F.72

 



Sospeso

Sognami



Visione notturna, oscuro lume
Hypnos mi accompagna nella notte
Musa divina, eterno barlume
Tenebre dalla luna interrotte

Ti adoro, parole che pendono
Nel buio s’alterano, son simbolo
D’un’intesa silenziosa, d’un dono
Di lettere, che spiccano il volo

L’etere ci circonda di rumore
Sordi, noi obliamo la vita vera
Danziamo sulla salma del dolore

La semplicità di un dolce fiore
L’odore complesso di questa sera
Nulla, di fronte al nostro amore.

Parole



Spinto da una metafisica frustrazione
Scrivo, scrivo volendomi liberare
Da questi verbi catenari
MA COME SCAPPARE
Vivi con me codesta angoscia
L’eterno crepuscolo di queste lettere
Lettere lettere lettere
Sia maledetta la comunicazione!
Sia maledetto il cuore,
Che fuor d’esti gusci esprimersi non sa!
L’urlo del poeta è un sospiro
Che non è l’orecchio a sentir, ma la pelle.

Nel bus



Ci vedremo?
Presto?
Ti prego. Non mi lasciare.
Non ti voglio lasciare.

Le siepi tagliate.
Le foglie sedute accanto a me.

Ho paura di me stesso, dei miei pensieri.
Ho paura delle tue interiora.
Ho paura dei soldi, dei viaggi.
Faremo miracoli, io e te?
O li abbiamo già fatti?

Il rombare del bus.
L’asfalto grigio.
Il sole che lo bacia.

La distanza è una bestia strana.
Sa carezzare quanto sa picchiare.
Funziona bene il meccanismo delle nostre rotelle, l’orologeria del nostro amore:
Rotea infinito come l’Empireo
Le nostre voci intrecciate, stretti in una morsa, steli di rosa ci uniscono, sanguiniamo docili.

Ti amo, mille ragioni, mille raggi di sole scaldano il pulviscolo che entra nei miei polmoni.



Lei dorme
E nell’aridità della mia solitudine
Trovo l’odore della sua pelle
Sintetico
Ma il più vero che abbia mai sentito

Labbra salate



Un languido bacio posto
Sulla gota di un antico fuoco:
Scese una lacrima amara.

Memorie di un passato vivo, ora
Morto, quando?
Un dolore?

Forse tante parole
Cementate
Forse tanti pensieri, mai condivisi
Le affollano la mente

Labbra salate
Così la mia lingua raccoglie
Il fievole sapore
Delle tuonanti cure
Che in lei turbinano

Il sole è sceso



Il sole è sceso:
Or solo rimane
Un nube acceso
In esta distesa
Color ceruleo.
Una donna dal viso pallido
Arco scoccante cupidea freccia
Mira la mia Firenze da su;
Come il cosmo ella costella la valle
Che mi fé tal comodo grembo.

Hai mai sentito il pianto d’un morto?



Tu hai mai sentito il pianto d’un morto?
Tanti sono i pianti c’uno sente
Tanti sono i motivi che’l scatenano
Futili s’usa dir
Non pianger pe’l latte versato
Ma
Che pianto senti
Quando è il grembo
La tomba
Del morto?
Cosa urla la madre d’un figlio
Mai vissuto?

Si creano negli occhi
Lacrime
Che cadenti graffiano il viso
Forano la lingua

Amare

Firenze



Ah, Fiorenza mia!
Grembo dei miei dolci desideri
Madre mia, m’accogli e mi rendi
Uomo.

Come lasciarti?
Le dolci cascate dell’Arno in piena
San Miniato dal sole tramontano
Basciata.

E la cupola…
Dio! Anche l’eretico sente il divino
Spirto c’attraversò l’artista d’essa
Glorioso.

Sole e nubi
Contemplano la tua eterna bellezza
E forse è un po’ l’invidia che porta la
Pioggia.

In aere pulita
Galleggia la tua grazia, lochi ameni
Cascine che spirano, verde
Brillante.

Una piazzetta
Vero eden terrestre celato fra torri
Par che sia una dolce memoria
Perduta.

Fiorentini miei,
Pur se Dante v’odiò, prima v’amò
Portate fierezza nell’origine in esta
Città.

Piccola grande,
Occhi de l’italiano fiero,
Se non a te, a chi è dovuta una
Poesia?

Felice nell’attimo, fui



Ricordo ciò ch’è nell’avvenire:

Gustai
Una Rosacanina diede i suoi succhi
Caldo tepido m’ammorbidì la gola
Un dolce delicato, sensuale
Mi carezzò il rosso suo complesso
Con la lingua che m’abbracciava la bocca
Felice nell’attimo, fui

Odorai
Fresco, senso incomunicabile
Aspro nel tocco delle mie narici
Eppure mai mi guastò l’umide mucose
Il colpo suo sempre volentieri accolsi.
Così il Pino, mi salutò col verde suo
Cui il profumo pareva cadere per me
Felice nell’attimo, fui

Sentii
Pigolii felici, solitari
Lo scricchiolio delle scarpe sulla ghiaia
La brezza grattare gli alti aghi
Un concerto invernale d’acute note;
Una porta vetrata l’accompagna.
Felice nell’attimo, fui

Tangetti
Il ruvido liscio del legno laccato
Corrimano in ferro battuto
Un freddo rassicurante
Ma ben di più l’interno
Delle mie tasche dei pantaloni
Stringo alla coscia la mia bussola
Felice nell’attimo, fui

Vidi
Delle fiamme il lume più bello
Del cielo il lume più bello
L’arancio nervoso della quiete totale.
Il fuoco m’ha sempre affascinato
Così come il tramonto
Lacrime furtive bagnanarono gli occhi miei
Fui felice per più d’un attimo solo.

T’attendo, froid d’hiver.

Distanza



Distanza distruttrice
Spazio e tempo, che mal vi ho fatto?
Vi ho forse sfidati?
Ahi, comunque m’affliggete l’animo

E il mio pensier vaga
Malgrado voi vaga, vaga lontano
Ancor più in là di lei
Permette ch’io trovi consolazione.

Eterna solitude
Dolore proiettato fuori di me
Fuori dalla mia vista
Dalla mia mente tanto tormentata.

Lasciami in questo mar.
Galleggio, sprofondo in superficie.
Lasciami in questo mar.
Fammi godere delle mie parole:
Felice

Com’è stella, ci sei?



Com’è stella, ci sei?
Esisti ancora tu, o sei evaporata?
Guardo su tra i rami di un ulivo
E ti vedo, unica che osservi
Silenziosa…
Brilli, ma ci sei?
O la tua aura vuota mi colpisce
Invano
Dal profondo dello spazio?
Il viso nero del cielo
Ti esalta, ma ci sei?
Io e te soli, ci scrutiamo
O solo io guardo te
Colmo di una speranza non corrisposta?
Stella, io ti vedo e ti voglio fare
Una promessa d’amore, ma tu
Sei là ad ascoltare?
Come posso sapere?
Non posso.
Ma allora perché spreco il mio tempo
A perdermi
Nella tua fievole luce
Nella tua incerta presenza?
Perché non so.
Puoi, come puoi
Non esserci
Allora sorrido.
Finisse il mondo, ne diventassi il re
Io e te saremo finiti, entrambi.
Condividiamo le stesse sostanze
Le stesse essenze.
Allora stella, stai con me.
Accompagnami nel mio viaggio.
E quando mi sarò spento
Verrò da te, nella tua altezza
E staremo insieme
Per sempre.

Estate 2015

Come riposa…



Lumi celati, lei sul letto posa
Non ero avvezzo a tanta pace
Come il mare vestito di rosa.

Il silenzio la circonda, e tace
L’aria le carezza piano il viso
Guardo, mentre le s’alza il torace.

Sul cuore ho il tuo nome inciso,
Ferita che meco porto, e fiero,
Ché non la fé’l dolor ma un sorriso.

Al futuro me



Ciao, Fxxxxxx
In questo momento eri felice.
Spesso dimentichi questi momenti
E fingi che tutto vada per il peggio.
Premi forte su questa componente
Del rompicapo che sei, tu,
Cercando di incastrarlo:
Non vi entra.
Guarda invece
L’immagine finita
La bellezza luminosa
Che la felicità rispecchia nei tuoi occhi.
Non è mai difficile
Essere sereni.

Questo dolce respiro
Il tuo!
Ti carezza il petto
Ove prima v’era pece
Ad appesantirlo.
Per questo dico: ricorda.
Ricordati di me, ora -
Poiché io sono felice
Ed io sono te.
Non esser invidioso di me
Poiché tua è stata la scelta
Di dimenticarmi.

Sorridi. Per ogni dente che mostri
La vita ti restituirà un torto.

00:00



Lo scorrer grattante della penna
Sul foglio spiegato
Altrimenti un silenzio assordante
Mi riempie i timpani

Studio i poeti che mi fecero
Che diedero me pensiero

Ho passato lungo tempo
Con le mie luci buie
Brillanti sui libri

Le loro vite non furono poi tanto
Diverse dalle nostre

E qui, penso.

Vivi, tu.



Quotidiana follia del mio pensiero
Folla confusa ma cristallina
Oh, vaga, vaga e mai tace
Fonte inesauribile
Dolce naufragio dell’io.
La lascio esser lei
Sol così vive
Sfogandosi
Di tutto.
Vivi,
Tu.