F.54

 

Affamato sperduto intrizzito



Respiro seduto su una amabile sedia di scogli.

Ora più che mai, si può essere seri in giovinezza?

Quale sogno afferra le mie idee?

Un sogno perduto di fiori appassiti dell’Asia.

Ma io non ho fiori.

Io sono una linea appesa a una pietra rigata

tra la rima e l’attesa.

 

cavità e virtù



Quelli che delusi girano un cappio.

Quelli che feriti non vogliono guardare.

Quelli che tengono in mano un fiore

con le membra sottili,

filiformi,

vestono d’un colore che pare ocra.

Dentro, una illanguidita fiamma

ancora scalda.

Domani tende all’infinito



Il desiderio di averti mia nelle notti di buio profondo e

il sublime sentimento d’amarti solo io.

Dove sei, o piccola stella che punti lo Zenit?

Se fossi con la tua compagnia

questa notte scorrerebbe lieve

come le mie dita

sulle tue argute passioni.

extra, intra, extra



Discutendo con i miei pensieri e con quegli degli altri,

sono arrivato al punto di credere,

ancora una volta,

con una certezza placida e interna,

tutta mia,

che anche quando non ci sei,

tu ci sei.

Sfericità



Nella foresta selvaggia dei volti

ho riconosciuto il tuo,

pensieri silenziosi pensieri,

anime dolcissime anime.

Oserei a indagare il mistero?

A spingermi dove nessuno ha mai saputo prima?

Oserei a toccare il tuo corpo nudo e teso come un filo?

A cibarmi di polvere di stelle e ragioni infinite?

 

Nei lidi verso cui mi conduci,

viviamo immersi nei miei versi,

l’uno seduto, l’altro disteso,

a sorprenderci.

 

Io scrivo della persona ardente che sei, e

mi nasce in gola questo sibilo d’amore che

solo per te vibra stupendo.

Trascendentalismi



Se nella terra nuda e fredda,

se tra i rami amati dal sole,

se nei fili d’erba dischiusi al vento delle mille e una notte,

se nel suono delle foglie cadute,

se qui ritrovo il mio motivo,

questo allora il mio posto,

questa allora la mia casa.

Quando mi sembra di andar lontano



Su una valle ci sta un uomo,

capelli lunghi come la seta,

occhi vivi, ma lui sta solo,

con in mano una bella aurora.

 

E la suona e la canta ancora,

non ha pace con quell’amore,

che è sopito,

che è esaurito,

non c’è modo di averne ancora.

Meditazioni piovose



Ma se tra i rami fuggono raminghi

gli occhi del viaggiatore,

per i folti alberi della foresta,

foresta ombra

ombra vera,

gli uccelli sono suoni e

sono vividi rumori.

 

Senti questa aria che è vita,

che è forza che scorre tra le dita.

 

Un salice piangente,

ornamento del cosmo,

pilastro del respiro.

Poi,

nel tempo,

quell’animo denudato davanti al mondo leggero,

ed ero io,

che in quelle tue labbra,

così teatrali,

ricerco ancora il mio spirito.

Immediato divenire



Nelle notti dipinte col pervinca dei tuoi occhi,

al buio dei pensieri

al buio degli odori

ho sognato un naufrago che gridava

al cielo

<Son salvo>.

Mi vendo l’anima alla pioggia



Nel buio delle lunghe notti

gli occhi non vedono che i propri

passi, che

sono incerti, che

sono spenti.

 

Ma nel buio,

l’uomo desidera ancora

sfumature, che

accompagnano il flauto e

l’aurora, che

suona e che

brilla,

per suggellare le anime ai suoni,

i corpi agli odori.

 

Sotto un cielo in tempesta,

non è mai troppo audace

vivere amando,

pur non essendo amati.

μαιευτική



Le poesie si scrivono ai cigli delle

strade,

seduti,

distesi,

in preda al dolore,

alla ricerca di versi che sfumano nel vento.

 

Si scrivono per la luce nascosta

dentro l’erba primitiva di una parola.

 

Nessun verso è mai disceso dall’alto,

niente è mai stato riesumato da un simulacro religioso,

né, da nessun fiore della conoscenza

germogliano i versi d’oro.

Vergine e sconsacrato



Io son nato gracile e indifeso
davanti la vastità dell’oscurità,
ho consacrato la mia vita
all’amore del vero,
all’amor di una donna,
all’amor per la sapienza.

Le luci diurne



Dovremmo poter riuscire, una volta nella vita almeno,
a osservare
l’esistenza riflessa sul lago,
fittiziamente o no,
a tenerci per mano e
vedere che cosa si prova,
con gli anni
imbiancati
addosso,
a saperci più bambini di prima.

Canto del mio Essere



Ho un occhio, un riso,
una voce, e
sgorgo sotto un cielo
che è sintesi della Natura.

Sono l’acqua chiara dei monti che
scorre giù e che
questa stagione silente respira.

Mi domandano chi sono.

Ho negli occhi il silenzio,
sono una singola persona,
sono il canto del seme della terra viva,
il canto del seme della terra.
Sono il canto di me stesso.

Non è l’oggi che può dirmi chi sono.
Io sono un girovago.

Visito spesso la mia stessa dimora,
mi interrogo,
pronuncio a voce alta il mio nome.
Ho un nome.

Ma non è l’oggi che può dirmi chi sono.

Il cambiamento è già oltre la materia,
lontano dai bavagli quotidiani della vita,
è cenere fumante,
è un vestito pericoloso, che
si fa
credo.

Ai calici



Ieri in un’osteria

mi son perso

in due bottiglie di vino.

Ci andai per star da solo,

le osterie non sono per malati

d’amore, ma per cinici

scopritori d’uva dissolta.