F.44

 

Eden-3



 

Facemmo l’amore in tre

come Jun Mijake fa con la sua tromba

come l’ottone

e l’aria

fanno nella tuba

come il crine del cavallo

e l’archetto

fanno sulle corde del violino

come l’estate

e il sudore

fanno nei corpi

di tre componenti

a se stanti

principianti

corpi in fuoco

trepidi, pieni

del voler nulla

e del voler tutto

di sé

da sé

per sé

e per tutt’e tre.

 

 

L’UOMO NUDO



-la sedia

Ti avranno detto

di stare dritto e composto

di parlare a modo

di stare al tuo posto.

È una dittatura.

-la mandria

Ti avranno detto

di avere paura verso il diverso

di farti i fatti tuoi

di non seguire quel verso.

È una dittatura.

- la croce

Ti avranno detto

di non valere niente

di appigliarti alla religione

di avere fede in chi mente.

È una dittatura.

-l’armata

Ti avranno detto

di non preoccuparti

di uomini addestrati

di militari pronti a salvarti.

È una dittatura.

-il controllo

Ti avranno detto

di non essere te stesso

di annullare le tue propensioni

di avere il cuore di gesso.

È una dittatura.

-l’uomo nudo

Tu sei la gloria di barriere abbattute

Tu sei l’Emancipazione

Sei il moto che porterà la fine

di questa decadente evoluzione.

L’ANIMISMO ONIRICO



Potremmo essere una visione

tutti quanti miliardi

di entità chiamate persone.

Potremmo essere sconosciuti

tutti quanti miliardi

di organismi non ancora evoluti.

Potremmo essere invisibili

tutti quanti miliardi

di ragioni inconcepibili.

Potremmo essere dentro un feto

tutti quanti miliardi

di sequenze naturali d’un genere segreto.

Potremmo essere questa poesia

tutti quanti miliardi

di ragionamenti su cosa immagino io sia.

La sete della Terra



Non mi manchi

Sei una strettissima certezza

che stasera puzza un po’ di grappa

e profuma di fiori verdi.

Non mi manchi ballerina.

Lo sai che t’amo di sangue

quella roba rossa che abbiamo tutti,

di Terra e d’Infinito

quella roba che fa tremare le mie ossa.

Riempi il mio spazio di te,

di giravolte.

Sculetti, muovi le spalle,

come sei solita fare.

I tuoi occhi mi aprono in due

e più pezzi

che cadono per terra come gocce

e vengono assorbiti dalla Terra

per la sua sete di Trascendenza.

LENTO. MOMENTO POMERIDIANO



                 1.

Queste parole

nel cuore degli dei

nel culo del mondo

nell’inferno del vino rosso.

1.1

Parole composte di niente

Lente

Lentissime

Tardo pomeriggio

Lento

Lentissimo

Come d’ieri

Come d’oggi

Come il cuore degli dei

Il culo del mondo

L’inferno del vino rosso

1.2

Non ho più pomeriggi

Lenti

Non so dov’é il cuore degli dei

Lento

Il culo del mondo

Lento

Ed ho finito quell’inferno di vino rosso

Lento

1.3

Cuore degli dei

che zittite

ogni significato

del culo del mondo

1.4

Culo del mondo

che nascondi

il cuore degli dei

nell’inferno del vino rosso

1.5

Inferno di vino rosso

libera i peccati miei

del culo del mondo

del cuore degli dei

LE FORESTE SI COMPORTANO MEGLIO



Abusiamo

e mi sento nudo

disarmato e stordito.

Abbiamo tutti un tumore

e un forte mal di testa

e tutti parlano.

Abusiamo

per l’incoscienza delle nostre impossibilità.

Abusiamo

il mondo è di plastica

e le guerre

e tutto il silenzio

e la grande omertà malata.

SIGNOR CHIQUITO



Il semaforo è verde

sei fermo.

Tutti suonano il clacson

tu non sai da quanto sei sposato,

quanto tempo è passato.

Mi piace pensare si chiami signor Chiquito

aspetta sempre le stesse donne

tettone di strada.

Signor Chiquito mi piace

non guarda mai nessuno

se non le due tettone di strada.

Gli danno la mammella

lui torna bambino

ci si aggrappa

paga

mette in moto

se ne va.

LA MANDRIA, MARTA



E continuando a correre in questa direzione Marta

dove andrai?

Sai che trappola ti hanno teso

quell’ignorante di tua madre

e quell’altro ignorante del tuo insegnante.

Ho provato a sentirti ancora

ma ogni volta quelle frasi studiate nei tuoi libroni di storia

condizionano quel che vorrebbe essere

solo una conversazione efficace

e si palesano le scorrette ed egoiste

azioni di tua madre

nonostante tu creda di averla annullata dalla tua vita.

Sei già sola

nel tuo terzo decennio di vita

e sei bella da farci l’amore

un po’ selvaggio, mediterraneo.

Diventare una potenziale moglie cattolica

non è da te.

Vado a casa, spengo le luci, provo a dormire

e vedo Marta

che si sposerà,

avrà dei figli tutti lindi

vestiti secondo il nuovo brand

con un ignorante di insegnante

e un’altrettanto ignorante madre.

PRELUDIO ATTO III



Ho conservato la memoria di gesti

che non sapevo né compiere né capire.

Ora vorrei mettere tutto dentro una grande valigia

lasciarla in aeroporto e partire senza.

LA RINASCITA



Alle quattordici

e ventitré

ho la nausea dell’incompreso.

Vomito tutta la delicatezza del mio ego

che sembra voler fare pacchetti e scatole

da stipare in una cassapanca

stantìa di naftalina.

Sembra voler andare lontano

a guardare il mare,

imparare dai venti

dimenticarsi chi è.

Sembra voler rinascere

alle quattordici

e ventitré.

CONFESSIONI DEL BUS 9



È lui il colpevole del disgusto

che provo nel vederlo.

Subito mi infastidisce

soprattutto la sua arroganza.

Lo guardo schifato.

Mi guarda schifato.

Mentre siamo molto occupati a schifarci

capiamo entrambi di essere disarmati

e decisamente troppo magri

per lavare di sangue il pavimento.

Quando sono sceso da quella gabbia,

il numero nove,

ho pensato alla violenza che ci siamo fatti

senza nemmeno sfiorarci

disarmati

e decisamente troppo magri.

INNO DELLA VECCHIA PULCE



Tra la gente che sorride

sotto quel balcone

fra due frassini spogli,

nel via vai della routine

seduto su una panchina

con le gambe gelide

e le mani sudaticce,

ad un tratto troverai

quel ricordo di una storiella buffa

quella volta, solo in mezzo al nulla.

Ti ricorderai un sogno ricorrente

o della fragile morte di un grand’uomo che amasti.

La piccola pulce nell’orecchio arriva

e parlerà, parlerà.

Si farà ascoltare

e farà in modo che,

tra la gente che sorride

sotto quel balcone

fra due frassini spogli,

nel via vai della routine

seduto su una panchina

con le gambe gelide

e le mani sudaticce,

tu non possa sfuggirle.

Affinché tu possa perdonare,

possa rimanere deluso

o al contrario trionfante.

Che tu possa sentire

l’arbitrio, libero

quando tutt’a un tratto

arriva l’angelo

arriva il mostro

arriva la pulce.

MORTO, IL TATTO, IO E TE.



Violi l’imprescindibile

e il tatto muore.

Seppelliscilo giù in fondo

dove ti nascondi.

Dove ti nascondi?

Mi manca l’inchiostro

per spiegare a te

dove mi nascondo io.

Partiamo pure per luoghi diversi

il tatto è morto.

1:7,5 MILIARDI



Fanculo ai convenevoli

e alle puttanate che penso

perché si

capita anche a me

di detestarmi

da far spavento

alle mie vene.

Tutti questi cinguettii attorno

cosa diavolo volete da me

e cosa voglio io da voi?

Potessimo tutti impazzire

poter vedere quanto siamo brutti

e brutalmente soli.

INVERNO D’ITALIA



Guardo il sole

avvicinarsi al mare

la luce bassa riflette

sull’acqua l’arancione e il blu.

D’improvviso parte un colpo,

il lamento di un fastidio permanente

è la mia parte resistente.

Si palesa

sembra voler zittire la mia testa,

farsi ascoltare.

Preferirei essere cieco, dice

piuttosto che vedere

la mia terra

avvinghiata dal polpo

nel suo profondo abisso.

Inverno d’Italia:

L’ingiuria dell’elettore spento

che non ricorda

perché non sa più pensare.

LE QUATTRO STAGIONI. LA PROIEZIONE DEI BALCONI.



Mentre annusavo la briosa primavera

in un balcone immaginario

di Venezia,

volai leggero

verso un’afosa estate

a Lisbona

e seduto al tavolo

di un balcone assolato

guardando l’oceano,

mi sospinsi fino all’antica Atene

su altro balcone ancora

che cade a pezzi

come le foglie fan dagli alberi

in questo autunno

che seppur mite

rumoroso arriva a spogliare la natura.

M’allontanai ancora una volta

in direzione del viale di tigli, ora innevati

affacciato su un balcone

nel pieno del rigido inverno di Bucarest.

Si conclude il mio viaggio,

hanno suonato le note

de: “Le quattro stagioni”

di Vivaldi Antonio.

Percorso d’alternanza raffinato

mi ha proiettato

stagione dopo stagione

prima ad uno

poi a quell’altro balcone.