F.69

 

Anatomia psicopatica



una volta ho scritto una poesia
sul retro del biglietto di un treno
che delineava
il rilievo plastico con luci e ombre
dei tuoi occhi la mattina,
lasciati alla deriva
sul ciglio del cuscino

una volta ho scritto un poema
che descriveva
con vago pressappochismo
le tue mani
cento ventisei fottuti fonemi
per parlare delle tue mani
e ancora non ho finito
di ritrarle esaustivamente

una volta, su un pezzo di scontrino
ho scritto una sola parola
per esporre semplicemente
come la tue labbra socchiuse nel sonno
potevano essere paragonate
a un quadro di Fontana
o a quello di Courbet

una volta, con le mani appiccicose
di liquido cerebrospinale
ho risposto all’interrogativo
cosa c’è nel tuo cervello?
che mi ero posta scrivendolo su un muro
una sera in cui non mi parlavi
con mio profondo rammarico
ho inesorabilmente potuto notare
che al contrario di ciò che raccontavi
non conteneva alcuna
immagine di me

Cinque sensazioni che ridimensionano la propria prospettiva



I.

Sulle ali della propria arroganza
cadere dal bordo di un’idea,
aprirsi le vene,
per la troppa ingenuità

II.

Riempirsi la trachea
di parole consunte solo in apparenza
dal retrogusto fragile,
una schiera di vetrate,
che non verranno mai pronunciate

III.

Viaggiare fino a consumarsi
le suole delle scarpe
e collezionare piazze deserte
alle 5 del mattino
di città che sono solo un puntino
su cartine geografiche

IV.

Rincantucciarsi nella notte
come sotto una trapunta,
giacere su un cuscino di prato
con te accanto
che mi stringi la mano

V.

Nuotare in mare durante
un temporale

Luglio



Soffocami con le tue
cosce e posa
un garofano rosso
sul petto del mio cadavere

immergi
la faccia
nelle mie budella
e divorami
la coscienza, divorami
il cuore

estirpami
dal cervello
ogni radice
ogni
radicale
percezione astratta
che mi porta a immaginare

le tue dita intrecciate
alle mie
mentre adagio
ammiro
il passaggio
del sole sul nostro giardino
in un’afosa estate

di quarant’anni a venire.



È come una lama puntata alla gola
è come dopo un colpo di pistola
è il silenzio che assorda
rimbomba nelle vene

è il Mondo che gira incurante
di essere fuori asse
ed è il modo che hai tu
di dire il mio nome
che a volte mi annoda la gola
come un sottile cappio di seta.

Con un senso di asfissia che mi
paralizza l’epiglottide

realizzo che invero sono solo le tue dita
premute sulla mia carotide.

Fernweh



Se la terraferma fosse il luogo più sicuro
io e te staremmo su una barca.

Archetipi immaginari



Ci sono immagini che si manifestano
solo ad occhi chiusi,
fantasmi di errori passati
mi rendono cieca al presente

ho visto utopie cadere in declino
sotto un battito di ciglia
e corpi celesti bruciare
nel peso della propria arroganza

non è necessario darsi fuoco
per mantenere le altre persone al caldo.

Giuda



Dovrebbero legalizzare la verità,
cosí potrei urlarti in faccia quanto mi piaci
e come i tuoi occhi mi ricordano il lago
dietro alla casa dove sono cresciuta
che era freddo e putrido,
ma che d’estate si ricopriva di ninfee.

Se condannassero i bugiardi
io sarei la prima
perchè sono sempre vissuta in città,
con niente altro che metri e metri
di cemento tutto attorno.

Silhouette



Mi piace guardare
il sole che tramonta
sui distributori di benzina
e immaginare
scenari apocalittici
di incendi rosso sporco
e lune grandi
quanto le tue pupille dilatate
inanellate
come perle su un filo di ricordi.

Pelle come seta, come carta velina
soddisfa il tatto,
il senso piú volgare,
come quando la notte
le tue mani esplorano
cartine astronomiche
sulla mia schiena.

Io, te e un pezzo di cielo



La forza di gravità che si intromette
fra i nostri corpi elettrici
e i fili di rame scoperti
che generano cortocircuiti

mentre ignori che la notte poso
la testa sul tuo corpo
solo per sentire il rumore cacofonico
dei tuoi organi interni
che mi rimbomba nel cervello

e quello più ostinato,
posto al centro del petto
che ripete:
sono qui-sono qui
tu sei qui



L’anatomia del mio cuore è
stelle cadenti e foglie autunnali
notti d’estate
cose fragili e infiammabili
“è nato prima l’accendino del fuoco”
pupille dilatate e iridi arrugginite
una vasca di gocce salate non fa un mare
impara ad apprezzare
la profondità delle pozzanghere
e si apriranno abissi
negli spazi fra le tue dita

Nella cassa toracica ho
il cadavere di una falena
inchiodata al cuore
come un fragile altare profano
perenne memento
di quando ho inseguito le luci nei tuoi occhi
per accorgermi solo dopo
di essere troppo al largo per tornare a riva
e mi sono
lasciata
affogare