F.122

 

15 Aprile 2019



Quel che esiste su Lungosenna

visi vituperati

sagome in resa,

quel che resta son lagrime d’attesa

una ballata triste

una fumata nera,

quel che si libra nella sera

un soffio di speranza

un rimorso di coscienza,

quel che avremo son racconti e dipinti

ad incastonare la mia la tua fronte

sotto gli spicchi del rosone.

Nessun amplesso, nessuna rivoluzione

sgorga dalle gargolle

a Notre Dame.

Ultima notte



Domani, da

quando te ne andrai

ritornerai nelle mie poesie.

Penultima notte



Stolidi sorrisi

rivedo roventi raschiare

l’ennesima illusione, di te.

Prima notte



Abbracciarsi
limitarsi l’universo
evocare nuovi spazi, insieme.