quanto ancora devo essere una scrittrice innamorata di qualcuno che non tornerà?