E.99

 

Me li immagino, loro



Me li immagino i pittori
che con un gesto
d’abitudine
intingono il pennello nel colore
e regalano ciò che sentono alla tela:
un regalo di cuore.
Me lo immagino, l’artista
osservare il cielo
e amarlo intensamente
e desiderare di bloccare quell’istante
sulla tela
per lasciare il sole proseguire
nel suo corso
per avere di quell’attimo, un ricordo
Me li immagino i compositori
che con un gesto
d’abitudine
scrivono sul pentagramma
quella melodia che nasce nella loro mente
come sottofondo della loro vita
e allora ce ne donano una battuta,
tra accordi in maggiore e bemolle.
Me li immagino, poi, i poeti
loro immersi nella notte trovano le parole giuste
ma al mattino sono scomparse
perché la mente ne è gelosa.
E me lo immagino, il poeta,
osservare il cielo e
amarlo intensamente e
desiderare di mantenere quell’attimo,
nel cuore.
Ma lui, il poeta,
si perde nel momento e quello passa, maledetto
e nel tempo di mezza poesia, il sole ha già cambiato colore:
arriva la notte a far amare e dimenticare
le parole.
E allora cosa scrivono? Scrivono ciò che immaginano.
Forse è questo il segreto:
amano e poi immaginano.
che sia bello non so dire, me l’immagino.

Ama l’Inverno che insegna



Amo l’Inverno,

quando la rugiada diventa brina

e opacizza le foglie estive, lucenti;

amo l’Inverno perché chiede pace.

Chiede a te, uomo, di trovare un posto caldo;

chiede a te, uomo, di trovare un riparo dal ghiaccio.

Amo l’Inverno perché obbliga te, uomo, a pensarti

e ti insegna che il freddo è bello, ma fa male.

Ti insegna che il freddo la toglie, la lucentezza;

ti insegna, uomo, che il freddo uccide ciò che avvolge.

Quindi impara da lui, dal saggio, l’Inverno:

quando c’è troppo freddo, non si aspetta altro

che l’estate.

Sarà che mi regali quiete



Sarà che non voglio

più perdere altri momenti

con te che sei tutto

ciò che desidero

perché ti vorrei al mio fianco

perché odio, intensamente,

lo spazio che c’è tra noi

che, seppur poco,

è, sempre tremendamente, molto.

E vorrei passare

ogni istante con te

tra le coperte, perché hai freddo

e poi avresti caldo

e le faremmo volare, le coperte

e scivoleremmo nell’amore

e non ti vorrei salutare mai

perché odio, intensamente,

lo spazio che c’è tra noi

che, seppur poco,

è, sempre tremendamente, molto

e vorrei passare (la vita)

tra le tue braccia:

è semplice, mi regali quiete.

 

 

T’attendo



Imponenti decisioni

fuorvianti.

Un cuore distrutto

non vuole un nuovo

cerotto, ma imparare a

battere ancora.

T’attendo

silenzioso portatore di attimi,

t’attendo

furtivo ladro di battiti,

t’attendo

pittore di guance,

t’attendo

coltivatore d’emozioni,

t’attendo.

 

 

O mente, psicologa, assassina



O mente, assassina di te stessa

assisti alla frantumazione,

dopo averli espansi,

di sogni

che arrivano vicino

al realizzarsi

e poi si sciolgono,

come con l’acido,

ma con la realtà.

Ed è psicologa, lei

che crea questi drammi

ma li cura

e rende consapevoli

di questo limite

umano

e finiremo

con il disperderci.

 

Sirio



A volte basta uno sguardo,

e le nuvole spariscono

e Sirio brillerà di luce intensa nella notte

cullando sogni

trasformando mostri in semplici ombre,

in onde, che non travolgono

ma sorreggono.

La sua luce, dona

scintille d’essenza

a degli occhi stanchi di

vedere sempre

cieli bui.

E Sirio brillerà, attraverso il vetro

d’una finestra che riflette

un  cielo invernale

che forse è più caldo

di quello estivo.

 

Buonanotte.

 

Quell’immensa vallata



Decisa ad aprire il mio cuore, capire

il mio volere

aprii gli occhi:

un’ombra avvolse il mio corpo.

La vidi. La sentii.

Mi avvolse con un tepore vellutato.

Come arrivò, sparì

portando con sé l’oscurità.

Mi lasciò la pelle umida, per l’incubo.

Così davanti a me non ci furono più scudi o muri.

Una grande vallata d’un  verde luminoso,

estesa davanti a me,

rispecchiava la limpidità del cielo.

Mi ha sempre fatto paura,

ma ora so che l’amerei

quella quiete

pura

che dopo i contrasti,

riflette l’animo.

Le ombre svaniscono, svaniranno

nel tempo, oltre.

Basta un soffio ed io ho fiato

 

( e non solo per me. )

 

Luce color avio



E squarceremo tele
con grida d’amore
son coltelli affilati,
piantati nel petto
e lo sfondo rosso,
colore dell’amore,
ma anche del dolore.
Sappiamo perderci,
sappiamo ritrovarci.
Sappiamo amarci con lo sguardo,
ricercare quiete
fino a perderla, avvolgendoci.
Crolleremo sfiniti poi,
tra un candore limpido,
misto in una luce
di quell’azzurro avio.
Ti chiederai
se sarà più tenue quel contrasto,
del pizzo sulla pelle
o di quell’atmosfera
che pare un miraggio nella sua interezza.

Soliloquio



A volte mi chiedo se sia cosi difficile farsi amare,
parlare, senza dover pensare.
Ed è così che moderai il rumore dei miei passi
mi comparvero dubbi su quanto dovesse sentirsi
l’eco del mio respiro.
Arrivai a domandarmi se
l’accelerazione del mio cuore si potesse sentire
oltre che notare, dalla sfumatura delle mie guance.
Ma di che parliamo,
dell’ amore per il mondo o del mondo dell’amore?
Viviamo e speriamo,
speriamo e cerchiamo
cerchiamo di essere voluti, capiti
poi ci sconvolgiamo.
Forse rido in modo strano
ma nello stesso modo piango.
E sono sempre distante dalle conversazioni,
quando mi perdo nei pensieri
e mi interrogo sulle sorti del mondo, sulla vita del passante
e forse respiro troppo forte;
e mi chiedo cosa possa pensare
ogni passeggero dell’aereo
che forse, per un momento,
ha azzerato il rumore dei miei passi.
Sono le cinque, la gente finisce di lavorare
torna a casa, troverà amore?
E forse penso troppo forte
e mi perdo nei discorsi
le persone mi guardano, dall’altra parte del vetro
(dei miei occhi)
forse rido in modo strano
ed è un vortice
di parole, di pensieri, di foglie autunnali e di vento
quando è buio non mi capisco, non mi ritrovo
che poi mento
perché mi conosco troppo bene:
ho passato illimitati momenti,
tralasciando attimi,
in cui ho conosciuto ogni dettaglio della mia anima
ma forse la respingo, forse la cancello
perché vorrei solo essere amata
ma forse il mio cuore batte troppo forte
e quindi ti penso, penso
a come io non sappia, non voglia, non possa parlare
perché mi ritroverei con le guance troppo rosse,
i pensieri troppo forti,
il respiro troppo strano,
il cuore troppo accelerato
… e magari si sente.

Lascerò che sia il vento a parlare



Lascerò che sia il vento a parlare,

che ti possa sussurrare tra i capelli

le mie parole all’orecchio.

Impavido, lui,

sa far volare le foglie,

sa far migrare le rondini

sa trasportare misteri, messaggi, pensieri

te lo posso dire, però:

ti stupirà

quella tensione

quell’attrazione,

che mille soli e mille pianeti,

in confronto, nulla sarebbero.

Momenti-Tormenti



Ci sono momenti

che si amano;

ci sono silenzi

che si dedicano;

ci sono pensieri

che ritornano.

La cui definizione, però,

comporta un unico problema:

il fatto che ci sia tu,

in ogni singola declinazione.

Ancora Novembre



E’ oscuro l’interno
di una stanza
talmente colma
da apparire vuota
agli occhi di chi non conosce,
agli occhi di chi non comprende.
E’ oceano di mondo,
teatro di vita
che si mostra nella sua interezza
in un momento gelido,
ma altrettanto ardente.
E’ color vermiglio l’acqua
ed io sorrido
in un lento fluire
di secondi.
Fuori il vento è quieto
e la mia anima impervia.

Novembre



E fuori c’è freddo
la pelle l’assorbe
dentro trova il ghiaccio
di un Novembre
passato,
dove la vita è scivolata
su di un orlo bagnato.
Esci, non asciugarti
corri, presto
che la vita sta sfuggendo
non cambiarti, scaldami
puoi farlo:
anche se fuori piove
se i vestiti son bagnati,
l’anima è asciutta.
In fondo forse era presto.
Sono in bilico, trascinami
dove fa caldo.
Rendi questo Novembre tiepido:
abbracciami
così non sentirai più freddo
perché la pelle l’assorbe
e non ti servirà la stoffa
perché sarà, così,
un novembre
salvo,
caldo.

Ti regalo le mie labbra



Ti regalo le mie labbra

a patto che tu mi conceda le tue

per perdersi nel silenzio,

tra l’accarezzarsi il viso,

con le mani tra i capelli:

stringimi perché sono tua.

Da quando ci siamo visti

la tua mente m’intriga

e ti regalo le mie labbra

per poterci conoscere a fondo.

Non so poi, per quanto resterai

ma io sono questa, nessun segreto.

Forse sbaglio, ma non voglio lasciarti cieco

conoscerai i lineamenti del mio corpo,

le curve della mia mente,

le cicatrici sulla pelle.

E se vorrai

una sensibilità errante

che vaga sbagliando

nel mostrarsi d’impeto

per perdersi nella mente

tua:

prendimi.

Sussulto



Vorrei sentire

il tuo corpo

sussultare

come risposta

ad una carezza,

come fosse

risultato

del dimenarsi

della tua anima:

come volesse

raggiungere

la mia

in un Infinito

abbraccio

Iperuranico.

Grafite



Continuerò

ad amare

la ruvidezza

della carta

sotto la grafite

di questa matita,

così amerei

la morbidezza

del tuo tocco

sulla mia pelle

già scalfita.

Cercami



Mi troverai

nella chiave

degli alberi

più verdi.

Di quegli alberi

che s’ingialliscono

ma non si spogliano

(di vita)

subito.

Tu puoi



Lunghi i silenzi

tra due sconosciuti

che si riconoscono

nelle canzoni, nelle parole.

Conoscenti scomposti

che vogliono di più

di uno sporadico contatto

d’anime:

puoi stringermi,

almeno sfiorami,

non temere,

baciami.

Un’ombra



Non siamo

che ombre

d’Infinito,

che esplosioni

d’Assoluto

in un mondo

già definito.

Poesia



E un giorno mi chiesi

cosa fosse la poesia.

Poi ti guardai negli occhi

e capii.

Baciami



E lo sai
quanto vorrei
posare le mie labbra sulle tue.
Riscaldare
con un briciolo di passione
queste giornate inerti.
Concedere
al mio cuore
di cedere un battito
al momento.
In questa luce,
quanto vorrei
sfiorarti il viso
trovare la pace
dopo i tormenti
colmare, calmare
l’animo
tuo.



E lascia che accarezzi

il tuo viso, una notte

senza nessun velo

che separi i nostri cuori;

senza nessuna distanza

tra le nostre anime.

E lascia che accarezzi

il tuo amore

in quella luce fioca

della prima mattina,

con il sole giovane

che riflette nei tuoi occhi,

leggermente aperti

(quanto basta),

le emozioni

della notte

trascorsa.

Sfiorami



Che lo sfiorare

delle tue dita

sul mio corpo

Racchiuda

tutti gli sguardi

che ci siamo dati,

che ci siamo persi,

che ci siamo giurati

di non perdere

più.

Di notte



Non è forse di notte

che troviamo noi stessi?

A ricercarci nelle luci

di altre case.

A ritrovarci nella stranezza,

nella libertà

dei pensieri

che fluiscono

insieme al buio

delle nostre anime

di notte.

Silenzi



Immobili silenzi
fugaci esplosioni
interiori.
Luci nel vento,
tremanti sensazioni,
cuori dolenti,
occhi brillanti:
di chi ha amato
l’alba
ma trova sollievo
nei tramonti.



Questo continuo rincorrerci,

trovarci negli attimi,

ripensarci nelle stelle.

Amanti sotto il cielo.

Mi scrivi una poesia?

Con le labbra sulla pelle,

di carezze che s’increspano

con il tremante vento notturno.

E che importa della rugiada

se siamo sotto la Luna

[ ... ]

E tra le braccia di Morfeo.



Basterà mai il silenzio?

Per compiangere le voci

di solitari

pensieri

notturni.

O di una giovane sera

troppo luminosa per le paure

troppo buia per chiudere gli occhi.

E non ti spiegherò chi sono

davanti a questa finestra

a cercare segreti

in luci distanti;

a ricordare momenti

troppo bui: per le paure

così luminosi: da dover chiudere gli occhi.

Non esiste equità

o una via di mezzo

per pensieri pensanti ricordi

o per momentanei segreti distanti.

Luci



La mitezza

delle luci nelle case.

La presenza viva

[ o  forse vivida ]

di altre anime:

altre storie,

altri sentimenti,

altri dolori,

altri sorrisi,

altri pianti,

altri cuori,

altri amanti

[ ... ]

Ogni luce una storia,

Ogni storia, emozioni.

Si sopravvive.

E si può essere felici.

 



Silenzi urlati

come tessuto piegato

tra dita tremanti.

Sole



Non c’è pace

per chi cerca

nelle stelle

un sollievo.

Se ogni giorno

desidera

qualcosa di nuovo

ma si sottomette

alla volontà

immutata, eterna

di una Stella

minore.