F.44

 

venezia piccola piccola



venezia piccola piccola sei

a confronto al mondo

una cosarella sparuta

e tutta raggrinzita nei tuoi intarsi

che guardano il Canal Grande

Un ninnolo sei

Guarda quante sono

le leghe che ti separano dalle capitali tartare

da Buffano da Cleveland, Singapore, Stoccolma

solcate da “trealberi mercantili, incrociatori da guerra, piroscafi, canoe di betulla” forte

ma che ne sanno quelli di come ci si sente qui a non essere di passaggio, a essere dentro di te

questi Yankees che ti invadono massiccia

e tu a confronto

alla grande cina

alla grande madre russia

Venezia, tu, sei un chiwawa

e le navi da crociera il tuo collare di pietre dure

e le bancarelle dei tuoi abitanti

gli ultimi ciuffi di un pelo di razza

in un’alopecia incipiente

Senza titolo



Sono venuto a seminare.

Sono venuto a denunciare.

Sono venuto a prendere.

Sono venuto a pretendere.

Sono venuto al mondo:

Ecce haereditas Domini, filii:

Ecco, dono del Signore sono i figli:

Merces, fructus ventris.

È sua grazia il frutto del grembo.

Esemplare celeste

Scova

Celebra

Spoglia

l’uomo che sono

assaggiane le viscere

disseta la Terra

e fallo fiorire.

Ricercato



Oh mio privatissimo dio

Mio misantropo dio

Mio cattivissimo dio

non mi prendere in giro.

Ipnotico e sadico dio

sono venuto a cercarti

e tu non c’eri.

Mio sacro e profano dio

sono corso al riparo

dove credevo di trovarti

ma tu non eri lì.

Mio curioso dio

c’è un orchestra intera

che ti cerca disperatamente

per metterti dentro toni e semitoni.

Dove vai quando sparisco anch’io?

Se io torno, torni anche tu?

Ti aspetto

alla finestra

come una madre

fa con il suo soldato.

Nessuna cura



Non mi curerò

l’orecchio assente

le pulci nel cervello

le zecche nel cuore.

Non ci cureremo

l’animale predominante

il plasma dei primordi

la resistenza tribale.

Nessuno si curerà

la religione dell’ateo

che prega il suo non dio.

Mayrig



Ho aspettato

dal seme al fiore.

Ora che il mio odore viaggi

dal tuo naso

all’interno del tuo deserto.

Che viaggi furioso

verso il complesso

sistema inesplorato

umido, fetido.

Che penetri

il Re e la Regina

istigando un’ insurrezione

un’erezione.

La collina



Si riempirà

facendosi spazio

fra cocci e fossili.

Muffe

sopra metri e metri

di raffinatezza e puzza.

Ridotti all’osso

Mangiati e dimenticati

Surclassati e Differenti.

Muffe

sotto metri e metri

di storie altrui

sotto la collina

verso il centro del mondo.

Demone



Sono il demone

coperto di muffe e batteri

polimeri e razze aliene.

Sono il demone

sfiancato

risorto

mangiucchiato

succhiato

La mia fame

ti schiaccia

Il mio peso

ti scompone

La mia verità

si libra e aleggia

per la stanza

studia gli angoli

i tappeti

i soffitti

la riempie di sé.

Sono il demone tuo

rispettato dai più alti ranghi

La prima ballerina dell’Opera

L’ultimo barbone della galassia

vomitato dagli eventi planetari.

Sono chi

rivela l’uomo che sei

e quello che non sei ancora.

Credo in un solo Io.



Non voglio essere coinvolto

Non voglio essere coinvolto

perché

nessuno mi odia

nemmeno tu

Non voglio essere coinvolto

perché

non voglio essere convinto

di essere abile

o

meno

cosa sia sacro

o

meno.

Non voglio essere coinvolto

perché credo

in un solo Io

creatore

di tutte

le magnifiche cose

visibili e invisibili.

Alberi in aiuole di cemento



Tutto a misura

della nuova solitudine

in cui coltiviamo

la nostra civiltà moderna

bruscamente chiusa

nel suo animo ferroso

di palazzi verso l’alto

a cercare il cielo

senza occhi per vederlo.

Eden-3



 

Facemmo l’amore in tre

come Jun Mijake fa con la sua tromba

come l’ottone

e l’aria

fanno nella tuba

come il crine del cavallo

e l’archetto

fanno sulle corde del violino

come l’estate

e il sudore

fanno nei corpi

di tre componenti

a se stanti

principianti

corpi in fuoco

trepidi, pieni

del voler nulla

e del voler tutto

di sé

da sé

per sé

e per tutt’e tre.

 

 

L’uomo nudo



-la sedia
Ti avranno detto
di stare dritto e composto

di parlare a modo
di stare al tuo posto.
È una dittatura.

-la mandria
Ti avranno detto
di avere paura verso il diverso

di farti i fatti tuoi
di non seguire quel verso.
È una dittatura.

-l’armata
Ti avranno detto
di non preoccuparti
di uomini addestrati
di militari pronti a salvarti.

È una dittatura.

-il controllo
Ti avranno detto
di non essere te stesso
di annullare le tue propensioni

di avere il cuore di gesso.
È una dittatura.

-l’uomo nudo
Tu sei la Gloria di barriere abbattute

Tu sei l’Emancipazione
Sei il moto che porterà la fine
di questa decadente evoluzione.

L’ANIMISMO ONIRICO



Potremmo essere una visione

tutti quanti miliardi

di entità chiamate persone.

Potremmo essere sconosciuti

tutti quanti miliardi

di organismi non ancora evoluti.

Potremmo essere invisibili

tutti quanti miliardi

di ragioni inconcepibili.

Potremmo essere dentro un feto

tutti quanti miliardi

di sequenze naturali d’un genere segreto.

Potremmo essere questa poesia

tutti quanti miliardi

di ragionamenti su cosa immagino io sia.

La sete della Terra



Non mi manchi

Sei una strettissima certezza

che stasera puzza un po’ di grappa

e profuma di fiori verdi.

Non mi manchi ballerina.

Lo sai che t’amo di sangue

quella roba rossa che abbiamo tutti,

di Terra e d’Infinito

quella roba che fa tremare le mie ossa.

Riempi il mio spazio di te,

di giravolte.

Sculetti, muovi le spalle,

come sei solita fare.

I tuoi occhi mi aprono in due

e più pezzi

che cadono per terra come gocce

e vengono assorbiti dalla Terra

per la sua sete di Trascendenza.

LENTO. MOMENTO POMERIDIANO



                 1.

Queste parole

nel cuore degli dei

nel culo del mondo

nell’inferno del vino rosso.

1.1

Parole composte di niente

Lente

Lentissime

Tardo pomeriggio

Lento

Lentissimo

Come d’ieri

Come d’oggi

Come il cuore degli dei

Il culo del mondo

L’inferno del vino rosso

1.2

Non ho più pomeriggi

Lenti

Non so dov’é il cuore degli dei

Lento

Il culo del mondo

Lento

Ed ho finito quell’inferno di vino rosso

Lento

1.3

Cuore degli dei

che zittite

ogni significato

del culo del mondo

1.4

Culo del mondo

che nascondi

il cuore degli dei

nell’inferno del vino rosso

1.5

Inferno di vino rosso

libera i peccati miei

del culo del mondo

del cuore degli dei

LE FORESTE SI COMPORTANO MEGLIO



Abusiamo

e mi sento nudo

disarmato e stordito.

Abbiamo tutti un tumore

e un forte mal di testa

e tutti parlano.

Abusiamo

per l’incoscienza delle nostre impossibilità.

Abusiamo

il mondo è di plastica

e le guerre

e tutto il silenzio

e la grande omertà malata.

SIGNOR CHIQUITO



Il semaforo è verde

sei fermo.

Tutti suonano il clacson

tu non sai da quanto sei sposato,

quanto tempo è passato.

Mi piace pensare si chiami signor Chiquito

aspetta sempre le stesse donne

tettone di strada.

Signor Chiquito mi piace

non guarda mai nessuno

se non le due tettone di strada.

Gli danno la mammella

lui torna bambino

ci si aggrappa

paga

mette in moto

se ne va.

LA MANDRIA, MARTA



E continuando a correre in questa direzione Marta

dove andrai?

Sai che trappola ti hanno teso

quell’ignorante di tua madre

e quell’altro ignorante del tuo insegnante.

Ho provato a sentirti ancora

ma ogni volta quelle frasi studiate nei tuoi libroni di storia

condizionano quel che vorrebbe essere

solo una conversazione efficace

e si palesano le scorrette ed egoiste

azioni di tua madre

nonostante tu creda di averla annullata dalla tua vita.

Sei già sola

nel tuo terzo decennio di vita

e sei bella da farci l’amore

un po’ selvaggio, mediterraneo.

Diventare una potenziale moglie cattolica

non è da te.

Vado a casa, spengo le luci, provo a dormire

e vedo Marta

che si sposerà,

avrà dei figli tutti lindi

vestiti secondo il nuovo brand

con un ignorante di insegnante

e un’altrettanto ignorante madre.

PRELUDIO ATTO III



Ho conservato la memoria di gesti

che non sapevo né compiere né capire.

Ora vorrei mettere tutto dentro una grande valigia

lasciarla in aeroporto e partire senza.

LA RINASCITA



Alle quattordici

e ventitré

ho la nausea dell’incompreso.

Vomito tutta la delicatezza del mio ego

che sembra voler fare pacchetti e scatole

da stipare in una cassapanca

stantìa di naftalina.

Sembra voler andare lontano

a guardare il mare,

imparare dai venti

dimenticarsi chi è.

Sembra voler rinascere

alle quattordici

e ventitré.

CONFESSIONI DEL BUS 9



È lui il colpevole del disgusto

che provo nel vederlo.

Subito mi infastidisce

soprattutto la sua arroganza.

Lo guardo schifato.

Mi guarda schifato.

Mentre siamo molto occupati a schifarci

capiamo entrambi di essere disarmati

e decisamente troppo magri

per lavare di sangue il pavimento.

Quando sono sceso da quella gabbia,

il numero nove,

ho pensato alla violenza che ci siamo fatti

senza nemmeno sfiorarci

disarmati

e decisamente troppo magri.

MORTO, IL TATTO, IO E TE.



Violi l’imprescindibile

e il tatto muore.

Seppelliscilo giù in fondo

dove ti nascondi.

Dove ti nascondi?

Mi manca l’inchiostro

per spiegare a te

dove mi nascondo io.

Partiamo pure per luoghi diversi

il tatto è morto.

1:7,5 MILIARDI



Fanculo ai convenevoli

e alle puttanate che penso

perché si

capita anche a me

di detestarmi

da far spavento

alle mie vene.

Tutti questi cinguettii attorno

cosa diavolo volete da me

e cosa voglio io da voi?

Potessimo tutti impazzire

poter vedere quanto siamo brutti

e brutalmente soli.

INVERNO D’ITALIA



Guardo il sole

avvicinarsi al mare

la luce bassa riflette

sull’acqua l’arancione e il blu.

D’improvviso parte un colpo,

il lamento di un fastidio permanente

è la mia parte resistente.

Si palesa

sembra voler zittire la mia testa,

farsi ascoltare.

Preferirei essere cieco, dice

piuttosto che vedere

la mia terra

avvinghiata dal polpo

nel suo profondo abisso.

Inverno d’Italia:

L’ingiuria dell’elettore spento

che non ricorda

perché non sa più pensare.