E.79

 

ma ricordate,cadrà



vi auguro rose fiori e baci

perchè per spine e spinte c’è tempo

vi auguro un sorriso a mezza bocca

e di guardarvi negl’occhi

sospirate e abbracciatevi

baciatevi e ridete

per spine e spinte c’è tempo

e per ora il tramonto si dimenticherà di cadere..



cerco camaleonte indeciso

per condividere un mondo

che cambia sempre colore

le nuvole facili



cercare immagini e forme nelle nuvole è troppo facile

i campioni a quel gioco sono quelli che trovano

quadri sull asfalto delle strade

sui tetti,nelle nubi inquinate

nelle lacrime che cadono

su letti di fiumi secchi e vuoti

le nuvole sono troppo facili

la differenza dell’indifferenza



proprio quando

non sei triste

è quando capisci che

alla fine

i fuochi d’artificio

i  denti stretti

i battiti del cuore

sono diventati

cenere

labbra appoggiate

l’una sull altra senza motivo

il cuore torna nel petto,come se mai si fosse mosso

esattamente lì

è il momento piu triste

proprio quando

triste non sei più

il sognatore stanco



io di sognare non è che ne abbia più tanta voglia eh..

i draghi,le principesse

gl’amplessi,le risse

mi hanno un’po stancato

ogni sera sguazzo in oniriche realtà

di una noiosa meraviglia

sempre la stessa..

 

vorrei sognare di dormire

o di russare

sognare di andare a lavoro

con il cappotto l’ ombrello

e poi non piove

poco dopo averlo lasciato in macchina inizia

vorrei sognare quello che succede

sono stanco di vivere esplosioni  di notte

per camminare nel silenzio del giorno

tanto vale vedere qualche sbiadito e sfuocato replay

di un oggi che si perde in ieri e non si distingue dal domani

l’abbandono della musica



scrivo musica che sulla musica

non si appoggia

musica abbandonata dalle note

rimane solo la solitudine di lettere

pettinate come di domenica

in giacca e cravatta

che disperate si siedono

la cravatta si slacciano,di rabbia si spettinano

e sole piangono

senza

alcun

ritmo

il muto



ma non dalla nascita

avrà avuto 30 anni

chiacchierone di superficie

parlava del buono del brutto e anche del cattivo

ma quando se ne andò lei…

gli scivolò la parola

la cercò dentro di se

poi spostò rami scavalcò muri

guardò peer terra e sottacqua

rovistò nei suoi ricordi

per ricordarsi come si urla bestemmiando al cielo

la sua bocca si apriva e la sua lingua

scandiva i suoi pensieri

e solo si sentiva un disperato odore di jin

che tradiva il suo pianto

il giornalista



interprete fotografo dell’oggi

annotava ciò che credeva fosse luna

e ciò che credeva fossero stelle

le sue idee di freddo e tiepoido

e quello che credeva eterno

scriveva su dei vecchi giornali cosa pensava

di chi scriveva su dei vecchi giornali

con penne quasi finite

di colori stanchi di ripetersi

scoccava frecce acuminate di dissenso

avvelenate di sdegno

e colpiva chiunque

chiunque non gli andasse

frasi



non mi fido

disse lei a bassa voce

quasi a vergognarsene

non è per te eh

ho solo paura di cadere

lui chinò la testa

non fiatò

quella frase lo spinse

e lui

perse l’equilibrio

 

se



se un albero cade nella foresta

e nessuno lo sente

è davvero caduto?

se tu sei infelice

e nessuno lo sa

nitidezza



senza ascoltare le orecchie

beh,senza ascoltare le orecchie

da lontano vedrai solo una macchia nera

ti avvicini

ed intuisci l’oro che la circonda

cammini ancora

e vedi muoversi sopra

qualcosa che somiglia

ad uno stinto rosa

non vedi la faccia

neanche la immagini

da lontano vedrai solo una macchia nera

poi magari

con un passo a destra

o uno  a sinistra non fa differenza

riesci a vedere sia il vecchio jazzista

che la sua fedele tromba

maestra nel nasconderlo

baffi bocca e naso.

 



spacco lo specchio e subito scappo

come il sangue che spontaneo spunta

per colpa della scheggia che scava

nel solo ricordo di uno specchio splendente

che solo riflette ma non pensa più

a chi è ancora intero



amare

non è

ma sono

le parole

a macchia d’occhio



le facce cambiano finchè il mondo gira

modellabili come creta

attendiamo la fine della scultura

potremo osservare il nostro ritratto

diventare quello che non sappiamo

ammiriamo l opera che cambia

tramite ciò

che di cambiare

non ha mai avuto bisogno

cresciamo intorno a due gocce di colore

cadute a un pittore tra fronte e mento

e intorno a queste macchie

creiamo un dipinto



diffida da ciò che è vero

ignora qualsiasi luccichio

su spenti specchi d’acqua

increspati da piccole onde

si dice che oltre la verità

ed oltre le acque

ci sia sempre una piccola mano

che modella la realtà

che lancia le onde

mestiere



mio mestiere

è quello di trovare la coda da diavolo

nell’angelo

le corna nere

tra i riccioli biondi

grattare il trucco che hai in faccia

finchè non ti si vedrà la pelle

parlo del marcio che nascondi

come la pancia tra due cappotti

spettatore non pagante



ore a pianger di capire il mondo

senza farne parte

conoscere le regole del gioco

solo per poter evitare di seguirle

eppure

non sembra di giocare

spettatore non pagante

assisto a studenti

che tengono  lezioni di vita

sognando una vita da professore

l’impiegato



è il mio decimo,

credo,

primo giorno di una nuova vita

anche oggi per qualche ora

sognerò, m’illuderò e m’impegnerò

a mettere i pantaloni prima dalla gamba sinistra

a una colazione più leggera

ad ascoltare la canzone giusta

per riuscire

a ribaltare l’universo

esercizio di volo



chissà quanti modi ci sono per volare

c’è chi sbatte le ali

chi sogna

chi si muove e si sposta

addirittura chi cade

e vuole che volare

sia l’ultima cosa da fare prima di chiudere gl’occhi

per avere dentro l’istantanea del mondo dall’alto

per sentirsi dio

almeno una volta

il finestrino



il finestrino si appoggiava

trasparente assonnato assente

sul suo viso

sporco di qualche ruga poco sonno e qualche lacrima

55 anni fa  nacque

proprio oggi

e l unico abbraccio che ricevette

fu dal calore

di un freddo finestrino

 



puoi anche non leggermi

non sono niente di speciale..

quando mi scrisse non aveva voglia

però non aveva voglia di fare nient’altro

così mosse la penna sul foglio

e sono nata io

ma davvero

non sono niente di che

sono vestita di errori di ortografia

calligrafia pessima

forse anche poco da dire

però quantomeno ho avuto la possibilità

anche se per 10 secondi

di essere ascoltata

 



quella bambina bionda

dopo avermi visto sorridere con così tanto rumore

mi chiese dove avessi imparato a non piangere

mi chiese di insegnarle

a ridere nella pioggia aspettando la neve

a riempire il bicchiere mezzo vuoto

quello che le era caduto

e che non riusciva a rincollare da sola

così

le accarezzai i capelli

e la spinsi su e giù su l’ altalena

grigio



stiamo diventando tutti indecisi

come il grigio

che può apparire triste

e subito dopo

essere la perfetta strada

tra un orizzonte nero di fumo

e un passato bianco di neve



che poi

non esistono

no

neanche i poeti

gli chiesi chi fosse e lui

lui non seppe rispondermi

abbassò lo sguardo

quasi a cercare una risposta tra i lacci delle mie scarpe

e lo capii solo dopo

solo dopo capii

che stava guardando il cielo

riflesso in una pozzanghera



iniziate a fare pubblicità agl’ occhi e non agl’ occhiali

a favorire la testa e non i capelli

forse qualcosa migliorerà

magari anche i capelli…

per voi



alla fine c’è sempre un problema da creare

qualche sbiadito concetto da chiarire

fiori da tagliare

cravatte da mettere



Ricordo di averlo guardato in faccia una volta

gli occhi brillavano per via del sole

dove mi giravo si girava

la sua ombra scimmiottava goffamente la mia

non ho ancora capito bene se ero io il suo modello

oppure se fossi stato io a copiarlo

per la durata di quello sguardo infinito

eravamo avversari

ci contendevamo trofei di carta,strette di mano e finti sorrisi

un giorno mi spostai

fui così veloce che lui

frastornato non seppe più dove andare

la sua ombra rimase immobile

ma gli  occhi non smisero di brillare

almeno finchè la luce non si fu spostata

da quello sporco specchio…

un giorno



Un giorno

ti regalerò una rosa immortale

che non avrà bisogno d’acqua

ma di temporali e fulmini per crescere

le cui spine ti ricorderanno quanto può essere soffice il mondo

una rosa di un rosso incazzato

su di un verde sbiadito

per un amore drogato.

blocco



i versi che non so scrivere

la penna scivola di mano

la testa vaga

si sposta dal foglio

c’è qualcosa che mi stringe i pensieri

che indietreggiano

non passan dall’ immaginazione

schivano le idee

e non si sdraiano su ciò che leggi.