E.81

 

IL SOGNO DI AGNES



 Aiutami
 fanciulla
 in questa notte
 solitaria
 mentre varco
 la frontiera
 con la piccola Agnes
 addormentata
 sulla spalla.
 Ho visto
 il giovane uomo
 dagli occhi come il mare
 in autunno vagabondare
 e sconsolato perdersi
 tra le grigie  campagne
 del nord.
 Ho visto il biondo orfano
 strozzarsi con il sangue
 mentre baciava le ferite
 sulle bianche braccia
 dell’amata.
 Ho visto
 il figlio della tempesta
 che uccise il sentimento
 sdraiarsi devastato
 ai piedi del grande albero
 ed il cielo
 rotto dal suo grido disperato
 frantumarsi e cadere
 sulla sua povera testa.
 Ho visto
 Samael il negro
 piangere nel suo letto
 abbracciava una bottiglia
 pensando fosse il figlio
 o la sua puttana.
 Ho visto
 i grandi lupi svizzeri
 sbranare il bestiame straniero
 e ridere sguaiati
 con lo sguardo rivolto al cielo.
 Ho visto
 il cupo camminatore
 raggiungere l’orizzonte degli eventi
 ascoltare il free jazz
 e ritrovarsi a vomitare serpenti.
 Ho visto
 un bambino che sorrideva
 in una stanza d’ospedale
 e mille poeti maledetti
 piangere per il nulla cosmico adolescenziale.
 Ho visto
 figli odiare le proprie madri
 perché desideravano i loro seni
 e figlie odiare i padri
 perché desideravano i loro falli.
 Ho visto me stesso
 abbandonato tra le montagne
 cantare a gran fiato
 fino quasi a svenire :
“Aiutami
 fanciulla
 in questa notte
 solitaria
 mentre varco
 la frontiera
 con la piccola Agnes
 addormentata
 sulla spalla.”

LA BALLATA DI CECIL LUCANO



 Cecil Lucano
 rifiutato dal mondo
 a zonzo sereno
 per boschi e montagne
 se ne va strimpellando.
 Due sole lucertole
 che abitan le sue tasche
 gli fan compagnia
 e come un eterno moccioso
 dagli occhi oltremare
 se stesso
 non smette mai di meravigliare
 nel veder nascer fiori
 in un terreno
 cosparso di sale.
 A chi gli domanda
 del suo passato
 egli risponde
 con far concitato
 Son come Cristo
 nostro signore,
 me ne vo in giro
 a cantar la mia storia
 e i miei assassini
 saran gli stessi
 che condurranno me in gloria.
 Solo son nato
 in un mattin d’estate
 tra le urla e i lamenti
 di due capre agitate
 e tanto mostruoso
 era il mio aspetto
 che anche per la morte
 non fui ben accetto.
 La vita passai
 ad esser rifiutato
 dagli uomini bastonato
 e dalle donne cacciato.
 Ma a dire il vero
 Cecil non porta rancore
 poiché anche chi lo uccise
 conosceva il dolore.
 Altro non mi resta
 invero da fare
 se non per boschi e montagne
 allegro strimpellare.
 e sereno e ridente
 viaggiar per trovare
 altri come me
 c’han bisogno di amare.

POMERIGGI PRIMAVERILI



 Ricordo
 lunghi viali alberati
 stendersi vibranti
 e sfocati
 di fronte ai nostri vividi sguardi
 in cerca di frugali attimi
 di felicità al neon.
 Ricordo
 il mio corpo disteso
 tremante e beato
 decorato da brandelli d’ombra
 che danzavano riflessi
 nei miei occhi santi
 e la schiena
 trasudare estasi
 al suono sporco della metropoli
 che si confondeva
 con il rumore sgraziato
 di quella fisarmonica ubriaca.
 E mentre il vecchio Josip suonava
 la città respirava
 il cemento respirava
 il cielo respirava
 io respiravo.
 Ricordo
 che qualcosa stava nascendo
 in quei giorni assonnati
 ma ancora non conoscevamo
 il suo nome.

ILLUMINAZIONE



 Mi dissero
 di averti vista
 fuggire di notte
 sulle cime
 delle bianche e fredde
 montagne dell’est.
 Mi dissero
 di averti vista
 nascondere nelle grotte
 delle vergini foreste
 e solitaria tra gli alberi
 spiare gli avventurieri
 che cercarono di carpire
 il tuo segreto.
 Mi dissero
 di averti vista nascere
 tra le dure e silenziose pietre
 dei freschi ruscelli d’inverno.
 Mi dissero
 di averti vista morire
 nelle fogne della città antica
 stuprata
 e ridotta a prostituta
 dai famelici topi incravattati.
 Mi dissero
 di averti catturata
 tra le rovine
 di un tempio decaduto.
 Le vecchie fiabe
 di ogni paese
 parlano di te
 che abiti
 le tetre cavità
 delle querce
 oramai morenti.
 Ed io
 che passai così tante stagioni
 a cercarti
 esplorando gli angoli
 di questo piccolo mondo
 e i pertugi
 di questa mia mente
 alla fine
 ti trovai
 sorridente
 ed assonnata
 dietro una siepe
 distesa ad osservarci
 in quel pomeriggio di primavera
 mentre consumavamo vino
 e parlavamo del niente.

AMOR BIONDO



 Biondo liquido
 trasforma
 le mie carni
 in oro
 affinché
 non siano più malate
 di umane passioni.
 Biondo liquido
 rendimi persona
 più felice
 più affabile
 più socievole
 e più affascinante.
 Biondo liquido
 rendimi
 l’uomo che non sarò mai
 ed il bambino
 che son sempre stato.
 Biondo liquido
 sii la donna
 introvabile dea
 dei lamenti miei
 e lasciati chiamare ‘amore’.
 Amore mio
 stamane mi svegliasti
 con il tuo bacio amaro
 e mi son reso conto
 che sei inutile.
 Amore mio
 dove son finiti i miei desideri?
 Amore mio
 dove son finite
 le segrete confessioni
 che ti feci la notte prima?
 Amore mio
 credo
 che passerò
 anche stavolta
 ad altre cose
 da chiamare ‘amore’

INQUIETUDINE



 Lì rinchiuso,
 dolcemente
 mi assopivo
 nel rimirare
 i lunari paesaggi
 che andavano a comporre
 frastagliati
 e silenziosi
 la mente mia.
 Trasognato
 riuscivo a scorgere
 in lontananza
 l’antica ballerina senza nome
 che nuda e solitaria
 danzava avvolta dalla nebbia.
 Sorridendo
 si avvicinò
 e strappatosi il seno
 me ne fece dono.
 Tra le mie mani
 questo in parassita famelico
 si trasformò
 ed attaccatosi al cervello
 le mie emozioni
 si mangiò.

ESTATE FRANCESE



 All’ombra cinerea
 dei salici d’estate
 osservo
 sereno e disteso
 con la chitarra
 tra le mani sudate
 il pallido corpo
 della bionda suicida
 disperdersi
 e confondersi
 per l’aria umida
 nel cielo.
 Le giovani sirene
 intanto giocano
 nude a costruir
 castelli di sabbia
 sulle rive depresse
 del grande
 profondissimo
 Der-Chantecoq.
 E sulla vecchia barca
 Francois lo strambo
 da lontano le guarda
 morire  e trasformarsi
 lentamente in schiuma
 nascondendo al mondo
 la sua dolorante
 gatta in calore
 che porta con sè
 sotto la dolce vita nera
 fumando
 Gauloises brunes sans filtre.
 All’ombra cinerea
 dei salici d’estate
 sereno e disteso
 mi ritrovo a pensare
 che gli emarginati
 abitano a Rue la Fayette
 e ascoltano Woody Guthrie.

EPPUR TRIONFI



Eppur trionfi
immobile
lassù
sulla verde collina
oramai distesa
fredda
e sognante
con le tue cosce livide
piene di graffi
come solchi nella terra
carezzate
solamente dal grano
a rimirar
la luna
che si specchia
vanitosa
spogliandosi
nei tuoi occhi
che galleggiano
ingenui
alla deriva
tra le costellazioni
del ciel notturno.
Dormi e riposa
eterna bambina.
Le bianche montagne
saranno lapidi
per la tua spensieratezza rubata
ed il mar profondo
indisturbato giaciglio.

ODOR DI GINEPRO



 Si dileguò
 atterrita
 la coscienza mia
 alla febbril caduta
 in surreal mondo.
 Tristi fanciulli
 danzano sereni.
 Ripudiati dalla nascita
 suonan chitarre scordate
 sul ciglio della via infernale.
 E ragazze
 maledette
 dalla fica bruciante
 ungono il fallo paterno
 adornandolo
 d’aglio e sangue.
 Seduti
 intossicati
 cantiamo spensierati
 vecchie canzoni folk
 per le madri ormai straziate.
 E ci lasciamo annegare
 come bestie
 domate
 da quel soffocante odor di ginepro
 ch’ogni dove fa violenza
 di quest’inerme corpo mio
 steso
 sul bianco sudario.