F.29

 

Haiku sparsi



Lampo d’estate
Via se n’è già andata
Alba d’ottobre.

Foglia di faggio
Accarezza il profondo
Lago di terra.

Antri incantati
In eremi perduti
Saggezza estinta.

Tu cosa fai?
Io non faccio altra cosa
Che esser me stesso.

Non son sicuro,
Un dubbio primordiale
Anima infranta.

Ignuda giaci
Timidezza beffarda
Tra calde coltri.

Mi guardi, io pure,
Ti guardo tu mi guardi
Socchiudi gli occhi.

Instilla pace
Umida di rugiada
Luce solare.

Dipinto breve
Due occhi, naso e bocca
Io so, che sei tu.

E se anche fosse
Che fosse mai accaduto
Chiedo perdono.

Guardi la luna?
Invece io miro a stelle
Invisibili.

Perduta, perdono



O folle vento che corri tra i prati
A te grido, custode di segreti
I miei molti delitti e le mie angosce:
Sì! Sì!, io quella notte ti ho ucciso,
Ho rubato ai tuoi giorni il viver senza
Che ombra alcuna sfiorasse il tuo bel viso,
Deturpato ho l’idillio di Venere
Oscurando di tempesta il sole di
Un soave crepuscolo autunnale;
Ho stuprata la bellezza, squarciata
In mille e mille pezzi ho la grazia
Di un cuore non affine, sconosciuto
Per dolori, e le dolcezze infinite
Da lui senza riposo zampillanti.

Parole orrende:
Il silenzio ho poi rotto,
Colpa infinita.

Loop



musica accordi divano penombra
musica accordi divano penombra dove sono?
musica dove accordi sono divano penombra su un divano
musica accordi divano penombra
mi sembra divano penombra di conoscere
questa musica accordi divano penombra
che accordi accordi accordi si ripete musica accordi divano penombra
come i pensieri musica accordi che divano penombra sto pensando
musica adesso accordi divano penombra
ma se musica accordi divano li penombra
sto musica accordi pensando adesso divano penombra
musica come può accordi divano essere penombra
che li stessi pensando da prima? penombra penombra musica accordi divano
da quanto musica accordi divano li penombra
sto musica pensando accordi questi divano pensieri penombra
musica accordi divano penombra
da sempre?

musica accordi divano penombra

musica accordi divano penombra

musica accordi divano penombra



Puoi chiudere la porta,
Se vuoi,
A due, tre,
Persino quattro mandate.

Ma da sotto la soglia
Entreranno ugualmente
Il freddo vento,
E foglie appassite, volteggiando.

E con esse,
L’autunno.



Mordi i fiori,
Avvinghiati all’onda,
Corri nel vento,
Graffia la terra,
Urla dalla scogliera,
Conquista la vetta,
Rotola nell’erba,
Abbraccia l’orso, la pantera, il leone,
Spicca il volo,
Rincorri la tua ombra.

Se vivrai, ancora,
Fallo ancora.

Se morirai,
Avrai vissuto.

Bürokratie



Sono in fila da una vita
Nel kafkiano andirivieni
Di fronte all’ufficio
Delle speranze smarrite.

Tempo



Ed è naturale, penso
Dimenticarsi di
Un’anima
Morta
Un anno
E un giorno fa
Da questo giorno.

Ti odio



D’amor(ir)e.

Vasilij



neroneroneroneroneroneroneroneroneroneroneroneroneroneroneroneroneroneroneroneroneroneronero
neroneroneroneroneroneroneroneroneroneroneroneroneroneroneroneroneroneroneroneroneroneronero
neronerogialloneroneroneroneroneroneroneroneroneroneroneroneroneroneroneroneroneroneroneroner
neroneroneroneroneroneroneroneroneroneroneroneroneroneroneroneroneroneroneronerorossoneronero
neronerorosaneroneroneroneroneroneroneroneroblunerolillaneroneronerogialloneroneroneroneronero
neronerorosaneroneroneroneroneroneroneroblublubluviolalillaneroneroneroneroneroocraneroneronero
neroneroneroneroneroneroneroneroneroneronerogrigioviolaviolabluneroneroverdeverdeneroneronero
neroneroneroneroneronerobluneroneroneroneroneroneroblublublubluverdeverdeneroverdeverdeneronero
neroneroneroneroneroblublubluneroneroneroneroneroneroblublublubluneroverdeverdeneroneroneronero
neroneroneroneroneroneroblubluneroneroneroneroneroverdeblublubluneroneroneroneroneroneroneronero
neroneroneroneroneroneroneroblubluneroneroneroneroverdeblubluneroneroneroneroneroneroneronero
neroneroneroneroneroneroneroneronerobluneroblubluverdegialloneroneroneroneroneroneroneroneronero
neroneroneropervincaneroneroneroblublublublugiallogiallogiallogialloneroneroneroneronerobluneronero
neroneropervincaneropervincaneroneroblublublugiallogiallogiallorosaneroneroneroneroneroneroneronero
neroneropervincapervincaneroocraocranerolillacelesteblublucelesteneroneroneroneroneroneroneroneronero
neroneropervincaneroneroneroocrarossoneropervincanerocelestecelesteneroneroneroneroneroneroneronero
neroneroneroneronerogiallorossorosaneroneroneroneronerocelesteneroneroneronerogrigiorossoneronero
neroneroneroneronerogiallorossorossoneroneroneroneroneroneroneroneromarroneblugrigiogrigiooronero
neroneroneronerorosaneroneroneroneroneroneroocraneroneroneroneroneroneronerogrigiogrigioneronero
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neroneroneroneroneroneroneroneroneroneroneroneroneroneroneroneroneroneroneronerobluneroneronero
neroneroneroneroneroneroneroneroneroneroneroneroneroneroneroneroneroneroneroneroneroneronero

 

Ad Escher



Maschera di     mostri per
Verità non     confutabili e
Dette, o      temibili prove
Semplicemente tenute     da parte,
Verso il     chiaro termine,
Lato oscuro,      della vita
Della luna      che muore.



Ho rubato un po’ di rose
Al tempo;

Erano lì, sul ciglio
Dei miei pensieri,
E quasi passavo oltre.

Ma, per fortuna,
Mi sono fermato.



A ncora sará, né oggi o domani,
B rio d’estasi, giammai dimenticato
A lla fine il tuo viso, e le tue mani
B ianche e sinuose, qual’io sempre ho amato.

A nzi piú forte di mille uragani
B atterà in me, da nulla fermato
A ssieme al cuore, in assai ritmi arcani:
B ello e splendente, nel tempo immutato.

C eruleo cielo, nel resto del mondo;
D eh!, a chi mai potrebbe interessare
C he sí sia la mia vita, a tuttotondo?

C he tutti i giorni siano un girotondo
D i fiori e ricordi, sol da sfogliare?
C ento, tu, e mille! Son io zero tondo.

Abbraccio



In silenzio,
Silenzio silenzio,
Vorrei nel silenzio,
Nella tiepida coltre di silenzio
Farmi piccolo,
In silenzio rannicchiarmi
Vicino a te accoccolarmi,
In silenzio vorrei guardarti
Negli occhi di silenzio
E di infinite promesse;
Immobili carezze nel silenzio,

Il nostro grande
Perfetto

Silenzio.

La presa della Bastiglia



Questa poesia non parla
Della presa della Bastiglia.

Probabilmente non è nemmeno
Una poesia.

Dimmelo tu,
Che cosa sia.

Voyager 1



Poco prima del suo ultimo
Sospiro,
Con le ossute,
Delicate
Dita sapienti,
Antica arte ormai perduta,
Un vecchio mi ha fabbricato.

La mia dolce, malinconica melodia
Una piccola, umile
Bottega ha accarezzato,
Da orecchie ormai sorde
Composta:
La pace
Prima della fine.

Ho visto piccole dame
Di raso vestite,
Danzare nella notte,
Senza farsi scoprire.
Di mano in mano,
Nel tempo,
Donato.

Forzieri e vascelli,
Castelli e magioni,
Primavere ed autunni
Ho esplorato.
Sepolto per due secoli,
Bui e muti,
Ho infine rivisto la luce.

Ora la mia dimenticata melodia,
Risuona senza rumore,
Custodita a milioni di anni luce,
Da onde di un messaggio
Inviato nello spazio più profondo.

Mai più volti umani
Vedrò,
Mai più la mia tomba
Di rame placcato d’oro
Vedrà la luce,
Mai più la mia
Dolce, malinconica melodia,
Sfiorerà orecchie
Capaci di ascoltare
La semplice voce
Di un carillon nello Spazio.

Déstati: sogna!



E tu,
Se la vita intera fosse
Un sogno,
Se potessi con un balzo
Librarti tra galassie,
Se potessi vedere
Con le palpebre serrate,
Se, pur muovendoti,
Fossi immobile, legato,
Se potessi morire, vivere,
Vivere e morire,
Ancora e ancora,
Cadere senza mai sfiorare terra,
Esplorare i crudeli universi
Della più potente illusione
Che ogni notte,
Dalla prima notte,
Inganna e illude;
Se ogni cosa ti fosse concessa,
Meno limitato
Del Multiverso infinito,
Senza tempo né spazio;
Tu, cosa faresti?

 

E se, in gran segreto,
Che tutto ciò
Ti rivelassi,
Sia possibile?

Ehcsztein, Atrsuhtaraz



“Ascoltate la Visione,
Ignoranza e stoltezza
Sono vicine alla fine,
Per voi ‘grandi’ personcine
Sia l’unica certezza:
Conoscere l’avviata ribellione.

D’avorio la gran torre
Con immenso sconquasso
Crollata è in terra,
Vogliamo essi alla prova porre:
Faccian fuori un passo;
Tu, Astronomo e Filosofo, nel mondo ora erra!

In viso scruta l’uomo da te dimenticato,
Sotto il giogo terribile di sapienti illusioni
Lo ponesti da infiniti anni:
Pentiti!, osserva com’è ora trasformato,
Trema!, temibile vendetta subirai, carponi,
Muori!, per rimediare ai tuoi antichi danni.

Con gran sofferenza liberati ci siamo
Dalle robuste catene del potere superiore
Da tutti sempre subíto, da nessuno mai scelto.
Ma ormai il mondo intero è divelto,
Non poteva esistere prospettiva migliore,
Infinite possibili rinascite ora esploriamo:

La menzogna più grande
Da voi raccontata
È il verso del tempo, del futuro la preoccupazione:
Stolti! Non vedete il limite, la finzione?
Essi hanno solo una realtà interpretata:
Ora la Visione si allarga, si espande!

Il passato diventi futuro,
Il fiume risalga alla sorgente,
Il fulmine l’Olimpo sconvolga!
A superarsi, indietro tornando, l’uomo si volga,
Non più ubbidisca la gente, china ed acquiescente,
Per quanto lo scontro sarà duro.

Soltanto un fantasioso errore
Nella precisa struttura dell’evoluzione
Ha maledetto l’uomo con la coscienza:
Facciamo dunque uso di quest’ultima scienza
Per attuare la definitiva distruzione
Del nuovo, vecchio mondo, senza timore.

Pietra, legno ed osso,
Diventino unici compagni,
Della nuova umanità, che al passato ritorna;
Di semplice felicità presto adorna.
Mi attende l’impero dei ragni,
Ora di più parlare non posso.

Ascoltate la Visione,
Ignoranza e stoltezza
Sono vicine alla fine,
Per voi ‘grandi’ personcine
Sia l’unica certezza:
Conoscere la conclusa ribellione.”



Lampadina accesa,
Il mondo è reale,
Ordinato, canonico.
Gli angoli sono gli stessi,
Il pulviscolo,
Intangibile viandante dell’aria,
Mi è caro come
Un parente mai conosciuto
In una foto ingiallita.
Rassicurante tepore luminoso,
Di un sole notturno.

Lampadina spenta,
L’aria si fa dura,
Le sorgenti dell’immaginazione
Splendono infinitamente oscure
Nella notte della razionalità:
Fantasmi sospesi
Mi fissano negli occhi,
Un respiro mi sfiora la guancia,
Il brivido sublime
Del magnifico terrore
Percorre le mie membra.
Allungo un braccio,
È un passo nel vuoto:
Le mie dita
Toccheranno qualcosa?

Ultima mano



Sul verde prato
Della fortuna
E di avversi destini,
Ammucchiate in disperato ordine
Stanno, in attesa,
Una macchina, delle mutande,
Una società petrolifera,
E uno zaffiro splendente.

Fumo permea l’aria buia,
E avvolge e nasconde
Dei gradini,
Li sta scendendo
Con pacata grazia
Una nobile donna,
La cui sottile e guantata mano
Posa sul possente braccio
Del marito, di rosso ammantato.
Un valoroso cavaliere
Apre la strada,
Annuncia a gran voce
La regia venuta.
Ai suoi ordini
Dieci armigeri
In corazze splendenti:
Imbattibile esercito
Di temibili assassini.
Più in alto di tutti
Svetta lo stendardo,
Araldo della casata.
Un cinabro cuore
Da nulla trafitto.

Il fumo è diradato,
L’intera corte
È sul prato disposta.

Tra tutti il più povero,
In un istante è il più ricco.

La cieca fortuna gli ha concesso
L’amara disgrazia del possesso.



Riflettori
Su una platea
Vuota,
Un palco gremito
Di muti urlanti
E di ciechi gesti
Furiosi:
Mare in tempesta.

Placido suono
Di lontane
Arpe: arpìe terrificanti
Ormai dome,
Le suonano
Dolcemente.

Tutto attorno,
Folle sinfonia
Di dissonanti
Silenzi.

I – XII



Olfattivo, ottico, oculomotore;

Si può forse racchiudere una vita

Trocleare, trigemino, abducente;

Nel ritmico dedalo

Faciale intermediario, vestibolococleare;

Di attivazioni neurali

Glossofaringeo, vago;

Nella cosmica complessità

Accessorio spinale, ipoglosso.

Di un sistema nervoso?

Sotto i ghiacci del Polo



Gioco a dadi
Con parole senza senso,
Sorseggiando centellinati
Raggi di sole che,
Prismatici,
Affrescano le iridi,
Attraversando ciglia di ghiaccio.

Accecante aurora boreale
In una notte sul Nilo.

Sono una piramide
Di diamante
Incastonata,
Per sempre,
Sotto i ghiacci del Polo.



E i venti più impossibili
Dal fondo dell’anima più remota
E oscura
Non scuotono già più
La mutamente sonante eco
Dei tuoi capelli tra le mie
Impalpabili dita.
So(g)no disperato,
Nel tuo potente ed inerte
Abbraccio, dal sublime sapore
Di vitale
Morte.

Improbabili chiaroscuri
Attraversano terribili
Le mie inquietudini autunnali
Fate rosate nei tramonti dorati;
Chi è che scrive,
Ciò che fu, ciò che sarà,
O semplicemente un’ombra indistinta
Nella vita vissuta da altri?

Non giunge risposta,
Dai venti più impossibili
Che sempre percorreranno
Furibondi
La mia flebile anima.

Fino all’alba di questa
Eterna notte
Io aspetterò.

Poi,
Di me,
Più nulla.

Talete



Ma la bestemmia
Più grande
Rimarrà sempre
Lo sguardo
Sul fosso,
Invece che al cielo,
Stellato.

La ballata degli angeli caduti



Due angeli
Stretti in un abbraccio indissolubile.
Solo un’ala ciascuno
È stata loro donata:
Per librarsi,
Per vivere,
Sono costretti a non lasciarsi
Mai,
Sopra l’abisso di fuoco.

Pur angeli essendo,
Vivono di desiderio,
Di passioni,
Di sogni.
Non uguali:
Portano a strade diverse.

Cessa così l’armonia del volo;
Uno più in alto,
Per ammirare tutto,
Uno più in basso,
Per vedere le piccole cose,
Voglion virare;
Uno più in fretta,
Per cogliere l’ebbrezza del vento,
Uno più piano,
Per farsi da esso cullare,
Batton le ali.

In mezzo a questo turbinìo
Di fluttuare irregolare,
Ecco, la catastrofe:
Piangenti,
I due angeli,
Si lasciano andare
Ai loro diversi,
Ma alfin eguali
Destini.

Da soli,
È ovvio,
Non posson volare:
Un angoscioso precipitare
Invade anima e corpo
Di ognuno.

Angeli erano,
Solo se insieme:
Ora, soltanto umani,
Atroce morte li attende.

Ma ecco,
Un terzo angelo,
Più luminoso e perfetto,
Costui con due ali,
Scendere in picchiata,
Votato al soccorso.

Ancor più terribile il fato:
Entrambi egli regger
Non può;
Soltanto uno, perciò,
Ne afferra in tempo,
Prima che
Come l’altro
Finisca divorato
Dalle eterne fiamme
Del terreno abisso.

Solo pianto,
E rimorso
Per l’antico amplesso,
Restano muti
Nell’angelo vivo,
Nell’angelo caduto.



La libertà,
Quella vera,
Non vale nulla.

Nulla,
Se non sono
Incatenato
A te.



Vivo
Nella terribile speranza
Che questo sia,
Tra gli infiniti,
L’Universo in cui
Finirò con l’amarti
Per sempre.

19 Aprile



La notte dell’Apocalisse
Ho errato,
Tagliando con le fiamme
Dell’anima
Il gelido tocco della sottile brezza.

Più oscuro della notte senza luna,
Ho donato le mie tasche
Al primo spirito vagabondo,
Incapace come me
Di dormire
Nell’ultima notte del mondo.

Ho donato ai miei occhi
La città muta, intera,
Fradicia di pioggia,
Perforata dalle stelle;
Vuota, ma mai come me,
Ramingo sulla terra.

Ho donato ai miei polmoni
Un’aria nuova,
Senza più segreti,
Né angoscianti illusioni,
Bensì reale,
Come la fine incombente.

Ho donato le mie note
All’alba infuocata,
Splendida di colori,
Nella felice ignoranza
Della sua sorte ormai segnata.

Ho donato i miei pensieri
Ad un umile foglio di carta,
Disegnato a fitte parole
Di liberazione e sollievo.

Il mio cuore avrei donato
A questa notte dell’Apocalisse,
Se solo mio fosse ancora stato.

Chiuso in uno scrigno ormai dimenticato,
Giace immobile,
Senza di me,
Senza di te.

Il nulla infinito è alle porte,
Un tremante sorriso lo accoglierà:
Nulla più da dare ho,
A questo mondo
Che al termine volge.

Il vento



Fermati.

Lo sciacquío degl’invisibili
Flutti di vento,
Del vento che tutto
Ha visto,
Per sempre innamorato
Della sua gelosa terra,
Della quale da immemore tempo accarezza
Le chiome e le curve,
Instancabile;

Anche tu,
Ascoltalo.

Profondo e placido,
Colmo di vita e di profumi da Oriente,
Parla con voce di fronde
Parole millenarie,
Che tutti sentono,
Che pochi ascoltano,
Che nessuno comprende.

Vorticose danze di petali,
Incessante fremito dei piangenti salici,
Anima dell’erba,
Mistici canti nelle praterie,
Grandiose avanzate di eserciti di sabbia,
Onnipotente,
Tutto questo esso crea.

Davanti alla meraviglia
Non c’é verso migliore
Del silenzio.

Anche tu,
Lascia parlare
Il vento.



I pini mughi,
Il latte caldo alla sera,
Le notturne scorribande,
Le sognanti stelle,
Mi parlano.

I sogni,
Gli incubi,
I cremisi papaveri,
Le candide nuvole,
Mi parlano.

Il rosso,
Le cicatrici,
Le rive del fiume,
Le gocce di pioggia,
Mi parlano.

L’alba,
Il tramonto,
I fili d’erba,
I tasti del pianoforte,
Mi parlano.

I quadri,
I racconti,
Il profumo del vento tiepido,
La neve che scricchiola,
Mi parlano.

Le onde salmastre,
Le porte che sbattono,
I tuoni lontani,
Le dita sottili,
Mi parlano.

I dolci ricordi,
I più tristi dolori,
La poesia delle tenebre,
Le ombre a colori,
Mi parlano.

Mi parlano,
Di te.