F.37

 



Alba, riscaldami ancora

che la tua fine sia solo il riposo dei giorni

e non la morte.

Venti, gonfiatemi di brividi

Percussioni, riducetemi in suoni

e voi, schizzatemi e macchiatemi 

ed io finalmente sarò letta.

 

se l’amare

ha mai preso il significato di partire,

allora son pronta a tornare a casa.



bianco roseo, tasto

se mai c’è stato profumo più buono

 

desiderio sensuale

il nero che sfiora

come capricciosi

così umano e reale

mio delirio carnale.



Protagonista passiva, garante del mio finale
distratta dal mondano, ho amnesia dei miei bisogni.

eppure

ti avrei stretto così forte
invece lasciai il mio corpo fresco

addio



seppur astratto, ma nel mio letto, ora è tutto polvere.

quanto vale il dove nel concreto.

vivo tra un vortice di sabbia e una tempesta aperta

e da gabbiano temerario, esausto

 trovai rifugio dal mare su di uno scoglio.

fu proprio quello a lasciarmi bagnare.

ora, profugo di questi cieli, mi chiedo

son di solitudine o libertà?



l’uomo, come candela      

percosso dai vivi sentimenti                        

è appiccato dalla sua selce focaia,                     tagliente quanto animatrice.      

mi lascerò sciogliere              

carica della mia miccia

ormai rovente,

mi guarderò consumare.        

oh piromane maledetto,            

possano le tue scintille incontrarmi ancora

ed io morirò per la mia causa.



piena di egoismo, anche se implicito, lascio ascolto alla mia pancia
e inseguo, inseguo invano il limite
e al temporaneo, mio assiduo coinquilino,
rivale della mia illusione, 
a lui permetto la mia sconfitta.