E.99

 

Vietato sognare



Colpa della vita

cresciuta in luoghi ostili

vietato sognare

altrimenti tuo rischio e pericolo

distruggono tutto

invidiosi di chi

nel mondo sa vedere

il bello ed amarlo

e non possono permetterlo

costringendo un mondo di ombre

silenzio

giudizi

desolazione

dove vige il male

che loro, potenti distruttori

emanano come tanfo di morte.

Il cuore traboccante d’amore

pronto a inondare le persone

d’improvviso ricade

nella faglia riaperta

da visi famigliari che

con una frase riportano

in un incubo datato

cinque anni di cammino

autonomo e si torna

dove il mondo era filtrato

da color vermiglio.

Senza preavviso



A volte vorrei

senza una parola,

un preavviso

presentarmi da te

dirti

vieni che scappiamo

perdiamoci e balliamo

che la terra sotto ai piedi

trema e non voglio cadere

quindi rendiamoci stabili

sull’instabilità del mondo

spostandoci

da un piede all’altro

ma tenendoci

le mani.

Dico sempre



Dico sempre

che a me piace perdermi

partire e cercare luoghi

che sappiano di magia

anche vicini

ma che sussurrino brividi.

 

Dico sempre

che il cielo non ha colore

eppure si tinge

s’impregna di sguardi

e magico

crea ricordi.

 

Dico sempre

che va bene così

che mi perdo in una goccia

e nel bicchiere che fine farei?

Ma non mi basta il mare

vorrei il mio Oceano.

 



Nella mia apparente follia

ricerca di ciò che bene

sarebbe

spesso mi perdo a pensarti

nella mente ti dico

le ali d’anima si aprono nella gabbia platonica quando

passi, in punta di piedi

nei miei pensieri.

 

M’invento scuse, per me stessa anche

sarà che certe persone fanno bene

anche se restano in silenzio

che non è

per assenza di parole

ma per la loro troppa presenza.

 

Il bene trionfa

ma insoddisfatta

sbeffeggio il male passato

sapendo che ora quiete

preannuncia burrasca o caldo d’Africa.

Indicativo



Passato remoto

definisco momenti oscuri

aperti e conclusi

ma ora splende il

presente(!)

Riconoscenze



Nulla è più riconosciuto,

tutto cio che è bello diventa strano,

spaventoso essere amante

che va oltre la pelle

nascondetevi tutti

l’amore diventa pericolo

paura di cadere nell’immenso

del cuore di chi sa provare

- ad amare -

anche silenziosamente, delle labbra da lontano,

degli occhi che nascondono tutto

o che tutto mostrano.

Non (dis)perderti

tra quegli  sguardi spenti

troppo comuni, troppo vuoti.

Tu, traboccante

non (dis)perderti.

Foglie di betulla



Baciami

come un tornado accarezza

foglie di betulla.

Lamenti d’ego



12/02/19

Finiranno le pagine

ma non finirà mai la voce

per urlare parole

a queste inutili persone

di un mondo triste e freddo

di un cuore scuro e terso

 

Non basteranno le pagine

non basteranno le parole

per esprimere il mio cuore

in questo luogo.

Immenso

nostro

vivere.

 

Parole nella notte



Le parole della notte

quelle scritte al buio

le più pure

l’inchiostro sovrapposto

righe inesistenti su fogli bianchi

 

E i pensieri diventano frasi

scomposte, sconnesse

ma piene d’emozione

frasi lacerate

dallo scrivere di una penna

 

Su di una mente tormentata

che non è mai sola

non è mai lontana

da quelle parole

che con la luce, domani, non sono più

Sola(mente)



Sono solo sogno

senza segno

di sostanziale

sostentamento

Maggio



Novità felici

pura semplicità

cuori grandi

vecchi ricordi.

 

Chi ha visto

una me bambina

conosce anche oggi

la me cresciuta.

 

e sa riportare in vita

vecchi pomeriggio soleggiati

di quando correvano

le nuvole, nello stesso cielo.

 

E tornavo a casa

con le mani nere

che tingevano l’acqua

e dipingevano

giocose il cuore.

 

E così risanavamo pomeriggi

trovavamo scuse

per mai stare a casa

e per rendere felice una bambina

per sempre.

 

Grazie a voi.

Iridi



Inutile rincorrere

chi non desidera

essere rincorso

chi regala

visioni sublimi

della superficie

dell’acqua

ma che non donerà mai ( a me )

la sua profondità.

Tieni per te

la tua parte migliore

nonostante tu abbia

il mondo

a cui donarla.

Non a me, non è necessario

non te lo chiederei, si evince che non vuoi

ma donati, dona

il tuo cuore al mondo

rivelati

non mostrare (solo) la bellezza

della superficie

della tua mente

ma mostra

l’infinito

che nascondi

nelle iridi.



manderei al diavolo

il mondo che

mi son creata da me

Quante stronzate



Sono stanca di ascoltare

parole senza peso

da persone che

hanno lanciato

pesanti

il loro sguardo

dentro me.

 

 

 

Turbinio



Emozioni un ciclone

percosse dal vento roteante

la testa che gira.

Mi sono improvvisata

protagonista di fiabe

volevo cercarti

volevo te, a trovarmi

e lasciai la strada

ti conduceva a me

di briciole

di versi

di poesie

Rincorrevo, io solita

indiretta

Non son brava con lo schermo

amo la voce e poco i pixel

perciò ti parlavo, da lontano

ti aspettavo, un segno

e lasciavo fogli bianchi

ad assorbire

ogni colore del mondo

e a rifletterli, quei colori

attraverso le parole

di poeti misteriosi

ma forse chi ha

gli occhi che vedono l’Infinito

oltre la siepe

non vedono il turbine nel mio cuore

dai tuoi occhi

 

 

 

E che t’importa di un ciclone

se di fronte hai l’Infinito

ed il cuore, ahimè,

già occupato?

 

 



Soffio di vento il tuo sguardo

travolge alte montagne,

stravolge la mia mente.

Altrove



Credo nel vento, lui, silenzioso guerriero

increspa le onde, fa tremare

le foglie e i fili d’erba

impercettibile urta il mio viso e stravolge

i miei cappelli come l’erba di alta montagna

la mia anima si mescola

con il suo respiro

la sento intrecciarsi con lo spirito silenzioso

che muove la vita con un lieve tocco

o che impercettibilmente

si trasforma in distruttore.

Arrivo a chiedermi se sarò prossima accarezzare

la superficie dell’acqua

o le foglie di un albero, gli aghi

di un abete o di una piccola parete

con gli occhi chiusi

attraverso muri

supero pinete

sorvolo oceani

poi un respiro e l’acqua mi circonda

un secondo e volo con le rondini

un terzo, sono accanto ai lupi

un quarto, un quinto

e riapro gli occhi e sono dov’ero

sorrido e aspetto

il prossimo soffio

[...]

o i tuoi occhi.

Corrispondenze



Voglio sentire

il tuo amore

corrispondere al calore

dei tuoi baci

sull’incavo delle mie scapole,

corrispondere al calore

dei tuoi baci

sulla mia pelle e

al brivido che percorre

la mia schiena,

corrispondimi.

 

Silenzio, di nuovo



Silenzio

la notte tuona

nel limpido

fragore

dell’oscurità

Silenzio

il buio travolge

nella luce accompagna

ma è viva, lei, la notte

respira

silenzio

ascolta il suo battito

è viva, lei, la notte

osserva

abbraccia

da lontano chiede

di immergersi in lei

silenzio

Amo l’amore e amo la poesia



Ho voglia di poesia.

Ho voglia di amore.

Ho voglia di amore e di poesia,

insieme.

In modo che ogni carezza diventi

un verso di quelli che restano

nella mente,

anche se non sono in rima.

Ho voglia di nutrirmi

di poesia attraverso ogni bacio.

Fammi l’amore

tu, poeta solitario.

Crea ciò che immagini con lo sguardo,

disegnalo con le dita

sulla mia pelle, prima

che con la penna, sulla carta.

Apri la porta di questa stanza, così

come apriresti il quaderno.

Sdraiamoci sul letto, ci aspetta:

come le parole aspettano

nella mente,

tua.

Non perdere mai i miei occhi,

così che possano diventare

il punto di partenza

su di un foglio bianco.

Ogni respiro una virgola

in infinite frasi

di matita scivolosa

su carta ruvida di pelle umida.

Amo l’amore e amo la poesia:

facciamone un tutt’uno.

Me li immagino, loro



Me li immagino i pittori
che con un gesto
d’abitudine
intingono il pennello nel colore
e regalano ciò che sentono alla tela:
un regalo di cuore.
Me lo immagino, l’artista
osservare il cielo
e amarlo intensamente
e desiderare di bloccare quell’istante,
sulla stoffa,
per lasciare il sole proseguire
nel suo corso
per avere di quell’attimo, un ricordo.
Me li immagino, i compositori
che con un gesto
d’abitudine
scrivono sul pentagramma
quella melodia che nasce
nella loro mente,
come sottofondo della loro vita
e allora ce ne donano una battuta,
tra accordi in maggiore e bemolle.
Me li immagino, poi, i poeti
loro immersi, nella notte trovano
le parole giuste,
ma al mattino sono scomparse
perché la mente ne è gelosa.
E me lo immagino, il poeta,
osservare il cielo e
amarlo intensamente e
desiderare di mantenere quell’attimo,
nel cuore.
Ma lui, il poeta,
si perde nel momento e quello passa, maledetto.
E nel tempo di mezza poesia, il sole ha già cambiato colore:
arriva la notte a far amare e dimenticare
le parole.
E allora cosa scrivono? Scrivono ciò che immaginano.
Forse è questo il segreto:
amano e poi immaginano.
che sia bello non so dire, me l’immagino.

Ama l’Inverno che insegna



Amo l’Inverno,

quando la rugiada diventa brina

e opacizza le foglie estive, lucenti;

amo l’Inverno perché chiede pace.

Chiede a te, uomo, di trovare un posto caldo;

chiede a te, uomo, di trovare un riparo dal ghiaccio.

Amo l’Inverno perché obbliga te, uomo, a pensarti

e ti insegna che il freddo è bello, ma fa male.

Ti insegna che il freddo la toglie, la lucentezza;

ti insegna, uomo, che il freddo uccide ciò che avvolge.

Quindi impara da lui, dal saggio, l’Inverno:

quando c’è troppo freddo, non si aspetta altro

che l’estate.

Sarà che mi regali quiete



Sarà che non voglio

più perdere altri momenti

con te che sei tutto

ciò che desidero

perché ti vorrei al mio fianco

perché odio, intensamente,

lo spazio che c’è tra noi

che, seppur poco,

è, sempre tremendamente, molto.

E vorrei passare

ogni istante con te

tra le coperte, perché hai freddo

e poi avresti caldo

e le faremmo volare, le coperte

e scivoleremmo nell’amore

e non ti vorrei salutare mai

perché odio, intensamente,

lo spazio che c’è tra noi

che, seppur poco,

è, sempre tremendamente, molto

e vorrei passare (la vita)

tra le tue braccia:

è semplice, mi regali quiete.

 

 

T’attendo



Imponenti decisioni

fuorvianti.

Un cuore distrutto

non vuole un nuovo

cerotto, ma imparare a

battere ancora.

T’attendo

silenzioso portatore di attimi,

t’attendo

furtivo ladro di battiti,

t’attendo

pittore di guance,

t’attendo

coltivatore d’emozioni,

t’attendo.

 

 

O mente, psicologa, assassina



O mente, assassina di te stessa

assisti alla frantumazione,

dopo averli espansi,

di sogni

che arrivano vicino

al realizzarsi

e poi si sciolgono,

come con l’acido,

ma con la realtà.

Ed è psicologa, lei

che crea questi drammi

ma li cura

e rende consapevoli

di questo limite

umano

e finiremo

con il disperderci.

 

Sirio



A volte basta uno sguardo,

e le nuvole spariscono

e Sirio brillerà di luce intensa nella notte

cullando sogni

trasformando mostri in semplici ombre,

in onde, che non travolgono

ma sorreggono.

La sua luce, dona

scintille d’essenza

a degli occhi stanchi di

vedere sempre

cieli bui.

E Sirio brillerà, attraverso il vetro

d’una finestra che riflette

un  cielo invernale

che forse è più caldo

di quello estivo.

 

Buonanotte.

 

Quell’immensa vallata



Decisa ad aprire il mio cuore, capire

il mio volere

aprii gli occhi:

un’ombra avvolse il mio corpo.

La vidi. La sentii.

Mi avvolse con un tepore vellutato.

Come arrivò, sparì

portando con sé l’oscurità.

Mi lasciò la pelle umida, per l’incubo.

Così davanti a me non ci furono più scudi o muri.

Una grande vallata d’un  verde luminoso,

estesa davanti a me,

rispecchiava la limpidità del cielo.

Mi ha sempre fatto paura,

ma ora so che l’amerei

quella quiete

pura

che dopo i contrasti,

riflette l’animo.

Le ombre svaniscono, svaniranno

nel tempo, oltre.

Basta un soffio ed io ho fiato

 

( e non solo per me. )

 

Luce color avio



E squarceremo tele
con grida d’amore
son coltelli affilati,
piantati nel petto
e lo sfondo rosso,
colore dell’amore,
ma anche del dolore.
Sappiamo perderci,
sappiamo ritrovarci.
Sappiamo amarci con lo sguardo,
ricercare quiete
fino a perderla, avvolgendoci.
Crolleremo sfiniti poi,
tra un candore limpido,
misto in una luce
di quell’azzurro avio.
Ti chiederai
se sarà più tenue quel contrasto,
del pizzo sulla pelle
o di quell’atmosfera
che pare un miraggio nella sua interezza.

Soliloquio



A volte mi chiedo se sia cosi difficile farsi amare,
parlare, senza dover pensare.
Ed è così che moderai il rumore dei miei passi
mi comparvero dubbi su quanto dovesse sentirsi
l’eco del mio respiro.
Arrivai a domandarmi se
l’accelerazione del mio cuore si potesse sentire
oltre che notare, dalla sfumatura delle mie guance.
Ma di che parliamo,
dell’ amore per il mondo o del mondo dell’amore?
Viviamo e speriamo,
speriamo e cerchiamo
cerchiamo di essere voluti, capiti
poi ci sconvolgiamo.
Forse rido in modo strano
ma nello stesso modo piango.
E sono sempre distante dalle conversazioni,
quando mi perdo nei pensieri
e mi interrogo sulle sorti del mondo, sulla vita del passante
e forse respiro troppo forte;
e mi chiedo cosa possa pensare
ogni passeggero dell’aereo
che forse, per un momento,
ha azzerato il rumore dei miei passi.
Sono le cinque, la gente finisce di lavorare
torna a casa, troverà amore?
E forse penso troppo forte
e mi perdo nei discorsi
le persone mi guardano, dall’altra parte del vetro
(dei miei occhi)
forse rido in modo strano
ed è un vortice
di parole, di pensieri, di foglie autunnali e di vento
quando è buio non mi capisco, non mi ritrovo
che poi mento
perché mi conosco troppo bene:
ho passato illimitati momenti,
tralasciando attimi,
in cui ho conosciuto ogni dettaglio della mia anima
ma forse la respingo, forse la cancello
perché vorrei solo essere amata
ma forse il mio cuore batte troppo forte
e quindi ti penso, penso
a come io non sappia, non voglia, non possa parlare
perché mi ritroverei con le guance troppo rosse,
i pensieri troppo forti,
il respiro troppo strano,
il cuore troppo accelerato
… e magari si sente.

Lascerò che sia il vento a parlare



Lascerò che sia il vento a parlare,

che ti possa sussurrare tra i capelli

le mie parole all’orecchio.

Impavido, lui,

sa far volare le foglie,

sa far migrare le rondini

sa trasportare misteri, messaggi, pensieri

te lo posso dire, però:

ti stupirà

quella tensione

quell’attrazione,

che mille soli e mille pianeti,

in confronto, nulla sarebbero.