F.30

 

Sposa del Vento



Tremano le vetrate

 

Onde di nero violento

vi s’infrangono

tra platani secchi

sinuose

lambiscono

foglie dispargono

 

 

Ma tu

 

Mia sposa del vento

Compagna di zattere alla deriva

 

Rimani

 

che ci tuffiamo in tempesta

e ancor non sento

altro

che il tuo odore

Inno all’odio



Rivalutatemi, care masse.

Voi non amereste il buon vino,

il sole e la pelle altrui

calda sotto le coperte d’inverno

s’io non esistessi

nelle vostre vie buie.

V’insegno invece

che più s’ama

più s’odia;

e le pellicole migliori

son sempre quelle dagli alti contrasti.

 

Fine Settembre



Stasera

c’è vento su ponte di mezzo,

le luci danzano

tremolanti sull’Arno -

E qualche ubriaco come me

s’attarda zoppicando

tra le proprie macerie.

La notte dopo Ferragosto



“Sto rientrando a casa, amore mio…

Se ti va

metti l’acqua a bollire, per la camomilla

e se invece dormi

dormi…

Scivolerò sotto le coperte e ti farai piccola

addosso a me

nel letto

zattera alla deriva

dei nostri cuori spezzati…

Fuori piove ed io

non ho mai l’ombrello…

Il cappotto è fradicio -

poco importa -

domani lo mettiamo al sole…

Tra due minuti ci sono…”

 

Lascio pozze sulle scale poi

entro

e misuro passi

della mia solitudine

come di danza

le ombre degli alberi scossi dal temporale

muovono in veranda…

Mi seggo

accendo una sigaretta

e saggio l’aria

d’inverno

umida.

 

Tu eri qui

trottola di tempo impazzito

mai esistito

che gira, rigira…

Ed io

ogni volta che rientro

mi sorprendo

di non trovarti addormentata

con un libro di fiabe addosso.

 

Ogni goccia

rimbomba

nell’androne vuoto dell’universo.

La notte di Ferragosto



Un tre seguito da ventitré zeri

-sono le stelle nell’universo-

eppure ancora non sappiamo

perché

non possiamo vivere felici io

e te

che qui

non si dorme più

e il mio animo è nero,

nemmeno la luce vi sfugge;

e mi pare certe volte

che se solo nel mio silenzio

s’udisse un impercettibile fruscio

esploderebbero le cose

e i frantumi di cristallo

paralizzati nell’aria

e le volte che mi mancherai,

di te qualche capello

sparso tra le lenzuola…

Poi d’un nulla vorrei

mi si chiudesse il mondo addosso

-è l’ora di dormire, di dormire!-

e fuori nient’altro che l’inverno,

vento freddo che scuote le vetrate.

Il mio respiro conta i secondi.

Non c’è altro:

non più orologi

esiliati da questi luoghi

del niente intorno a me.

 

Ho perso la voglia.

 

Vado a letto.

 

E’ iniziato a piovere

e se mi stendessi nello scivolo dell’acqua

forse cullandomi

essa mi condurrebbe al mare;

allora evaporerei,

e ricadrei pioggia.

In quel caso, mio sole,

vorrei che tu mi bevessi.

Solstizio



Lineare ed altrettanto scontato

è far metafore sulle stagioni,

la vita, in tutte le sue fasi,

e che due coglioni -

 

Eppure per il solstizio

il sole sta più tempo in cielo

e l’estate è solo

un lento declino -

Come a dire che l’aspettiamo,

attendiamo  i giorni/futuri/migliori

e nel frattempo dimentichiamo

di vivere

Primavera…

mia bella, ti amo,

adesso

che non più posso -

Essere mortale



Vorrei

un orologio rotto al polso.

Il tempo è importante,

non lo sarebbe

se tutto girasse al contrario

o anche solo un eterno presente -

 

Ho il polso del tempo,

sarebbe bello

non fosse vitale averlo

e vivere

tra orologi sciolti sotto il sole

tra le persone che scendono in strada

che urlano

ad urlare che non ci stiamo

a rincorrere il pensiero immortale

scontando la mortalità -

 

Intanto stasera mi ubriaco,

mi spingeranno per le strade

in un carrello per la spesa rubato -

 

Frappongo tra me e il tempo

una galassia multicolore

e poi, con calma, un giorno

morirò -

Le parole che mai un giorno vorrei scrivere dire pensare



E’ finita l’estate

e neanche ce ne siamo accorti

e i fiori del tuo giardino

appassiti,

dove ci siamo persi?

Eppure

credevo di esser stato attento

al tempo

invece sono qua,

è finita l’estate

e neanche ce ne siamo accorti,

il sole non bacia più la pelle

ora ruvida corteccia di quercia

e sua foglia ostinata

aggrappata al ramo

- non voler cadere

neanche al gelo più maledetto -

 

Quanta profusione.

E pensare

a quando neanche ci accorgevamo

di quanto sia difficile stare in piedi

e adesso

è finita l’estate

e neanche ce ne siamo accorti,

il tempo

mi è sfuggito dalle mani,

solo adesso me ne accorgo

d’aver cercato tutta la vita

di afferrare il vento.

Avanti!



- Avanti!
Verso decadenza e distruzione
fino a che
non un fuoco rimarrà acceso
ed anche
l’ultimo barlume di poesia
non sarà ridotto
che a un riflesso fugace
nell’occhio di una bestia -

- Avanti!
Le membra stanche,
la mente nuda,
perdere giorno per giorno
il conquistato
giorno per giorno -
- Un’altra volta
pensavo
m’illudevo
d’essere in movimento
ma ho ancore di piombo
legate ai piedi
e il cuore di una farfalla -