F.35

 

Ode allo schifo



È dentro di me,
la mia parte marcia.
Ogni tanto la sputo
mentre non passa nessuno.
Ogni tanto la consumo
con qualcuno
come stasera.
Ed ora fumo al gelo
sul ciglio della strada.
E consumo il pensiero
del tuo respiro che batte sulla mia schiena.
Mi scalda.
Ma questa era la mia ode allo schifo
ed io sono marcia
sono questo scempio
ma tu non mi guardi



Al tepore delle sere di Maggio

sbocciavan i fior di magnolia,

fioriva ogni tua parola

che durante l’inverno coltivavi per me.

Ed ora che ogni fiore è secco

anche se i rami fanno silenzio

le radici son vive.

Inutile scavare il tempo

sepolto dal freddo infecondo.

Coltiverò per te il tepore

aspettando la mia magnolia in fiore



Alle falde del mio mondo

peso i ricordi dal fondo.

Luci fioche, meravigliose,

riflesse in questa acqua putrida.

Vorrei contaminarle, le mie vuote ferite,

loro tornerebbero a bruciare,

ed io

a sentire qualcosa.



Fendo

la fragilità delle mie onde

Io

che se mi sporgo e non vedo un fondo

tremo.

Nel nero dei tuoi occhi

non v’è il fondo,

ed io

che in te mi sporgo

mi infrango e tremo

ma non affondo.



Se l’acqua è carnefice e fautore,

scava la terra, ma ne nutre il frutto,

sia in me la malinconica meraviglia

d’esser carsica e rigogliosa, come la mia terra.

Che il tempo mi eroda,

faró di me nuova culla.

A grumi



Esplosi,

nei miei taciti attimi di panico,

succhiando via l’inerzia.

Bacia i miei tremori,

graffia i miei vuoti,

sii l’irruenza delle mie viscere.

‘Che per me,

sei un grumo della mia solitudine.

.



Ma ció che è stato rimanga versi,

da quando ci han buttato al mondo

cosí, diversi.

Sei l’ antipode dei miei riflessi,

eppure ci culliamo ancora,

denudati di noi stessi.

Νόστος Άλγος



Sfuma l’odore di vecchi ricordi,

amaro sapore di dubbi ormai spenti.

Nostalgia, abitudinario dolore,

sei forse il bisogno di saper ritornare,

sei solo il bisogno di essere e  non immaginare.

Giorni vuoti



Scrivetemi addosso,

o non sarò che macchie di parole sbiadite,

non sarà che lo sporco sui miei giorni vuoti.

Cadetemi addosso,

oggi che il cielo è grigio ma non ho pace,

che vorrei respirare storie

e raccontare sguardi,

che vorrei svuotarmi di tutto e non bastare a me stesso.

 



Non sono padrone

del mio stesso spessore.

È la luce del sole

che proietta sul muro

un’ombra decisa

a sapermi leggero.