F.34

 



Scaglie di luce

vibrano nell’aria.

sono i sorrisi

della gente che ama

Caffè



Un timido gorgoglio nell’alba
mi sveglia.
Il suo terso colore,
il profumo corposo
sono ovunque casa e famiglia
e poi un respiro
nella pace oziosa della domenica,
che muore

in un nero vinile.



Splendente,
cade inesorabile su questa terra.

non neve,
ma vita.

Hamed



Non ho più nulla,
solo vuoto dentro di me e
questa valigia
trascino sulla strada.

I piedi laceri,
le ginocchia piagate.

La mia terra ora è maceria,
il mio cuore ora è relitto.
Cammino tra l’odio dei popoli ma
esausto,
non mi fermo.
Dormo sulla nuda terra ma
i sogni
i sogni volano tra le stelle.

Solo silenzio



Immobile
rimango
davanti a questa strage.

Le mani,
conficcate tra i capelli,
gli occhi,
vuoti fissano il silenzio.

Impotente e inutile
respiro affanni.
Mentre il mondo si uccide
attonito,
lo guardo morire.



Volgo lo sguardo
nel mondo
cercandoti tra i volti,
nelle cose
nei ricordi.
Sei fuggita con la nebbia del mattino
e tra una pioggia di dolore ora
ti cerco,
ma non ci sei.
Non sei negli alberi
nelle pozzanghere,
nei sorrisi della gente,
nemmeno in una palpebra socchiusa
un volo incerto di farfalla.
Il pianto segna il tempo,
grido il tuo nome aspettandoti
eppure
tu non torni.



Guardo la città morente
nel bilico della notte,
cercando sorrisi
tra gli sbuffi del cielo
e i mattoni dei muriccioli.
mi aggrappo al profumo del vento
vivendo ciò che non possiedo
i sogni.

Il corvo



Era lì, su quel ramo
lo vidi nella pioggia
sospeso,
oscura ombra di sé stesso.
Il suo sguardo nero
mi conteneva tutto.
Era un corvo o forse
la mia anima.



Non ascoltare ma
diventa suono.
Non guardare,
sii visione
fonditi col mondo e
semplicemente
esisti.