F.34

 

Salsedine



Una casa abusiva in lontananza

inghiottita

dal profumo dei fichi e

da un gorgoglio blu alcolico.

La terra si sfalda dalle mani

soffocata dal sole

l’incongruenza di questo mondo nascosto

vive

dentro di me.

una bellezza decrepita

un muro

incrostato di salsedine.

 

Tasselli di un domino



Nati per cadere

preferiscono l’equilibrio

instabile del vuoto

alla certezza del pavimento

Una chiesa vuota



Il silenzio di una chiesa vuota

è un canto sfocato.

Nasce dall’eco dei tuoi passi sulla pietra e

sale tra le colonne umide

per morire accolto

dalla pesante cupola.

Il rumore del mondo

non riesce a disturbarlo,

muore poco prima

delle vetrate di luce buia.

Il rumore del mondo

appartiene agli altri.

Abituati al frastuono

non sentono più il silenzio.

Ma tu

tu nel ventre vuoto

lo percepisci perfettamente,

un tepore nitido

che pulsa dentro di te.

E quando apri

a fatica

il portone scricchiolante

e la luce ti assale

e i colori e

gli odori.

Nell’immenso rumore

tu ancora ascolti il canto

del silenzio

di una chiesa vuota.

Il gabbiano grida



Perché il gabbiano

vola controvento?

è una battaglia ostinata e

solo il sole ne vedrà la fine.

Non potrà mai vincere

eppure non ha paura di rimanere

fermo

immobile nell’aria,

inclina le ali

tende le piume

e grida

grida perché vuole che il vento sappia

quanto sta soffrendo per questa guerra.

E’ un urlo stanco

che si adagia sul mare.

Ma il vento

sordo

continua la sua morte.

I muscoli ormai cedono esausti

il cavaliere bianco

chiude le ali e

Le riapre poco prima dello schianto

sul mare grigio

si ferma un poco su una roccia

carezzandosi col becco

le piume strappate.

E mentre il giorno affoga

ascolta il giubilo del vento,

forse domani

forse domani sarà lui a gridare.

Cabine telefoniche



Cabine telefoniche

abbandonate sul ciglio della strada.

Conservano assieme al puzzo del passato

i ricordi

di chiamate perse.

I semafori lampeggianti pulsano

cullati dalle scie delle macchine.

E’ la notte

di chi sta cercando l’alba

sopra i giornali spiegazzati dal vento.

Stai aspettando

il respiro giusto

il bagliore di quel lampione che vuoi afferrare

e cammini in bilico

sulla linea spezzata della strada

sulla linea continua della vita

come un funambolo

stanco

di rimanere in equilibrio.



Scaglie di luce

vibrano nell’aria.

sono i sorrisi

della gente che ama

Caffè



Un timido gorgoglio nell’alba
mi sveglia.
Il suo terso colore,
il profumo corposo
sono ovunque casa e famiglia
e poi un respiro
nella pace oziosa della domenica,
che muore

in un nero vinile.



Splendente,
cade inesorabile su questa terra.

non neve,
ma vita.

Hamed



Non ho più nulla,
solo vuoto dentro di me e
questa valigia
trascino sulla strada.

I piedi laceri,
le ginocchia piagate.

La mia terra ora è maceria,
il mio cuore ora è relitto.
Cammino tra l’odio dei popoli ma
esausto,
non mi fermo.
Dormo sulla nuda terra ma
i sogni
i sogni volano tra le stelle.

Solo silenzio



Immobile
rimango
davanti a questa strage.

Le mani,
conficcate tra i capelli,
gli occhi,
vuoti fissano il silenzio.

Impotente e inutile
respiro affanni.
Mentre il mondo si uccide
attonito,
lo guardo morire.



Accarezzo queste mura
sfiorandole con
le dita.
La pietra mi risponde
con canti di terra.
Oltre la finestra
non si vede
ciò che brilla di luce.



Volgo lo sguardo
nel mondo
cercandoti tra i volti,
nelle cose
nei ricordi.
Sei fuggita con la nebbia del mattino
e tra una pioggia di dolore ora
ti cerco,
ma non ci sei.
Non sei negli alberi
nelle pozzanghere,
nei sorrisi della gente,
nemmeno in una palpebra socchiusa
un volo incerto di farfalla.
Il pianto segna il tempo,
grido il tuo nome aspettandoti
eppure
tu non torni.



Guardo la città morente
nel bilico della notte,
cercando sorrisi
tra gli sbuffi del cielo
e i mattoni dei muriccioli.
mi aggrappo al profumo del vento
vivendo ciò che non possiedo
i sogni.

Il corvo



Era lì, su quel ramo
lo vidi nella pioggia
sospeso,
oscura ombra di sé stesso.
Il suo sguardo nero
mi conteneva tutto.
Era un corvo o forse
la mia anima.



Non ascoltare ma
diventa suono.
Non guardare,
sii visione
fonditi col mondo e
semplicemente
esisti.



Chiudi gli occhi e
guarda.