E.81

 

SENTIMENTO CONFUSO



Brucia con ardore

il petto la sera

quando t’innamori

di cento ragazze al giorno

e per ognuna di esse

il tuo cervello

un po’ sano ed un po’ malato

elabora altrettante storie

tutte così diverse

e tutte così simili.

Tutte così

immancabilmente finte.

E finisce che poi piangi

e ti lamenti

che non trovi l’amore.

Ma in verità io ti dico

mio caro amico

che questo amore

troppe volte l’hai confuso

con l’irrefrenabile bisogno

di svuotar le palle tue.

E ti dico anche

che non devi sentirti in colpa.

Invero non c’è legge

al giorno d’oggi

che impedisca ai testicoli

d’innamorarsi.

EPPUR TRIONFI



Eppur trionfi

immobile

lassù

sulla verde collina

oramai distesa

fredda

e sognante

con le tue cosce livide

piene di graffi

come solchi profondi

nella terra

carezzate solamente dal grano

a rimirar

la luna

che si specchia

vanitosa

spogliandosi

nei tuoi occhi

che galleggiano

ingenui

alla deriva

tra le costellazioni

del cielo notturno.

Dormi e riposa

eterna bambina.

Le bianche montagne

saranno lapidi

per la spensieratezza rubata

ed il profondo mar

indisturbato giaciglio.

ODOR DI GINEPRO



Si dileguò

atterrita

la coscienza mia

alla febbril caduta

in surreal mondo.

Tristi fanciulli

danzano sereni.

Ripudiati dalla nascita

suonan chitarre scordate

sul ciglio della via infernale.

E ragazze

maledette

dalla fica bruciante

ungono il fallo paterno

adornandolo

d’aglio e sangue.

Seduti

intossicati

cantiamo spensierati

vecchie canzoni folk

per le madri ormai straziate.

E ci lasciamo annegare

come bestie

domate

da quel soffocante odor di ginepro

ch’ogni dove fa violenza

dell’inerme corpo mio

steso

sul bianco sudario.

GIOCO DI SGUARDI



Ti osservo

poi abbasso rapidamente gli occhi.

Mi osservi

e fai lo stesso.

Presi entrambi dal timore

d’esser colti in atto

continuiamo così

il nostro gioco di sguardi

allungando di un secondo ad ogni turno

la permanenza di questi ultimi

sui nostri corpi.

Ci sentiamo protetti dalla distanza

e potenti nell’illusione

di poter sbirciare

così indisturbati.

D’improvviso gli sguardi s’incontrano

ed il gioco finisce

così bruscamente.

Allora proviam vergogna

e senso di colpa

poiché siam divenuti ladri

nel rubar vicendevolmente

quegli occhi che non ci appartenevano.

FIGLIO DELL’ORO



Quando mi vedrai
Seduto in quel bar
Non chiedermi chi sono
Non chiedermi da dove vengo
Piuttosto passami quella corda
sicché io possa essere tutto e niente

Raccontami della tua innocenza figlio dell’oro
Raccontami di come tu eri
Non ascoltare i demoni figlio dell’oro
Salta da una poltrona all’altra senza cadere

Bevi fino a scoppiare figlio dell’oro
Lo senti che cresce dentro di te
Ormai ti ha preso figlio dell’oro
Il folle pittore ti guarda e ride

Adesso è tempo che tu ti stenda
La stanza bianca gira
Continua a saltare figlio mio
Io ti ho scelto
Non per caso, non per noia

Il sangue ti ha reso forte figlio mio
Questo ti hanno detto
In realtà stai cadendo figlio mio
Ora riesci a vederlo

Riesci a sentire le sue risate
Riesci a provare ciò che provo
Il mendicante ti sta guardando
Tu sei lui e lui è te

Il tuo corpo è morto figlio dell’oro
Ora non soffre più
Sei ricoperto dai colori figlio mio
Continua saltare e non pensarci

Ora sei tutto e niente figlio dell’oro
Proprio come volevi tu
Salta e balla figlio dell’oro
e non pentirtene mai

Quella bambina ti guarda figlio dell’oro
Lei può vederti saltare
Ti ricorda qualcosa figlio dell’oro
Non hai domande per lei
Continua a danzare

Ti tieni le risposte figlio dell’oro
Ma qualcosa puoi ancora pronunciare
La bambina è curiosa figlio mio
Vuole vederti cantare

“Quando mi vedrai
Seduto in quel bar
Non chiedermi chi sono
Non chiedermi da dove vengo
Piuttosto passami quella corda bambina
Sicché io possa tornare ad essere tutto e niente”